ULTRAS di Lettieri e lo scontro tra realtà e finzione

20 marzo 2020. Viene distribuito nei cataloghi Netflix il primo lungometraggio del maestro partenopeo Francesco Lettieri: ULTRAS.
La critica cinematografica si divide subito in diverse scuole di pensiero; tra chi loda l’espressiva potenza fotografica del regista dei videoclip di Liberato e Calcutta, e chi accusa Lettieri di non aver creato un dipinto genuino e approfondito del mondo degli ultras napoletani.

Ma, incredibilmente, le accuse più dolorose arrivano dalla madre e dal legale di Ciro Esposito, il tifoso azzurro morto nei tragici scontri del pre-partita Napoli-Fiorentina in quel di Roma il 3 maggio 2014 per mano di Daniele De Santis, un estremista di destra e ultras giallorosso.

“Nel vedere il trailer del film Ultras con la regia di Francesco Lettieri, sono stata colta da sgomento e profonda tristezza…  Non posso che condividere le parole espresse dall’avvocato degli Ultras Emilio Coppola: ‘questo film è una pugnalata al cuore ed una offesa nei confronti non solo della mia famiglia ma anche e soprattutto della memoria di Ciro, mio figlio’
-Antonella Leardi, madre di Ciro Esposito

Questo è uno degli attacchi di Antonella Leardi, madre di Ciro Esposito, alla pellicola di Lettieri, seguito dalle affermazioni del legale della Leardi, Angelo Pisani:

“Valuteremo ogni aspetto, non ho visto interamente il film, lo vedremo, valuteremo tutto e se ci saranno i presupposti chiederemo giustizia e la tutela di ogni diritto.”

Ma com’è nato il collegamento tra la triste vicenda di Ciro Esposito e l’opera ULTRAS di Lettieri?

Chiunque abbia visto la pellicola non ha potuto fare a meno di notare alcune sospettose similitudini tra la biografia di Ciro e la trama di ULTRAS.
Partiamo da una delle prime inquadrature, quella in cui viene presentato il personaggio di Angelo, nuova leva ultrà napoletana, ragazzino con un passato difficile: un padre assente – citato ma non presente nella pellicola – una madre che è costretta a vendersi per sopravvivere e un fratello scomparso.

È proprio la figura del fratello scomparso a destare i primi sospetti: “Sasà vive”.

Come viene spiegato durante la visione, Sasà era un ultras morto in passato durante un altro tafferuglio, sempre con la tifoseria giallorossa.
La figura di quest’ultimo viene presentata, visivamente, con un’inquadratura larga di un murales dedicato a lui, opera che può ricordare i reali murales dedicati a Ciro, riprendendo lo storico slogan “CIRO VIVE”.

Sospettosa è anche la scelta del focus sulla storica rivalità tra le tifoserie azzurre del club SSC Napoli e quelle della squadra capitolina, l’AS ROMA.

Focalizzandoci sulla trama del film, in particolar modo sul finale, notiamo poi ancora di più le sostanziali differenze; la vittima nel film – questa volta – non arriva per mano della tifoseria giallorossa ma per mano di un pubblico ufficiale in servizio che si scaglia sull’ex ultrà Sandro detto o’Mohican – personaggio ispirato agli storici leader del gruppo ultras Fedayn E.A.M. 1979 – e questo allontana ancora i più i sospetti sulla presunta ispirazione di Lettieri.
La figura di Ciro non è menzionata, né accennata, ed è assai lontana dai profili dei personaggi descritti nell’opera: Ciro era nu brav guaglion, non era legato né a camorra, né agli ultras estremisti e violenti, semplicemente una vittima innocente.

Nonostante le forti e continue accuse e la sopracitata analisi comparativa, non è ancora chiaro dove sia il nesso “malvagio” tra la vera storia di Ciro e quella di Sasà o, a questo punto, qualche altro personaggio della pellicola.
A tal proposito il regista partenopeo si è difeso pubblicando un lungo post (che trovate nei link tra le fonti), e qui ne pubblico un piccolo estratto per riassumere la controparte:

“Quelle di cui parlo, e che trovo dolorose e insensate, sono le accuse secondo cui il mio film farebbe riferimento a Ciro Esposito, un ragazzo che non c’è più.”

“Dopo il 20 marzo, qualcuno ha avuto la lucidità di fare dietrofront e rendersi conto che il personaggio di Sasà (un ragazzo morto in passato negli scontri) che nel film non compare mai se non su un murales in due inquadrature, rappresenta il martire ultras, quello che ogni tifoseria commemora. A Napoli abbiamo Ciro e Sergio, la Lazio ha Gabriele. Ogni tifoseria, dalla serie A all’eccellenza ha il suo morto innocente e il Sasà di Ultras rappresenta genericamente tutti ma nessuno in particolare. Purtroppo alcuni, spinti dal pregiudizio e dalla voglia di alimentare violenza e malintesi, hanno continuato a vedere quello che volevano.”

Quindi, ULTRAS parla della violenza delle tifoserie, della tremenda spirale d’odio immotivato che spinge ogni anno, da quasi un secolo, persone comuni a commettere atti di violenza tanto futili quanto devastanti.
Le immagini di Lettieri sono forti e smuovono, inevitabilmente, la memoria di molti che sono stati legati ad eventi simili; come afferma lo stesso regista, esiste un Sasà in ogni tifoseria, una vittima innocente della volgarità di molti che portano questioni personali, territoriali e ideologiche sui campi da calcio.

Inoltre:

“L’ultras è vissuto non girato. Viva l’ultras senza Netflix.”
-Gruppo Ultras Sud 1996

Come se non bastassero le critiche mosse dalla famiglia Esposito, a prendere la parola sono stati anche i veri gruppi ultras partenopei come il collettivo Ultras Sud 1996 che ha espresso il suo malessere riguardo le scene rappresentate dal film e persino sulle scelte di distribuzione di questo.

Lettieri, come abbiamo già affermato, firma una pellicola di condanna alla violenza da tifo, di forte impatto ma con poca attenzione alla vera, genuina essenza dei gruppi ultras.

Insomma, non tutti hanno apprezzato le scelte dell’autore, soprattutto gli ultras veri, gli originali, poiché si sa, generalizzare non è corretto ed è ancora più sbagliato quando poi si commettono errori gravi come questi: parlare di una realtà in modo superficiale e diffamante, nonostante qui non vi siano dubbi sul fatto che Francesco Lettieri non abbia avuto realmente intenzione di diffamare una realtà come questa.

Ai posteri l’ardua sentenza.

Antonio Alaia

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