Green Day: are we the waiting?

Voglio parlare di American Idiot, ma non nella solita maniera recensendo il contenuto del concept album, bensì parlando del cambiamento generazionale che ha avuto inizio da quel settembre 2004 e che è andato avanti fino ai giorni nostri.

Voglio parlare di come quell’album ha cambiato la vita dei giovani e il loro modo di vedere il mondo in cui viviamo, aiutandoli a sopportarlo un po’ di più.

American Idiot nasce il 21 settembre 2004, dopo che i Green Day subiscono il furto delle tracce di un album mai uscito alla luce: Cigarettes And Valentines.

La band comincia a parlare per la prima volta di politica puntando il dito verso alcuni presidenti degli Stati Uniti d’America, rei di aver provocato notizie false e inutili guerre causando migliaia di morti e, soprattutto, se la prendono con “l’americano medio” che viene abbindolato dai media e assorbe fake news, instaurando in lui paura che poi si tramuta in odio.

Tutti abbiamo passato il periodo “Green Day” ed è grazie loro che abbiamo cominciato a pensare, suonare uno strumento, cominciare a scrivere o, semplicemente, imparare ad amare le persone giuste.

American Idiot ci ha insegnato l’amore e come utilizzarlo, ci ha insegnato a capire il prossimo e a combattere per i nostri diritti e a non arrenderci mai.

It’s not over ‘til you’re underground, it’s not over before it’s too late”–“Non è finita finché non sei sottoterra, non è finita finché non è troppo tardi” (Letterbomb)

Ci hanno aiutato a sopportare le nostre prime ansie adolescenziali parlando indirettamente di noi, facendoci capire che non siamo poi così soli e diversi, ci hanno illustrato un mondo contornato da odio e infondato razzismo dove i più poveri e indifesi vengono attaccati con l’unica colpa di essere diversi dal classico americano medio, ci hanno insegnato ad amare il prossimo; un po’ come Gesù, solo che il nostro proviene dalla periferia ed è il figlio della rabbia e dell’amore.

Ci hanno condotto verso la strada dell’essere più che del sembrare, ad amare per quel che si è e non per quello che si vuole mostrare, anzi ci hanno indotto un ripudio verso questa categoria di persone.

Accettarsi e amarsi è il primo passo per essere felici, molti d’indole forte ci riescono in tempi non lunghi, altri hanno creato un alter ego che viene descritto nella canzone St. Jimmy solo per superare il dolore di tutto ciò che ci circonda.

Ma sono gli stessi fautori dell’album che ci impongono di distruggere questa nostra doppia faccia senza sentirci inferiori a qualcuno facendoci pensare “Ehi, ma io esisto!”.

I Green Day ci hanno insegnato ad amare l’aria settembrina, a soffermarci sulle bellezze della natura, a osservare di notte quella luna che da millenni ci osserva senza voler nulla attorno, a eccezione dell’unica compagnia della persona amata, ripudiando quell’ombra che “cammina vicino a noi” Boulevard of Broken Dreams.

Un’ombra che appare nei nostri momenti bui, presente nelle strade tristi e tortuose della vita dove non sappiamo chi siamo, un’ombra che è sinonimo di maledizione; quando c’è lei, cammineremo soli cercando il nostro essere e il nostro modo di approcciarci col mondo.

I primi sentimenti e avventure, le prime scappate di casa e i primi “ti amo” contornati dalle loro melodie e le prime domande “chi sono? da dove vengo e come posso risolvere questi miei dubbi esistenziali?”

Semplicemente, sii te stesso: troverai persone sulla strada della vita che ti accetteranno per quello che sei e che ti daranno importanza; non sarà un oggetto o un vestito a renderti più importante e bello agli occhi della gente.

Un album che, in 57 minuti di canzoni, ha distrutto boyband nate a caso dal mondo Disney Channel, ha riportato in auge il rock con la formazione di nuove band come i Black Veil Brides.

Lo sfracellamento di idealismi nati nel nuovo millennio sottolineati dalla penna di un Billie Joe Armstrong più maturo e attento alle politiche sociali presenti in America, ancora intimorita dall’attentato del 9/11 e, infine, l’iconica granata a forma di cuore ispirata dalle righe: “And she’s holding on my heart like a hand grenade (She’s a Rebel)”.

Hanno preso una posizione contro la guerra in Iraq creando movimenti contro quest’ultima aprendo gli occhi alla popolazione dissuadendoli dal loro stato di limbo.

Non dico che dobbiate amare i Green Day, ma se li odiate del tutto senza conoscere il significato del loro lavoro, allora avete un pezzo mancante nella vostra vita.

Antonio Vollono

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