La voce del male: Cuore di tenebra e Apocalypse Now

Quanti di voi hanno letto Cuore di tenebra di Joseph Conrad? Se non lo avete fatto ancora, sbrigatevi, perché è un viaggio nell’animo umano, quello più brutale, a cui si è ispirato il regista Francis Ford Coppola nel 1979 con Apocalypse Now mettendo in scena l’orrore del male e la follia umana.

Il romanzo Cuore di tenebra (Heart of Darkness) è un grande viaggio del protagonista che compie un lungo cammino nel cuore dell’Africa, ma anche del lettore immerso nella lettura. Il percorso del personaggio principale, una spedizione verso l’ignoto e l’origine del mondo, è il percorso di tutti noi: è il viaggio dell’umanità fatto a ritroso, come un fiume che scorre verso la fonte. La vicenda ha inizio in una nave sulla foce del Tamigi, dove il marinaio Marlow inizia a raccontare la sua avventura sul fiume Congo durante un viaggio svolto per conto di una compagnia belga coinvolta nel commercio dell’avorio. Il suo compito è di trasportare l’avorio grezzo dal cuore del continente fino alla costa, dove sarebbe poi caricato sulle navi dirette in Europa. Durante il viaggio verso il Congo, Marlow racconta di aver visto una nave francese sparare verso la costa africana apparentemente disabitata. Il protagonista rimane affascinato da quel territorio che lui stesso definisce misterioso e selvaggio. Resta però senza parole per lo sfruttamento continuo perpetrato dalla razza bianca sulla popolazione locale. Questa è letteralmente schiavizzata e assoggettata alle regole dei “bianchi”. Durante il viaggio sul fiume Marlow inizia a indagare sul personaggio misterioso di Kurtz e scopre che la “Società Internazionale per la Soppressione dei Costumi Selvaggi” ha chiesto a Kurtz di scrivere un reportage in cui mettesse per iscritto i nobili ideali che lo avevano portato in Africa, ma il testo termina con le terribili e inspiegabili parole: «Sterminate tutti quei bruti». La storia di Cuore di tenebra è quella di un’ossessione, assurda e inspiegata. Nel tempo di un viaggio, il desiderio di indagare l’infinito si è tramutato nell’ossessivo bisogno di incontrare un uomo. La prima volta che Marlow sente parlare di Kurtz è durante il viaggio per avvicinarsi al fiume, in una stazione della Compagnia. Torture, malattia, mosche, e indigeni come animali agonizzanti e, in mezzo, quell’indimenticabile Capo contabile: colletto inamidato, polsini bianchi, una giacca leggera d’alpaca, pantaloni nivei, una cravatta chiara e scarpe di vernice. Un’ostia tra i rifiuti umani. Per quanto riguarda lo sfondo storico e sociale, esso è costituito dalla cinica e delirante avventura colonizzatrice dei bianchi, dove potenza, follia, degenerazione morale e disfacimento fisico si mescolano generando una macchina dell’assurdo dedita solo a bruciare vite e produrre denaro: “Sul pendio di quella collina intuii che nel sole accecante di questo paese avrei conosciuto il demone flaccido, pretenzioso e miope di una follia rapace e spietata” afferma Marlow.

Alla fine del primo capitolo, una domanda sorge spontanea: com’è possibile tutto questo? Com’è possibile che la civiltà produca un tale orrore, che degeneri fino al punto di convertirsi in barbarie? Sono sufficienti a dimostrarlo le ragioni della politica e dell’economia? O non c’è invece qualcos’altro, qualcosa che ha a che fare con la psicologia dell’uomo bianco, “evoluto”, “civilizzato”? Che cosa avviene dentro tale uomo quando, tolto dal suo mondo – quello in cui è abituato a vivere “con un macellaio dietro l’angolo e un poliziotto dietro l’altro” -, si trova circondato dalla wilderness? La verità dell’Africa è destinata a restare al di là delle possibilità conoscitive di Marlow per il fatto stesso che egli è un bianco, non un nero. La nebbia lattiginosa che avvolge il battello nel momento in cui esso raggiunge l’accampamento di Kurtz, non solo rappresenta il capovolgimento delle aspettative di Marlow – il presunto cuore di tenebra è in realtà un cuore bianco – ma simboleggia l’accecamento di Marlow e di tutti i suoi compagni, europei come lui, simboleggia la sua (loro) impossibilità di vedere ciò che la nebbia nasconde, ossia appunto la verità di quella terra desolata e selvaggia. Egli non può conoscere la wilderness, può conoscere la propria civiltà. Attraverso Kurtz, Marlow si rende conto che anche il linguaggio è potere. Le parole non servono solo a mistificare, a occultare la realtà del dominio, ma sono esse stesse una forma di dominio. La storia, con eventuali cambiamenti, diventerà cinema.

Poetico, visionario ed epico, Apocalypse now è un grandioso film bellico che racchiude una profonda riflessione sul tema della pazzia umana, sull’indescrivibile atrocità della guerra e sul labile confine fra bene e male. Adattato e rielaborato da Coppola e dal suo co-sceneggiatore John Milius, i quali hanno proposto il plot di base ambientandolo durante la Guerra del Vietnam. Il protagonista è il capitano Benjamin Willard, un ufficiale disilluso che nel suo soggiorno in Vietnam ha visto la distruzione di tutti i valori in cui credeva. Il suo obiettivo è porre fine al comando del misterioso colonnello Kurtz, un ex-ufficiale dissidente che ha instaurato un proprio dominio personale nelle foreste della Cambogia (motivi diversi rispetto al libro). Kurtz è venerato come una divinità dalla popolazione indigena e responsabile di una serie di efferati massacri in virtù di un’autoproclamata onnipotenza. L’incontro finale fra i due uomini, con la figura di Kurtz seminascosta nella penombra, è un magistrale capolavoro. Infine, quella stessa voce che in Europa elettrizzava e ispirava, è l’arma che Kurtz brandisce, insieme agli altri suoi “tuoni e fulmini”, per soggiogare gli indigeni costringendoli, o magari, persuaderli a strisciare davanti a lui. Una voce, quella di Kurtz, che cela nelle splendide pieghe dell’eloquenza la tenebrosa aridità del suo cuore: la voce del male.

Marianna Allocca

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