Napoletanità: un modo a sé d’affrontare la vita

di Olimpia Branno

Si sa, ognuno ha un modus operandi proprio per affrontare la vita. Quello dei Napoletani però, è uno spirito comune davvero particolare, che spinge a collaborare in sinergia tra loro spinti da una sola forza motrice: l’empatia.    

Resilienza – re·si·lièn·za: in psicologia, la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà. Un vocabolo che potrebbe essere usato per le più disparate situazioni o per sottolineare la tenacia di alcuni individui rispetto ad altri; ma mai si pensa possa essere preso in considerazione per etichettare e spiegare, con un’unica parola, l’anima di un popolo.

Quello Napoletano è un popolo, si sa, pieno di contraddizioni e difficoltà. Certo pur volendo fare un excursus storico, probabilmente non risulterebbe chiaro per quale motivo questo popolo possa essere così unito ed empatico di fronte alle difficoltà: sì, perché a Napoli quando il vicino di casa, il dirimpettaio, lo zio del cugino di secondo grado o semplicemente un conoscente è in difficoltà, la città reagisce in un certo modo. Quasi sistematicamente, come se fosse un cliché, ci si aiuta, non si lascia nessuno solo e si fa resistenza. Spesso, nelle parole di conforto, tra napoletani, non è difficile ascoltare frasi tipo “mai più nera ‘da mezza notte po’ venì” (peggio di così non si può) oppure “adda passà a nuttata” (deve passare questa notte pesante ed infernale). Proprio con questa espressione il grandissimo Edoardo de Filippo ha tentato allo stesso modo, nella grandissima rappresentazione teatrale Napoli Milionaria, di mettere sulla scena il carattere e la forza d’animo di questo popolo, che a primo sguardo potrebbe essere scambiato per passività. Invece, in questa espressione possiamo cogliere tutta la speranza posta nel domani, la tenacia, la resistenza, la volontà di volercela fare e arrivare al domani. Per anni i Napoletani sono stati calpestati, denigrati, etichettati, accusati d’essere svantaggiati perché non gli è mai interessato ribellarsi a ciò che non andava bene. Contro ogni aspettativa, questo popolo così forte ha una grande storia di ribellione alle spalle; da Masaniello che tentò di liberare la sua città, ma fu poi ucciso prima che riuscisse a trovare supporto, alle quattro giornate di Napoli per liberarsi da un assedio mortificante, fino a giungere alla scacciata dei Nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Pochi sanno che Napoli fu la prima città a liberarsi in modo indipendente dalla dominazione straniera, prima ancora che arrivassero gli aiuti d’oltreoceano.

Ma allora perché, se questo popolo è stato sempre capace di respingere la negatività, ha nel suo trascorso una fitta rete di dominazioni straniere? Partendo dal presupposto che Napoli ha sempre avuto una sua identità, riuscendo però ad essere sempre ricettiva alle novità e a quanto di buono ci fosse intorno, ci basterà questo per capire che fin tanto la dominazione ‘’fosse positiva’’ questo popolo riusciva a cogliere per sé quanto di buono c’era, riuscendo a migliorarsi.

Detto questo, forse, una piccola postilla potemmo appuntarla sull’accezione dell’espressione “adda passà a nuttat”: che non sia solamente un punto d’appoggio per superare le avversità, ma si cerchi comunque di trovare delle possibili soluzioni senza aspettare che la situazione passi da sé o che Dio accorra in nostro soccorso. Giusto per rimanere in tema, potemmo anche dire che “Aiutati che Dio ti aiuta!”

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