Angela Davis, “Sweet Black Angel”

The Rolling Stones, gruppo rock portante ed emblematico di un periodo storico di limes, di rivoluzione, ha dedicato le sopraccitate lyrics ad Angela Davis, figura portante ed emblematica di altrettanta svolta e rivolta storica.

 

“…Ten little niggers

Sittin’ on de wall

Her brothers been a fallin’

Fallin’ one by one

For a judge they murdered

And a judge they stole

Now de judge he gonna judge her

For all dat he’s a worth…”

 

Analizzando questo passo della canzone, intitolata non a caso Sweet Black Angel, possiamo estrapolare un contesto ed una posizione: una donna, “fratelli” afroamericani e la Legge. Localizzando nel tempo e nello spazio gli avvenimenti narrati dal pezzo degli Stones, siamo proiettati nell’America degli anni ’70, tra rivendicazioni razziali e movimenti di ribellione allo status quo, ormai stantio nella sua arroccata posizione razzista e sessista. Siamo in compagnia dei Black Panther, della proliferazione del verbo diffuso da John Lennon e Yoko Ono e della guerra in Vietnam con tutte le potenti voci di contestazione a farle da cornice e contorno. La musica e le arti ci parlano di uguaglianza e pace, di solidarietà tra i popoli e di amore universale.

Niente sarebbe più stato uguale, dopo quegli anni.

Ma quale fu il ruolo di Angela Davis in questo rinnovamento sociale e culturale? Cosa ha rappresentato questa focosa, proteiforme donna per l’immaginario femminile e universale? Famigerata tanto quanto famosa, controversa tanto quanto coraggiosa, chiacchierata quanto ammirata, ha scardinato e messo in discussione alcuni dei grandi pilastri della politica conservatrice e paternalistica: la sottomissione della donna, la supremazia dell’uomo sulla donna, l’utilità sociale delle carceri ed il ruolo dell’essere umano all’interno della società moderna, intesa nella sua estensione più ampia.

La Davis divenne nota, sia negli Stati Uniti che nel mondo, nel 1970, quando fu accusata di rapimento, cospirazione ed omicidio in relazione ad un sequestro ed una sparatoria in cui furono coinvolti alcuni membri delle Black Panther.

All’epoca, il direttore dell’FBI era il leggendario J. Edgar Hoover e la Davis fu inclusa nella lista dei maggiori ricercati dall’agenzia. Dopo essere stata processata, condannata ed arrestata, la giovane donna (all’epoca venticinquenne) venne infine scarcerata ed assolta con formula piena. Nel frattempo, i suoi precedenti studi universitari di filosofia (fu alunna di Marcuse e Sartre), la sua mente aperta dalle esperienze all’estero (estese i suoi studi anche a Parigi e Francoforte), le avevano dato gli strumenti per parlare della sua carcerazione. I suoi scritti, saturi e brillanti, divennero i documenti più famosi della contestazione statunitense e durante la sua reclusione ovunque erano stati fatti appelli per la sua scarcerazione. Il clima di sospetto, quanto mai denso e pesante negli anni ’70, aveva reso gli animi delle minoranze e dei reietti terreno fertile per nuove idee e prospettive, quali le sovversive proposte della mente poliedrica di Angela Davis.

Comunista e filantropa in un clima politico piagato dalla Guerra Fredda, dove il comunista era il Nemico, la sua voce e la sua fiera chioma afro hanno significato la possibilità, l’alternativa, la scelta. Corpo iconico della vittima e martire del sistema, al contempo potente coacervo di forze ed energie vincenti, figura icastica del cambiamento e del diverso in evoluzione, la sua presenza è ancora richiesta in università e congressi mondiali. La sua lotta, cominciata da neolaureata promettente e studentessa eccelsa, continua tutt’ora, in quanto il passare degli anni e dei governi non ha ancora smesso di avere bisogno delle sue parole intense, dei suoi insegnamenti sul valore della donna,sulle potenzialità ancora inespresse della contemporaneità.

I titoli dei libri scritti dalla Davis non lasciano dubbio o tregua: Women, Race and Class; Freedom is a constant struggle; Women, culture, politics; Are prisons obsolete?

L’indomabile vitalità, l’aggressivo idealismo, la concreta guerra contro stereotipi e oligarchizzazioni non cessano di fornire spunti di riflessione e di approfondimento sulla direzione che le politiche contemporanee stanno prendendo, sulla distruttività della ghettizzazione e sulla diversità che conduce all’arricchimento.

Negli scritti della Davis c’è questo ed altro. Vi invito alla loro lettura e al viaggio che essa vi proporrà, all’interno di una delle menti filosofiche più brillanti e versatili degli ultimi cento anni.

 

Sveva Di Palma

 

 

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