Ma Mastandrea non è poi così alto!

di Federico Mangione

Attenzione! Questo articolo è dedicato a tutti quelli che vivono un senso di profonda inadeguatezza quando si trovano davanti a un mito che hanno sempre e solo visto al cinema o in tv. Che poi alla fine, se ci pensate, so’ alti come noi.

È una gelida sera a Bologna, in Cineteca c’è ospite Valerio Mastandrea che introduce Ride, la sua opera prima da regista. Così decido di comprare il biglietto e di andare a guardarlo. Mi avvio con largo anticipo, entro al cinema Lumière, dove era appena terminato un altro evento, e mi metto ad aspettare al caldo l’inizio del film. E chi volete che mi trovi davanti all’improvviso se non Mastandrea in persona?

“E mo che faccio?” penso tra me e me. Ovviamente inizio la mia azione da stalker. Faccio una foto di nascosto e comincio a mandarla a tutte le persone che conosco cercando supporto e incoraggiamento per andargli a chiedere un selfie. Poi lo seguo all’esterno del cinema, ma ci sono ancora troppe persone, mi vergogno troppo, che figura farei?

Dopo aver fatto il pari e dispari ed essermi appostato tipo maniaco (ma maniaco in piena regola, nel senso che alla fine erano andati via tutti e c’eravamo solo io e lui che parlava a telefono) finalmente gli ho fatto segno col telefono se potevamo farci una foto e, finita la telefonata, è venuto vicino a me per il selfie. Ed ecco che parte il senso di inadeguatezza che è impossibile non avere in questi casi ed esordisco dicendogli “Mi vergogno un po’ a chiedere una foto, ma se non lo faccio ora, non capita più” e lui, con tutta la simpatia e la naturalezza di questo mondo mi fa “Addirittura?!”. Facciamo sta benedetta foto e poi, come un coglione, mica gli dico “Se ti serve qualcuno che ti porti i caffè sul set ti do il mio numero!”, no! Gli dico “Comunque, forza Roma!”. In quel momento, in quella frazione di secondo prima della sua risposta, ho pensato che nel mio cervello ci fossero tanti mini-me che cercavano di trovare qualche cosa da dire senza sembrare un fesso e che alla fine, mentre tutti discutevano, il più stupido dei mini-me si sia avvicinato indisturbato all’area di Broca e mi abbia fatto dire quelle parole. Per carità, lui al mio “Forza Roma!” ha risposto “Sempre!”, tutto molto bello, però…

Questo improvviso deficit mentale credo abbia colto tutti quelli che si sono trovati a parlare con qualcuno dei loro miti. Che poi alla fine si dice sempre “un gigante del cinema!” o “un gigante dello sport!” o chi per loro, ma mica sono così alti? Tante volte ce li si ritrova davanti o alle spalle senza neanche accorgersene, perché magari sono pure più bassi di te e stanno giustamente per i fatti loro, sono umani anche loro, hanno freddo e quindi si incappucciano e allora come fai a riconoscerli? E invece no. Appena li riconosci scatta quel qualcosa nella tua testa che ti fa sentire come Peter Dinklage davanti a Michael Jordan.

Per fortuna anche queste storie, ogni tanto, hanno un lieto fine – più o meno – che arriva quando viene annunciato che dopo la proiezione del film ci sarebbe stato il dibattito con Mastandrea. E così, cercando di mantenere la lucidità e dopo aver passato tutto il tempo a cercare una domanda intelligente da fare, arriva il mio momento di gloria e chiedendogli “Cosa consiglieresti non a chi vorrebbe iniziare a… ma a chi, come me, studia cinema e già ci è dentro ormai?” arriva una risposta, anzi, una parola – di una risposta più complessa – che poterò dentro di me per sempre: “RESTATE”.

 

 

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