Sussidiario illustrato feat l’arte di essere artista

Non avevo mai visto il volto di Cristina Geretto, per me lei è i suoi disegni.

Le ho parlato tramite messaggi vocali, conosco la sua voce, conosco le sue mani d’artista e i suoi gusti musicali, ma il volto di Cristina per me era un’incognita.

Ed è giusto così.

Mi piace pensare che possiamo identificare l’artista nella sua arte e l’arte al di sopra dell’artista stesso, quindi, oggi, vi chiedo di leggere con me cosa Cristina pensa, cosa vede intorno, ma senza sapere come sia fatta, immaginandola, magari, come un fluttuante pezzo dei suoi disegni colorati a sfondo bianco. Il risultato ce lo diremo alla fine.

L’arte è un motore non compreso, l’arte è quella cosa che se non viene capita è solo un mero “quello sa disegnare, fai un disegno ai miei figli?”Spiegaci, quindi, la tua visione di arte e di artista.
“Per parlare metaforicamente, l’arte è “motore” non compreso, è vero, e per me l’artista è il veicolo che questo motore aziona improvvisamente e bruscamente o lentamente. Dove si debba o voglia andare non è chiaro inizialmente né all’arte né quasi mai all’artista, ed ecco perché risulta quasi sempre non compresa, ma questo importa più agli altri che all’artista a cui comunemente interessa proprio il “viaggio”, ovvero il processo creativo in sé. Solo quando si provoca un’emozione, anche fosse in un singolo individuo, che si può dire di aver raggiunto una meta e si arriva a capire il senso del tutto.”

Il sogno più grande in merito alla tua carriera che speri si avveri.
“Io spero di potermi affermare sia sul social a cui devo tantissimo ma anche al di fuori, come illustratrice. Mi piacerebbe davvero se riuscissi a fare della passione, il lavoro di una vita. Walt Disney disse che chi riesce a fare di ciò che ama il proprio mestiere, sarà come se non avesse lavorato un solo giorno della propria vita, proprio perché si è felici di farlo e non pesa. Credo sia questo il mio maggior desiderio.”

Mi racconti il processo artistico? Quello che ti spinge a disegnare e come lo fai, le sensazioni che provi.
“Data l’impostazione del mio lavoro, ormai collaudata, direi con assoluta certezza che il processo creativo parte da una frase: di una canzone, di una poesia, o qualsiasi frase mi colpisca. E allora comincio ad immaginare scene, riaffiorano ricordi anche personali, associo cose diverse che trasporto su carta, che illustro ecco. Diverso è quando scelgo di fare ritratti, è questa una tipologia d’arte che mi ha sempre colpito, fin da bambina, ero solita osservare i ritratti storici e li trovano toccanti, incisivi. Ho avuto anche una fase da ritrattista classica. Per molti ritrarre è una cosa noiosa, per me invece è affascinante, intima. Per questo spesso faccio ritratti, per l’energia che trasmettono. Alcuni artisti sono icone vere e proprie in cui chiunque si identifica e a me piace constatarlo: per fare un esempio… non basta solo illustrare un testo dei Queen, perché è il viso di Freddie Mercury che tocca il cuore delle persone poiché è l’anima di ogni canzone e della band. È così che la gente empatizza, in questo modo entra subito in sintonia, perché riconoscendo, si riconosce.”

Se ti dico di rispondermi di getto: il tuo pittore preferito.
“Chagall.”

 

Cosa ti piacerebbe illustrare oltre all’indie e alla letteratura?
“Il passo successivo sarebbe quello di illustrare dei miei pensieri, o dei miei personaggi senza attingere a nessun altro. Ma è un processo diverso su cui sto lavorando.”

Cosa credi che interessi al tuo pubblico delle cose che fai?
“C’è chi mi segue perché mi apprezza proprio come artista, pur essendo io autodidatta e per forza di cose limitata nella tecnica o in alcune possibilità. C’è chi apprezza molto le mie scelte e i miei accostamenti, quindi l’insieme, non solo il disegno. C’è chi si immedesima proprio in un disegno o una frase e lo fa suo, lo ricondivide, lo usa per esprimere un concetto magari lì, chiuso nel proprio cuore e riaffiorato in questo modo. E ci sono ovviamente i fans di questo e quello, a cui piace semplicemente vedere disegnati i propri beniamini. Mi sembra di capire che il mio stile, che predilige il disegno a mano più che il digitale, metta tutte queste categorie d’accordo e per questa ragione ho un pubblico eterogeneo, una cosa che ovviamente mi piace tantissimo. Quando vedo un disegno ricondiviso, più e più volte da centinaia di persone, è divertente vedere il modo in cui personalizzano e abbelliscono il post. Mi fa sentire più vicina. Perché così diventa arte sociale, interattiva, accessibile, viva.”

 

I social, Instagram in particolare, non possono levare dignità all’arte? No, io credo di no, e Cristina, alias @sussidiarioillustrato, ne è la lampante dimostrazione, grazie al suo lavoro centinaia di persone hanno ampliato la propria visione del mondo in campo musicale, artistico e puramente culturale. Abbiamo bisogno di colori, di brushpen, di acquerelli e anche di sbavature ai margini, senza, saremmo solo il prodotto della fantasia dell’universo, vuoti, inconsistenti. Perché l’arte fa questo: dona consistenza all’etere.

Da ascoltare mentre leggi: https://www.youtube.com/watch?v=2J4G4NJHnt8&t=76s

Benedetta De Nicola

 

In foto: disegno di Cristina Geretto

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