Invecchiare con un sogno: Up e la forza di non abbandonare le speranze

di Ferdinando Ramaglia 

Quando parliamo di prospettive future o di possibilità, facciamo quasi sempre riferimento alla strada che ci offre la giovinezza. In particolar modo quando pensiamo ai sogni li colleghiamo subito ai bambini, forse per il lasso di tempo che hanno a disposizione per progettare il loro futuro; a loro è riservata quella esclusività di essere in futuro ciò che vogliono.

Futuro è la parola che accompagna il concetto di possibilità, risorse, avventure, amori, riscoprirsi. La stessa parola, paradossalmente, fa riferimento anche alla consapevolezza che c’è la probabilità che qualcosa finisca, il consumarsi di qualcosa che si esaurisce una volta raggiunto; al termine degli amori, delle amicizie, della vita dei nostri cari, alla fine della nostra stessa vita.

In futuro, non si è più bambini, si invecchia. E dopo la vecchiaia si muore (o si vive ancora, a seconda dei punti di vista). Triste, vero?

E dove va a finire la capacità di sognare? È possibile sognare ancora una volta essere anziani?
La risposta è SÌ.

Ma prima dobbiamo specificare una questione: che cosa significa invecchiare?

L’invecchiamento non è un processo univoco, non invecchiamo tutti allo stesso modo; così come nell’adolescenza, ci possono essere degli scatti di invecchiamento dovuti spesso ad eventi particolari, come ad esempio una malattia grave, un incidente e via dicendo. Questo processo è accompagnato da un decadimento delle funzioni cognitive e sensoriali dove c’è una variazione delle soglie percettive.
Perché gli anziani a volte ci sembrano “fuori dal mondo”?
Questa risposta è strettamente legata al decadimento biologico, poiché avere un udito che funziona poco, ad esempio, innesca anche una trasformazione sociale; quando l’anziano non sente è costretto a chiedere alle persone di ripetere e, pensateci, non a tutti piace ripetere le stesse cose più di una volta. Allo stesso modo però chiediamoci quanto è frustrante non poter sentire; la componente biologica impatta inevitabilmente su quella psicologica.

Gli anziani sembrano quasi sempre proiettati nel passato, intenti a ricordare poiché il futuro non sembra offrire nient’altro che la morte. Eppure il ricordo, la reminiscenza, è la chiave di volta che aumenta la speranza nell’anziano.

Pensiamoci un attimo, se io ricordo ciò che so fare, quanto posso sentirmi capace? Molto! Significa che non tutto è andato perduto, che significo ancora qualcosa. Forse non saprò fare così tanto, ma avrò da insegnare, ad esempio. Questo tipo di reminiscenza definita integrativa è il modo giusto di ricordare.

Ritorniamo un attimo alla domanda di prima: e i sogni?
Up
, il capolavoro animato Disney, è proprio un esempio lampante che risponde a questa domanda. Carl Fredricksen uno dei protagonisti, oramai anziano, aveva un sogno: quello di viaggiare in tutto il mondo. Incontra Ellie che condivideva con lui proprio lo stesso progetto. Con il passare del tempo sposò Ellie e diventò un venditore di palloncini, ma i risparmi che mise da parte per un viaggio aereo in Sudamerica li dovette spendere sempre per le bollette e l’assicurazione medica e purtroppo lui e sua moglie non ebbero mai figli. Quando sembra riuscire a prendere un biglietto aereo con i soldi della pensione, Ellie, purtroppo, muore.

Dopo la morte della moglie, il povero anziano sembra aver buttato via il suo sogno. La sua vita cambia, il suo umore peggiora; il futuro non ha da offrigli più nulla…fin quando un evento non rivoluzionerà la sua vita; Russel, un boy scout di 8 anni, bussa alla sua porta per compiere un’opera che gli renderà possibile ottenere un’altra spilla da aggiungere alla sua infinita collezione; fornire assistenza ad un anziano. La cosa non lo stuzzica molto, anzi, lo annoia, ma mentre sfoglia un libro di avventure appartenuto a sua moglie legge un messaggio mai visto da parte di Ellie:

“Grazie per queste avventure; ora vivine una tu. Con amore, Ellie”

Non voglio spoilerare nulla, ma sappiamo tutti che Carl farà questo viaggio e affronterà mille peripezie.

Questo evento è strettamente legato alla reminiscenza di cui abbiamo parlato prima. Carl non solo si è ricordato del suo sogno, ma ha anche attivato le risorse interne per avverarlo.

Dunque, non esiste un tempo in cui non si può fare, non siamo oggetti che scadono dopo una certa data; siamo persone e sta a noi inseguire sempre qualcosa, non importa che sia un sogno puerile; è possibile riscoprirsi, sempre.

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