Mamma, ti presento gli amici di Greta

Il dibattito sulla questione climatica sta travolgendo, oramai da più di un anno, migliaia di testate giornalistiche. Si scatenano proteste e critiche in ogni dove, eppure il nostro pianeta sembra che continui a degenerare verso il punto di non ritorno e la faccia di Greta Thunberg compare ogni volta che piove. Facciamo davvero così schifo?

Ogni anno dobbiamo affrontare l’estate più calda di sempre, prepararci a vivere in condizioni che non immaginiamo e tutti si chiedono perché. Le risposte sono chiare e preoccupanti: è vero, il nostro pianeta oscilla faticosamente all’interno di un tunnel molto pericoloso. Infatti, migliaia di fattori stanno influenzando il suo percorso. Alcune strade sono già scritte, molti danni sono stati fatti e altrettante bellezze della Terra sono andate perdute per sempre, non potranno più essere riportate al loro stato primordiale.

Ogni giorno vediamo questo disastro strisciare su tutti i notiziari, sui social network… ovunque è possibile poggiare gli occhi su un tipo di denuncia ambientale.

È importante, però, che in mezzo a tanta disillusione venga aperto uno spiraglio, venga svelato all’uomo che qualcosa di buono nel mondo, accade.

Ebbene sì, la nostra amata Terra subisce infiniti affronti, ma riceve altrettante attenzioni particolarmente positive. Tanto per iniziare, uno studio affrontato dalla Columbia University mette in risalto come l’abbassamento dei livelli di inquinamento nella città di New York, nel decennio tra il 2002 e il 2012, abbia evitato oltre 5000 morti causate, altrimenti, dalla presenza del particolato: un agente inquinante presente maggiormente proprio nelle aree urbane.

Per non parlare di una svolta avvenuta proprio in sede dell’ultima Conferenza delle Parti CITES (Convention on International Trade of Endangered Species), nella quale l’Unione Europea ha votato, ottenendo la maggioranza, per il divieto di esportazione delle specie a rischio, tra cui quella degli elefantini africani. Vittoria che non è piaciuta allo Zimbabwe, paese esportatore di elefanti, e agli Stati Uniti. Si tratta di un cambiamento parziale, in quanto le specie discusse non smetteranno di essere spostate verso paesi con delle condizioni più appropriate, ma sicuramente termineranno le esportazioni di massa. Giustizia è stata fatta.

Ma non finisce qui. Avete mai sentito parlare del furetto dai piedi neri? Si tratta di una specie animale di cui si è temuta l’estinzione per ben due volte, e da qualche anno un gruppo di scienziati ha dato vita a un progetto che mette a disposizione le nuove tecnologie genomiche per verificare se sia possibile modificare la genetica della specie al fine di adattarla alle nuove condizioni climatiche che, ahimè, ne impediscono la sostenibilità. Si tratta chiaramente di una metodologia che potrebbe sembrare quasi una forzatura contro quello che potrebbe essere il loro ciclo di esistenza. Questo studio è ancora in corso, ma, a detta di coloro che vi si stanno dedicando, è possibile che vada a buon fine.

Ma ora buttiamoci nel Pacifico, dove da circa un anno è in azione un sistema in grado di raccogliere quasi il 50% dei rifiuti plastici. A pensarlo è stato l’ingegnere aereospaziale Boyan Slat, fondatore dell’associazione The Ocean Cleanup, la quale oggi ospita una vasta equipe di esperti, tra ricercatori, scienziati e ingegneri.

Che dire, invece, di un contributo forse meno diretto rispetto agli altri, ma egualmente efficace? Sto parlando delle mostre artistiche che vedono come protagonisti proprio gli stessi rifiuti, riciclati per dar vita a esposizioni d’impatto e originali. Un esempio può essere la mostra Planet or Plastic? che si è tenuta a Bologna proprio quest’anno. Quale modo migliore di sottolineare l’impatto della plastica sul pianeta, se non quello di lasciare che questa invada anche una tela? È un’enorme ed ecologica occasione di riflessione.

Ignoranza e omertà sono le due cause principali della degenerazione ambientale di cui siamo vittime e carnefici, ma forse non ancora per molto. Basta una ricerca veloce, avere un’accortezza in più… l’ultimo favore alla Terra potrebbe essere proprio il tuo.

 

(Fonti: http://www.greenreport.it/news/aree-protette-e-biodiversita/la-cites-vieta-il-commercio-di-elefantini-per-gli-zoo/

https://blogs.ei.columbia.edu/2019/08/07/air-pollution-cuts-are-saving-lives-in-new-york-state/

https://reviverestore.org/projects/black-footed-ferret/

https://theoceancleanup.com/

http://www.nationalgeographic.it/wallpaper/2019/04/12/foto/mostra_planet_or_plastic-4366358/1/

Immagine: http://www.nationalgeographic.it/wallpaper/2018/06/05/foto/rifiuti_come_opere_d_arte-4007939/1/ )

 

Lisa Scartozzi

 

 

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