L’ingovernabile: il sintomo e il suo rapporto con l’inconscio

di  Ferdinando Ramaglia

Immaginiamo di essere nella nostra camera, dove conosciamo la collocazione di ogni oggetto; sappiamo dove sono la nostra maglietta preferita, il poster del nostro idolo, le foto della nostra infanzia. Tutto è al suo posto, siamo sicuri di riuscire a trovare qualsiasi cosa. Adesso, invece, immaginiamo che, mentre siamo in bagno a fare una doccia, all’improvviso una persona entri nella nostra stanza e inizi a spostare tutti i nostri oggetti. Abbiamo lasciato i nostri vestiti in camera e ogni volta che vogliamo accedere a quel luogo, c’è sempre un buio pesto, come se fossimo bendati. Non si vede nulla, ma c’è comunque tutto; la nostra sicurezza crolla, siamo nudi, abbiamo addosso solo qualche asciugamano e chissà dove sono le nostre mutande.

Ecco, quel disordine è il sintomo e quella persona è proprio l’inconscio. Sebbene la metafora dipinga l’inconscio come un intruso, questo è tutt’altro che estraneo alla nostra persona, anzi, è parte di essa.

Come sosteneva Freud, “l’Io non è padrone in casa propria”, questo perché gli effetti di un evento traumatico non incidono solo su ciò che è cosciente, ma si presentano sotto forma di situazioni ingovernabili, al di là del nostro controllo.

Per dare una spiegazione a tutto questo pensiamo agli effetti che i traumi psicologici possono avere sulle persone:

perché un evento molto intenso può tormentare l’intera esistenza di un individuo?

Gli scienziati incalliti e poco propensi a distaccarsi dall’empirismo diranno che è tutto frutto del nostro cervello, dell’informazione che si sedimenta nella memoria e nel modo con cui, cognitivamente, l’abbiamo elaborata; che è tutta questione di neurotrasmettitori. Possiamo affermare con certezza che avviene anche questo e la biologia ha sempre una spiegazione attendibile, ma non chiarisce il modo con cui l’individuo fa esperienza di quell’evento. A livello inconscio, il trauma si forma perché una scarica molto intensa di sensazioni, come energie, viene recepita nell’immediato, come un fulmine che attraversa il corpo, senza che l’individuo sia lontanamente preparato a quell’evento, senza che si formi quell’angoscia preparatoria che permette di fargli fronte. Ecco, in concomitanza con il trauma, avviene un fenomeno denominato coazione a ripetere, dove il soggetto “si pone attivamente in situazioni penose”, dimenticandosi dell’evento scatenante e con la convinzione “che esso sia motivato dalla situazione attuale”.

La schizofrenia ad esempio ha una importante connessione con l’inconscio. Una delle sue cause è spiegata nel film Family Life di Ken Loach, dove Janice, una giovane ragazza inglese, viene costretta ad abortire dalla madre, una donna molto autoritaria, contro la sua volontà. L’eccessivo controllo e la totale mancanza di comprensione nei confronti della figlia provocheranno, nella povera giovane, un sistematico crollo mentale, fino alla schizofrenia. Questo perché l’inconscio non si nutre solo di eventi necessariamente lontani da noi o improvvisi, ma anche da ciò che viviamo quotidianamente, come la nostra famiglia. Da piccoli ci insegnano cosa è giusto e cosa è sbagliato, in un certo senso prendiamo spunto dalla realtà che i nostri genitori ci propongono, fino a distaccarci; fino a creare la nostra realtà. Ma, nel caso di Janice, questo distacco non è mai avvenuto. Lei, inconsciamente, non era capace di distinguere ciò che la feriva – le imposizioni della famiglia – da ciò che le faceva bene – come la propria autonomia -.

Jenice era completamente passiva alla vita. Senza volerlo, pur sapendo che non avrebbe dovuto farlo, lo era e non sapeva il perché. Come dice Adam Philips, uno psicoanalista contemporaneo, “i sintomi sono una forma di conoscenza verso noi stessi”; probabilmente Janice si era convinta, fino allo strato più profondo della propria persona, di essere incapace di raggiungere l’autonomia, come gli aveva fatto credere la madre, dunque: è così sano conoscersi? È così sano avere la totale convinzione che tutto sia sempre al proprio posto, come lo immaginiamo?

 

 

 

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