Amici per i neuroni

di Martina Casentini

Scegliamo gli amici in base a ciò che ci piace oppure, a lungo andare, ci piacciono le stesse cose che piacciono ai nostri amici?

I primi studi sulla comunicazione partirono da un modello semplice e basilare, detto modello ipodermico, in base al quale ad ogni stimolo dato dai mezzi di comunicazione seguiva una risposta uguale per tutti i riceventi in quanto, come un ago, lo stimolo veniva iniettato nelle vene delle persone e queste non potevano fare a meno di assimilarlo.

Oggi, dopo decenni di studi, sappiamo che non è affatto così. Eppure, spesso, può accadere che, ad uno stesso stimolo, due o più soggetti abbiano la stessa risposta.

Dicono che dopo qualche anno ci si abitua a stare insieme, ma dicono anche che senza stare insieme ci si annoia.

“Mi manchi.”

“Mi manca il fatto che mi capisci.”

“Io e il mio migliore amico siamo uguali, non ci si crede! Ci siamo proprio trovati!”

Quante volte, dopo una giornata passata con un amico, tornando a casa vi accorgete di fare o dire qualcosa che lui ha fatto o detto ripetutamente durante quel tempo che avete passato insieme? O quante volte vi accorgete di avere comportamenti simili a persone con cui passate molto tempo durante la giornata, come un compagno di classe o un collega di lavoro?

Ad esempio, io e una mia amica ci conosciamo da oltre mezza vita: lei era seduta di fronte a me, quando sognavo sopra a quel caro e buon vecchio banco delle medie, e si toccava i capelli in un modo che detestavo. Oggi siamo amiche da circa tredici anni e delle volte mi accorgo di toccarmi i capelli in un modo simile al suo.

Lo facevo già da prima e non me ne ero mai accorta?

Non lo so.

Quel che so è che spesso ci somigliamo più di quanto ricordassi.

Una volta le ho detto: “Ci completiamo”, facendo riferimento ai gusti per il cibo, ma ora mi viene un dubbio: che ci fossimo completate pian piano, reciprocamente, un po’ io con lei e un po’ lei con me, durante tutti questi anni passati insieme?
A rispondere alla mia domanda è stata una scienziata dell’Università della California: Carolyn Parkinson. Con alcuni suoi colleghi, la specialista ha sottoposto degli studenti ad un test di scansione celebrale per valutare la loro risposta durante la visione di diversi video. La scansione ha monitorato il flusso sanguigno nel cervello e l’attività neuronale dello stesso, mostrando come risultato una forte corrispondenza tra i valori di questi e il grado di amicizia che esisteva tra i soggetti. Gli scienziati sostennero, infatti, di poter essere capaci di individuare le coppie di amici anche solo tramite i risultati di questa scansione.

Secondo gli studiosi, in conclusione, coppie o gruppi di amici, soprattutto se passano una quantità elevata di tempo insieme, rispondono agli stimoli esterni in modo simile, se non completamente uguale: si distraggono nello stesso modo e si concentrano allo stesso modo, hanno gli stessi desideri e anche le stesse reazioni.

Non sarà mica per questo che voi maschietti litigavate per la fidanzatina alle elementari?

Mi viene da pensare a me e la mia vecchia amica che, quando vediamo la M gialla del McDonald, decidiamo, di comune accordo e con un piccolo sguardo, di iniziare la dieta lunedì prossimo e di andare a mangiare.

Gli scienziati hanno dato una risposta anche a questo?

Non so se ci siamo trovate o se il McDonald abbia trovato noi, ringrazio la Parkinson per avermi fatto pensare tanto ma, scusate, ora noi andiamo a prenderci un bel Crispy McBacon.

Bon appétit!

L’elaborato prende le informazioni sul caso da un articolo del Corriere della Sera, tutto il resto è fame.

 

 

Foto di Lorenzo Vitale

 

 

 

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