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Studio e altri rimedi

Cinque autori con strane abitudini: rimedi contro lo studio estivo

Honorè De Balzac era un caffè dipendente. Ne beveva svariati al giorno. Pare infatti che, quando scrisse “La Commedia Umana”, arrivò a consumare circa 50 tazzine al giorno per essere più produttivo possibile.

Thomas Edison non era da meno. Per cercare di essere più produttivo, Edison praticava il sonno polifasico: dormiva diverse volte durante la giornata per poco tempo, sfruttando il resto in lavoro.

Jack Kerouac scrisse “On The Road” e altre opere su una lunga striscia di carta in modo da non aver bisogno di fermarsi a ricaricare la macchina e poter mantenere un certo ritmo mentre era ancora concentrato. Non ne fu ovviamente contento l’editore Robert Giroux, che si dimostrò in difficoltà per la correzione di un manoscritto come quello presentatogli da Kerouac.

James Joyce scriveva le sue opere solo sdraiato a pancia in giù sul letto, con una grande matita di colore blu e con indosso un cappotto bianco. Oltre al fattore concentrazione, Joyce utilizzava il cappotto bianco perché, avendo problemi di vista, il colore del cappotto si rifletteva sul foglio illuminandolo e, ovviamente, favorendo la visuale.

 

Virginia Woolf scriveva o in piedi o seduta, ma solo su un tavolo alto tre piedi e mezzo con un’angolatura che gli permettesse di leggere ciò che aveva scritto sia da vicino che da lontano. Oltretutto scriveva solo con tre inchiostri: blu, porpora e verde, attaccati ad una tavola di compensato di sua invenzione che poteva avere sempre con lei, senza così interrompere la sua concentrazione.

Friedrich Schiller aveva la strana abitudine, testimoniata anche da Goethe, di possedere, dentro il cassetto della sua scrivania, delle mele marce. Il forte odore da esse emanato, aiutavano lo scrittore a lavorare con più concentrazione.

Adele De Prisco

La Redazione

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