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“Ci conosciamo?”: quando non è una scusa, ma prosopagnosia

Dimenticare una faccia, anche dopo poche ore, è una cosa che può capitare. Un incontro fugace, un periodo stressante, altri pensieri per la testa e il viso della commessa di turno o dell’amico di un amico è già bello che dimenticato. Tuttavia, come vi sentireste, se quello scordato fosse il viso della vostra stessa madre?

Una persona affetta da prosopagnosia – dal greco prosopon, “faccia”, e agnosia “non conoscenza” – non è in grado di riconoscere alcun tipo di volto, che si tratti del consorte, di un figlio o, nei casi più gravi, addirittura del proprio riflesso nello specchio. Non è un deficit di memoria, bensì un deficit cognitivo del sistema nervoso centrale che impedisce a chi ne soffre di identificare le facce.

Il prosopagnotico, quindi, ricorda perfettamente come si chiamino moglie e figli, quanto siano alti, che suono abbiano le loro voci, di cosa profumino, ma non è in grado, finché non coglie uno di questi dettagli, di riconoscerli esclusivamente dai tratti somatici.

Possiamo definirla una singolare forma di cecità, di cui soffre circa il 2% della popolazione mondiale. In questa percentuale rientrano anche alcuni personaggi noti, Brad Pitt, per esempio, il fu Luciano De Crescenzo e Oliver Sacks, medico saggista, che descrisse il deficit in molti suoi scritti.

La prosopagnosia può manifestarsi alla nascita o sopraggiungere più avanti in seguito a un danno cerebrale nella zona temporo-occipitale del cervello: ictus, traumi o malattie degenerative possono provocare una sorta di irregolarità nel giro fusiforme, l’area cerebrale che analizza e registra i volti nuovi, rendendone impossibile l’archiviazione.

Diagnosticare il deficit, comunque, non sempre è semplice, poiché può presentarsi anche in forme più lievi, che rendono difficile in primis a chi ne è affetto di rendersene conto e andare dal neurologo.

Fortunatamente, esistono diversi quiz, messi a punto da diverse università di spicco e disponibili anche online, che aiutano chiunque sospetti di soffrire di questo disturbo a esserne sicuro.

A oggi, non esiste alcuna cura per la prosopagnosia. Tuttavia, i prosopagnotici possono allenarsi a utilizzare i dettagli fisici per contestualizzare un volto ignoto e le persone che fanno parte della loro vita quotidiana possono rendergliela il più facile possibile, ricordando loro, per esempio, i nomi dei conoscenti incontrati per strada, evitando grandi eventi o scegliendo film in cui compaiano pochi personaggi.

D’altronde, che si soffra di prosopagnosia o meno, sono sempre i piccoli dettagli e i gesti a fare la differenza.

Claudia Moschetti

Vedi anche: Profondo rosso e altre sfumature d’ansia: da cosa nasce la cromofobia

Claudia Moschetti

Claudia Moschetti (Napoli, 1991) è laureata in Filologia Moderna e scrive per un sito universitario. È, inoltre, recensora presso il blog letterario Il Lettore Medio e redattrice per il magazine La Testata. Dal 2015 collabora alla fiera del libro gratuita Ricomincio dai libri, di cui è anche organizzatrice.
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