Di corsa ma senza correre

C’è chi corre per passione e chi per prendere la Circumvesuviana, ma che differenza c’è? Biologicamente nessuna, eccezion fatta per l’attitudine con cui i due corridori intraprendono l’azione: uno per inseguire un sogno, l’altro il treno.

La corsa è sicuramente la prima forma di sport che l’uomo abbia conosciuto, ma perché trasformarla in un’attività ludica? Ovviamente perché ad alcuni risulta divertente la corsa fine a se stessa o combinata con altre azioni come inseguire un pallone o superare ostacoli, anche se questo può sembrare strano a molti.

L’attività sportiva favorisce la produzione di serotonina, l’ormone che agisce positivamente sull’umore: di conseguenza aumenta l’autostima e ovviamente si brucia massa grassa, che non fa mai male.

La corsa si differenzia dalla camminata perché prevede un momento, più o meno lungo a seconda della falcata, in cui entrambi i piedi sono staccati dal suolo.A sua volta la corsa può essere aerobica o anaerobica, a seconda dell’intensità.

Corsa aerobica
Un’attività viene definita aerobica quando la produzione di energia nel nostro organismo avviene in presenza di ossigeno: è il caso dei maratoneti e dei fondisti, che protraggono lo sforzo per un lasso temporale più lungo quindi presentano un fisico molto asciutto e quasi privo di tono muscolare e massa grassa.

Corsa anaerobica
Al contrario, la corsa anaerobica prevede uno sforzo molto intenso ma di durata molto breve: è il caso dei centometristi che corrono una distanza relativamente piccola in una manciata di secondi. In questo caso la produzione di energia deve avvenire necessariamente in assenza di ossigeno perché lo scatto viene fatto molto spesso in apnea, prendendo fiato solo alla partenza. Il fisico sviluppa di conseguenza una notevole massa muscolare con poca massa grassa.

L’allenamento dev’essere quindi specifico per la distanza che si andrà a percorrere, esercitando maggiormente un’attività a discapito dell’altra per abituare il più possibile il fisico a resistere e produrre energia anche in condizioni drastiche.

di Marta Maresca

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