Inshalom o l’assurda partita

Ci sono un palestinese, un israeliano e un americano e no, non è una barzelletta. Così si apre Inshalom o l’assurda partita, spettacolo scritto e diretto da Maurizio D. Capuano in scena ogni weekend di gennaio al Teatro ZTN.

Una tragicomica storia ambientata tra le quattro mura di una fantomatica stazione conta-anime situata proprio sulla striscia di Gaza. Da un lato c’è Nassur, palestinese e islamico, dall’altro Shlomo, israeliano ed ebreo; a vegliare su di loro – ma senza prestare troppa attenzione – il soldato dell’ONU Bob. Nassur e Shlomo svolgono lo stesso lavoro, ognuno per il rispettivo paese: conteggiare il numero delle vittime causate dalla guerra, il numero utile per permettere al proprio governo di fare propaganda.

Tre uomini riuniti in una stanza, Israele e Palestina divisi da una striscia di confine, un’esplosione, un binocolo, il numero dei morti. Una giornalista italiana (“Perché, in Italia ci sono giornalisti?”) che vuole raccontare la verità, e poi la storia vera, quella al di fuori delle mura protette della stazione, fatta di morte e di devastazione.

Potrebbe semplicemente essere un resoconto dei telegiornali ascoltati distrattamente mentre si cucina comodamente il pranzo protetti dal calore della propria casa, eppure non è così. Viene raccontata la guerra in modo tragicomico, mostrandone il dolore che provoca ma anche riuscendo a riderci su. Vi è una carrellata di luoghi comuni incastonata perfettamente nella trama, geniale e mai banale. Gli israeliani che si prendono troppo sul serio, gli ebrei che ricorrono sempre alla storia del nazismo, gli americani che per quanto siano convinti di essere un popolo all’avanguardia non sanno fare umorismo sulle proprie disgrazie, come l’attentato alle torri gemelle.

Una messinscena che sa commuovere il suo pubblico perché racconta il lato umano della guerra, nonostante Nassur e Shlomo non facciano altro che contare le vittime, dai loro discorsi si evince che la perdita non è fatta di numeri, ma di esseri umani, di anime. Nel momento in cui la morte incontra uno dei personaggi non ci si interroga sulla nazionalità di provenienza, l’entità divina in cui credeva. Che fosse discepolo di Dio, di Allah, di Javhè, la domanda è sempre la stessa: “Aveva famiglia? Aveva figli?”. Perché nel momento in cui si lascia questo mondo non importa dove si è vissuti o in chi o cosa si è creduto, conta solo l’eredità di affetti che ci si è lasciati alle spalle; in luoghi così devastati della guerra non potrà mai esserci una “giornata della memoria”. E a questo proposito colpisce ancora una volta la tagliente ironia di Nassur: “La vita in Palestina no è tanto bella” facendo il verso al celebre film di Benigni premiato con l’Oscar. Inshalom non è solo ricerca interiore della parte più umana di sé, Inshalom è di più. Inshalom sveglia la coscienza dello spettatore spronandolo a conoscere di più. A non soffermarsi solo sui servizi al telegiornale subiti passivamente o ascoltati distrattamente. Inshalom invoglia ad informarsi, a conoscere, ad essere parte attiva e pensante, a sapere cosa accade in una parte di mondo non troppo distante da noi. Soddisfa completamente la condizione primaria dell’Arte: trasformare chi ne viene a contatto in una persona migliore.

Inshalom sarà in scena ogni sabato e domenica di gennaio al Teatro ZTN e come nella tradizione della commedia dell’arte non si acquista un biglietto, ma alla fine dello spettacolo si può lasciare un’offerta a cappello.
Qui il link https://www.facebook.com/TeatroZTN/?eid=ARD6ofOJj50CNC3hKt4iCgIbb5dEupiHcmP6zOjILoKiG03TP1HGfJKSK6-iqI29i1LMpSrJUJB-ICDL per poter avere maggiori informazioni sulla programmazione.

 

Francesca Caianiello

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