L’amido come alternativa al petrolio

di Marta Maresca

L’inquinamento ambientale è un problema quanto mai attuale, che ha condotto la società a ricercare soluzioni atte a invertire l’andazzo attuale.

Le materie plastiche furono un’incredibile innovazione del dopoguerra perché permisero la produzione di oggetti di uso comune in un materiale più leggero ed economico. Probabilmente il grosso errore compiuto dalla società, nel corso degli anni, è stato quello di rendere usa e getta utensili composti di un materiale che è destinato a durare nel tempo. Da questo atteggiamento è derivato l’inquinamento da materie plastiche di cui oggi è vittima il nostro ecosistema, che ha costretto le industrie a elaborare un’alternativa per tentare di salvare l’ambiente. A tal proposito sono stati ideati materiali prodotti a partire da sostanze vegetali che si degradano più velocemente rilasciando nell’atmosfera sostanze non dannose.

L’amido è la materia prima utilizzata maggiormente: è un polimero naturale costituito da catene di glucosio, le cui fonti principali a livello industriale sono il mais, la tapioca, le patate e il riso. Per questo motivo le bioplastiche hanno un nutrito gruppo di avversari che sostengono che queste sottrarrebbero derrate alimentari alla popolazione.

Per ottenere i poliesteri d’interesse, l’amido deve subire un processo di raffinazione e fermentazione che lo rende elastico e malleabile agli scopi prefissi. A tal proposito talvolta è miscelato con i polimeri derivanti dall’acido polilattico (PLA) per ottenere bioplastiche più resistenti alla temperatura o all’umidità.

Un enorme vantaggio dell’utilizzo delle plastiche di origine vegetale, rispetto a quelle di origine fossile, è rappresentato dall’elevata biodegradabilità: difatti le bioplastiche si degradano nell’ambiente nell’arco di mesi, mentre invece si parla di anni nel caso dei manufatti plastici prodotti a partire dal petrolio. Inoltre, una volta giunti alla fine del proprio ciclo di vita, i polimeri di origine vegetale possono essere trattati chimicamente o enzimaticamente per produrre compost utilizzabile come concime in agricoltura, risolvendo il grave sovraccarico cui sono sottoposte le discariche ed evitando il rilascio nell’atmosfera di gas inquinanti dovuti alla combustione di rifiuti non biodegradabili.

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