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Mozart VS Salieri: La calunnia è un venticello…

Può una diceria messa in giro nell’‘800 avere eco ancora oggi?

Chiedetelo alla figura del compositore Antonio Salieri, oscurata dalla calunnia.

Il 5 dicembre 1791 muore a Vienna Wolfgang Amadeus Mozart, a soli 35 anni. Subito alcuni giornali berlinesi iniziano a diffondere la notizia che la causa della morte del compositore, date le condizioni in cui versava il corpo, sia da attribuire al veleno. I sospetti di questa supposizione vengono fatti ricadere su Antonio Salieri, compositore di corte presso Giuseppe II d’Asburgo.

Era nota a tutti da tempo la presunta rivalità tra Salieri e Mozart, anche se in realtà si trattò solo di pochi casi isolati; per l’immagine del compositore italiano l’accusa dell’avvelenamento di Mozart fu il colpo di grazia per la sua immagine unito al fatto che negli ultimi anni della sua vita, cieco e mal ridotto, Salieri venne ricoverato in ospedale, dove passava le giornate autoaccusandosi della morte di Mozart.

Da questa serie di calunnie e ipotesi vennero prodotte diverse opere a riguardo: nel 1830 lo scrittore russo Aleksandr Sergeevič Puškin scrisse Mozart e Salieri (Invidia), un dramma in cui viene presentato un Salieri corroso dall’invidia e fuori di sé che uccide Mozart avvelenandolo.

Dall’opera di Puškin venne successivamente tratta la pièce teatrale Amadeus, di Peter Shaffer, che sarà a sua volta presa come modello di riferimento per l’omonimo, e ben più noto, film di Miloš Forman (per saperne di più sul regista clicca qui), che incassò ben 8 oscar.

Il grande pubblico ha preso per storicamente attendibili queste ultime opere, facendo cadere nell’oblio e nel disprezzo il nome del compositore italiano.

Salieri è stato brutalmente “ucciso” dalle dicerie e da diverse opere, quella di Puškin in primo luogo; ma come distinguere la storia dal falso?

Volkmar Brauenbehrens è stato il primo autore moderno di una biografia su Antonio Salieri; la sua opera, insieme ad altri resoconti storici tentano di dare la dignità ingiustamente persa al compositore. Innanzitutto c’è da dire che la musica di Salieri e di Mozart risulta avere molti punti in comune e quindi rende vana l’idea di un’invidia così corrosiva da far pensare addirittura all’omicidio.

Nonostante sia storicamente annotato come in certi momenti Mozart abbia sentito come una sorta di astio da parte di Salieri è altrettanto vero che i due compositori produssero diversi lavori insieme e che Salieri, nel ruolo di Kapellmeister, abbia preferito mettere in scena alcune opere di Mozart, come la poco apprezzata Le nozze di Figaro, piuttosto che le sue. Salieri fu maestro di grandissimi compositori dell’epoca come Schubert, Liszt, Beethoven e addirittura del figlio di Mozart stesso.

Riguardo allo stato in cui versava il cadavere del giovane compositore, è storicamente risaputo come la morte di Mozart sia in realtà da attribuire a una veloce ma letale malattia.

Il lavoro di Puškin prendeva spunto da una diceria e utilizzava i due personaggi non per narrare una loro rivalità, ma come espedienti narrativi per far emergere due tipologie personali diverse, in profonda antitesi. Purtroppo il lavoro di Puškin, sebbene parli dell’uccisione di Mozart da parte di Salieri, ha, come riporta Maria Agostinelli, “ucciso Salieri stesso”.

Dell’ombra di quel che rimane del nome del grande compositore ci rimangono però molte delle sue composizioni, tra cui le bellissime overtures.

Diceva bene il Don Basilio de Il barbiere di Siviglia di Rossini:

“La calunnia è un venticello,

un’auretta assai gentile

che insensibile, sottile,

leggermente, dolcemente

incomincia a sussurrar.

[…]

… nelle orecchie della gente

s’introduce destramente

e le teste ed i cervelli

fa stordire e fa gonfiar.”

Davide Cacciato

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Davide Cacciato

Sono Davide Cacciato, siciliano trapiantato a Napoli classe ‘97. Laureato in lingue e culture orientali, so dire “ho sonno, lasciami stare” in 10 lingue diverse. Copywriter e content maker freelance, redattore e vice art-director per La Testata fin dalla sua nascita. Il mio maggior pregio? Senz’altro la modestia!
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