(Non) si scherza con la letteratura: “I promessi sposi” come non li avete mai letti

Per lo studio obbligatorio nelle scuole, i rifacimenti e le riprese di varia natura e, per la notorietà internazionale, come emblema della cultura italiana, si presuppone che tutti ne conoscano (almeno a grandi linee) la trama.

Ma se le cose fossero andate diversamente? Vi siete mai divertiti a fantasticare su un’opera, stravolgendola a vostro piacere? Io sì, ed è quello che vorrei fare, accostandomi al capolavoro con umiltà e con spirito ludico.

“Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno…” vi è familiare? È il famoso incipit del romanzo I promessi sposi di Alessandro Manzoni, pietra miliare della nostra storia letteraria.

What if…

Il sole cominciava a fare capolino dietro ai monti e Don Abbondio si apprestava a rientrare a casa, recitando preghiere e salmi lungo il tragitto. Giunto al bivio della stradina, alzato lo sguardo, trovò due brutti ceffi che lo fissavano minacciosamente. Dall’abbigliamento e dall’atteggiamento capì subito che quegli uomini erano bravi e che stavano aspettando lui. Un lampo di paura per un attimo lo assalì, ma non gli ci volle molto a riacquistare coraggio e lucidità, perché il curato era un vero cuor di leone. Uomo di sani principi e dalla profonda religiosità e umanità, i fedeli della sua parrocchia lo veneravano come un santo, appellandosi al suo soccorso contro i soprusi dei potenti. Quegli scagnozzi da quattro soldi non lo preoccupavano mica, avrebbe fatto mangiar loro la polvere come a tutti gli altri già sistemati!

Andò loro incontro con aria fiera. Uno dei due iniziò a parlare, mentre l’altro sghignazzava come una iena: “Signor Curato… lei ha intenzione di maritar domani Renzo Tramaglino e Lucia Mondella… ebbene questo matrimonio non s’ha da fare!”

  • “Lor signori sono uomini di mondo e sanno benissimo come vanno queste faccende. Il curato non c’entra, svolge il suo dovere con ossequio del giuramento fatto a Dio e serve i suoi fedeli come se fossero figli propri. Orsù dunque, se i miei ragazzi vogliono sposarsi, che verrà mai tolto alle vostre tasche”.
  • “Signor curato, anche Lei conosce il vivere del mondo. Noi siamo galantuomini e non vogliamo farle del male. Ma se celebra questo matrimonio… uomo avvisato… l’Illustrissimo Signor don Rodrigo la riverisce caramente. Cosa vuol che si dica a suo nome?”
  • “Don Rodrigo… tal nome non mi è nuovo. I suoi misfatti sono noti, si diverte a vessare questa gente. Ditegli pure che non gli devo alcun rispetto e che si impicci degli affari propri. Non provi a dividere ciò che Dio unisce o la sua ira si abbatterà su di lui!”.

A queste parole i bravi andarono in escandescenza, non persero tempo a sguainare le pistole per dargli una lezione. Ma non avevano fatto i conti con Don Abbondio cuor di leone che, come un fulmine, con un sol colpo di breviario li disarmò. Neanche il tempo di rendersi conto di ciò che stava accadendo che subito sferrò loro un altro colpo e un altro ancora e così via finché i due, storditi, si accasciarono al suolo frignando e supplicando come bambini.

  • “Siete ancora in tempo a tornare sulla retta via, su fate i “bravi”! Adesso andate dal vostro padrone e portategli i miei cari saluti!”.

 

Dopo il brutto incontro, Don Abbondio corse ad avvisare Renzo. La furia del giovane impetuoso era incontenibile, a fatica il curato riuscì ad evitare pazzie. Lucia, la sua Lucia… doveva sposarla a qualunque costo!

La cattiva novella fu riportata anche alla ragazza e alla madre Agnese. Diciamo che non reagirono esattamente nella maniera che ci aspetteremmo…

  • “E com’è questo Don Rodrigo, è bello? È ricco? Due uomini contendono la mia Lucia, come una vera principessa! Devono duellare!
  • “Ma Agnese! Cosa dici? Mi hai promesso la sua mano e l’avrò. Il matrimonio s’ha da fare domani. Non cedo a intimazioni.”

Lucia nel frattanto se ne stava silenziosa nell’angolo della stanza, con fare circospetto.

  • “Amore, non avere paura, non permetterò a nessuno di opporsi!”.
  • “Io… io… penso che sia meglio rinunc… volevo dire, rimandare.”
  • “Sei impazzita? Abbiamo atteso tanto e ora, ti lasci spaventare da un pusillanime? E poi, come lo conosci questo Don Rodrigo?”
  • “Ehm…no io… io non lo conosco. Anzi sì, pensandoci l’ho incontrato per strada… mi ha dato un passaggio in carrozza, mi è sembrato un gentiluomo. Suvvia, sarà solo un capriccio, aspettiamo che gli passi e intanto posticipiamo. A cosa serve metterci contro i potenti. Giorno in più giorno in meno…”

Renzo non poteva credere alle sue orecchie, la fissava confuso senza proferir parola.

Don Abbondio: – “Renzo ha ragione, è tutto pronto per domani. Non si va contro la volontà del Signore. Che questo matrimonio si celebri!”

  • “Ho un piano: matrimonio a sorpresa!” esclamò Agnese.

Fra qualche esitazione, i presenti appoggiarono l’idea che sembrò essere l’unica via d’uscita. Erano tutti entusiasti tranne Lucia. Lucia andava avanti e indietro mangiucchiandosi nervosamente le unghie, aveva provato a dissuaderli inutilmente.

Sembrava proprio non apprezzare questa soluzione. Non le piaceva il piano o forse questo matrimonio… paura di ripercussioni o c’era dell’altro?

 

Taratatà lo scoprirete solo nella prossima puntata! La prima parte della mia rivisitazione dei Promessi sposi si conclude con un cliffhanger. Spero di avervi divertito, ma soprattutto di avervi suscitato il desiderio di andar a rileggere questo romanzo. Seguitemi confrontando l’originale e giocando a indovinare cosa ho cambiato e come l’ho fatto. Intanto, vi dico che ho reinventato e tagliuzzato i primi capitoli, sbizzarrendomi a modificare i caratteri di alcuni personaggi, ciò è evidente soprattutto in Don Abbondio che si è trasformato magicamente in un eroe paladino della giustizia. E cos’è successo alla Lucia dolce e remissiva che conoscevamo?

 

 

 

Giusy D’Elia

Disegno di Sonia Giampaolo

 

 

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