Una gita fuori porta (di casa)

Siamo talmente tanto abituati a ricercare la bellezza altrove che non ci rendiamo conto di averla proprio sotto gli occhi. Incontentabili, ci ostiniamo a guardare all’erba del vicino che è sempre più verde, più alta e più brillante, quando magari, e dico magari, anche quella del nostro giardino non è niente male.

E Sorrento, città delle Sirene pregna in ogni vicolo di profumo di agrumi, non è certamente una semplice aiuola.
Non è sempre facile riconoscerlo. Per quanto mi riguarda, ci sono voluti tre mesi di stesura della tesi per rendermene conto. Quindi, fidatevi di una scettica.

Le mie scelte non sono mai state facili: mi piace soffrire, sono una masochista nata, ed il fatto di aver puntato su un argomento di architettura per la tanto agognata laurea la dice lunga.
Ma, come ogni cosa, i risvolti positivi non mancano. Ho avuto la possibilità di scovare dei piccoli gioielli edilizi nascosti fra Via San Cesareo e Via della Pietà, gli allora decumani principali prima dell’apertura dell’ampio Corso Italia nel 1865.
Primo fra tutti, Palazzo Veniero, dalla facciata tufacea con decorazioni a blocchi gialli e grigi e piccole concavità che avrebbero dovuto contenere delle scodelle maiolicate, di cui, purtroppo, ne rimane una sola superstite. Ma non è il solo.

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Entrando nello stretto vico Galantario è possibile poi ammirare un’adorabile loggia quattrocentesca caratterizzata da colonne con capitello a foglie d’acanto rovesciate.
Uscendo dal vicolo, ci si imbatte nel vecchio palazzo dei Correale, dal portale di tradizione durazzesca-catalana, architettura che si ripete spesso in molti palazzi del centro storico.

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Immaginate, invece, le famiglie della Sorrento bene passeggiare per Via Padre Reginaldo Giuliani, antica Via Arcivescovado, ricca di arte e storia, col suo Sedil Dominova che padroneggia la piazzola.
Sull’antico largo di Castello, divenuto successivamente Piazza Tasso, si affaccia il maestoso portale settecentesco della casa grande Correale, al cui interno è possibile ammirare un pannello di riggiole interamente maiolicate con rappresentazioni di fauna e finta architettura a riprodurre un tipico giardino sorrentino, attribuita alla bottega dei Chiajese e risalente al 1772.

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E ancora, la casa di Cornelia Tasso, dimora in cui il poeta Torquato Tasso chiese asilo in fuga dal castello di Ferrara nel 1577, della quale spicca un balconcino in piperno dalle mensole singolari, terminanti con mascheroni antropomorfi.

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Ma, sembrerà strano, ciò di cui mi sono innamorata, e per cui potreste perdere la testa anche voi, sono proprio i portali delle residenze: che siano di tradizione durazzesco-catalana, tardo- barocchi di stampo san feliciano o dalle forme classicheggianti, tipiche del periodo ottocentesco, sono loro i protagonisti della facciata, ciò che rende quel determinato palazzo memorabile agli occhi del passante.
Potrà sembrare poco. Tendiamo a sminuire così tanto ciò che abbiamo intorno, giriamo il mondo intero non soffermandoci magari sullo stemma particolare del nostro palazzo che non abbiamo mai capito cosa rappresentasse.
Se ancora non riuscite a darmi credito, allora provate così: uscite di casa, perdetevi per i vicoli del vostro paese, cercate i dettagli. Respirate la storia.
Poi, ne riparleremo.

 

Ilaria Aversa