Incontro d’autore: Maurizio De Giovanni e Diego De Silva a #Rdl

di Mariangelo D’Alessandro

Lo scorso 5, 6 e 7 ottobre il Museo Archeologico di Napoli ha ospitato la fiera Ricomincio dai libri, manifestazione che anno dopo anno riesce a unire migliaia di appassionati della lettura.

Venerdì 6 la fiera ha ospitato due delle più grandi penne della letteratura italiana contemporanea: Maurizio De Giovanni e Diego De Silva che hanno presentato i loro due ultimi lavori.

Maurizio con Il purgatorio dell’angelo fa vivere ai lettori una nuova indagine napoletana del commissario Ricciardi. Diego, invece, presenta al pubblico Superficie, un libro dove l’autore, con le sua irriverenza, le sue frasi fulminee, si prende gioco di noi, mettendo in risalto la stupidità umana e la sua superficialità.
Mediatore della presentazione è Francesco Pinto, regista e dirigente televisivo della Rai, grande amico e collaboratore dei due scrittori.

Nella sala non c’era spazio nemmeno per sedersi a terra ma il destino, questa volta, a differenza delle lezioni universitarie, ha voluto riservare un posto comodo per i miei glutei: una sedia. Così sono riuscito a godermi la presentazione e la fantastica atmosfera che questo trio è riuscito a creare.

Si è parlato molto della differenza tra film e libro. Maurizio non ci pensa due volte a sottolineare la superiorità del libro rispetto al film, proprio perché regala la possibilità al lettore di immaginare le scene. Dietro la produzione del film c’è un grande lavoro, ma il libro è sempre il libro.
Quando, però, un film riesce a superare il libro, allora è davvero un capolavoro, afferma, invece, Diego.

Maurizio spende qualche parola per Andrea Camilleri, il “papà” del commissario Montalbano. Afferma che Camilleri è riuscito a traghettare la narrativa italiana nelle librerie.

Il commissario Ricciardi, spiega Maurizio, è un personaggio che invecchia, a differenza del commissario Montalbano, e come tutte le cose intrappolate nel tempo, è destinato a sparire senza essere sostituito. I bastardi sono la siepe mentre il commissario Ricciardi è l’albero, queste le parole di De Giovanni. La siepe può sempre essere sostituita, ma l’albero, con il suo tronco, le sue radici, non può essere cambiato.

L’amato scrittore non si sofferma molto sulla storia dell’ultima opera, ma come sempre riuscirà a sorprendere il lettore che, molto probabilmente, “divorerà” il libro come tutti quelli precedenti.

Afferma, però, che il prossimo libro sulla serie sarà anche l’ultimo…
Con questa frase, nella sala, è calato il silenzio e molte signore che venerano lo scrittore napoletano erano sul punto di svenire. Manca davvero così poco alla fine delle avventure del commissario Ricciardi? Lo scopriremo presto.

I due autori ovviamente si soffermano sull’importanza della lettura e della scrittura. Lo stesso modo di scrivere e ciò che si vuole trasmettere sta mutando negli ultimi anni. Queste le parole di Diego:

Oggi il gesto della scrittura sta molto cambiando, perché non riusciamo più a fare niente senza la tecnologia, senza una macchina che ci aiuta.

Con la lettura si ha un distacco dalla realtà. Qualsiasi cosa si dica bisogna essere bravi perché la gente non ha più il tempo nemmeno di ascoltare, tutto va veloce.”

Diego De Silva sa bene che nella TV c’è molta superficialità e questa viene assorbita dal pubblico. Non perde occasione di affermare che la colpa è proprio di chi continua a trasmettere “schifezze”.

In Superficie Diego mette in risalto la sofferenza che ci circonda. Parla del mondo, della situazione politica italiana, parla delle menzogne, di chi vuole prenderci in giro, di chi pensa che l’uomo sia stupido. Ma arrivati a questo punto l’uomo, forse, è veramente stupido. Traspare nella voce di Diego la rabbia perché quello che manca oggi è proprio quello che si dovrebbe fare a tutti i costi: una sana resistenza.

Conclude il discorso con una citazione del libro, molto probabilmente rivolta agli ultimi “personaggi” della scena italiana:

“Abbiamo cambiato il mondo… ma è venuto peggio.”

 

Foto di Chiara Antenucci

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