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Torre Annunziata tra bellezza e mistero…

di Nastri Veronica e Palumbo Paola

“Maronn’, musica e Savoia semp’ rind’ o’ cor”. Ecco la frase che più rispecchia il vero torrese. Torre Annunziata incanta cittadini e turisti con la sua spiaggia, la sabbia nera, l’odore della farina e del mare.

Pagus Suburbanus Pompei – Sobborgo di Pompei: così era definita da Plinio il Giovane Torre Annunziata, comune italiano in provincia di Napoli.

Fino all’eruzione del 79 d.C. era chiamata Oplontis ed era residenza estiva dei patrizi romani, grazie soprattutto ai suoi impianti termali.

La testimonianza più importante che abbiamo oggi è la Villa di Poppea, moglie dell’imperatore Nerone. Dopo la catastrofe la cittadina è stata delimitata da un lato dalla “Silva Mala”, una fitta boscaglia, e dall’altro dalla cosiddetta “Terra Vecchia”, deposito del materiale eruttivo che dopo la solidificazione ha generato una roccia. Questi due poli hanno dato vita a Torre Annunciata. Il prefisso nato da una torre di difesa; “Annunciata” in onore della Vergine, solo successivamente mutò in Annunziata.

Importante simbolo è la Fabbrica D’Armi fatta costruire nel 1758 da Carlo di Borbone, assieme alla più recente pasta Setaro.

Il 22 ottobre, festa votiva di Torre Annunziata, pervade la comunità sin dai primi giorni del mese: i negozi ridenti e lucenti, le strade sempre piene di bancarelle e luminarie… Questa ricorrenza nasce nel lontano 1804, quando a causa di un’imminente eruzione i cittadini torresi si erano rifugiati nella chiesa dell’Annunziata e avevano deciso di portare l’immagine della Madonna della Neve per le strade cittadine. Attraverso l’oscurità, che pervadeva le strade, arrivarono in piazza Ernesto Cesaro. Qui un raggio di sole illuminò il volto della Madonna: tornò a risplendere la luce del giorno e l’eruzione si arrestò.

Da allora ogni anno si celebra questa festa.

C’è stato un tempo in cui Torre Annunziata era un luogo di vanto per tutta la comunità, ma oggi, per le nuove generazioni in particolare, riesce difficile, quasi impossibile, pensare ciò e vedere nel centro oplontino un luogo di fermenti operai, un punto di riferimento per la cosiddetta “arte bianca”.

Ricostruire la vita di una Torre che non c’è più non è semplice, ma si va a scoprire che i problemi di ieri sono spessi gli stessi di oggi: com’è che si dice? Come un film già visto, spesso, il passato non insegna niente e la storia si ripete. Conoscerlo, però, questo passato può essere già un piccolissimo passo in avanti. Riportare a galla la storia ci fa capire da dove veniamo e traccia una via verso il futuro; ovviamente sta a noi decidere se percorrerla o meno.

Puntare il dito contro Torre Annunziata e i torresi è facile; le voci diventano sempre più insistenti, tendono a denigrare questa cittadina per tutto ciò che è accaduto in questi anni, senza però trovare un mandante, delle cause e delle conseguenze.

Negli anni Torre è stata ricordata per le stragi di camorra, per lo spaccio di droga, per i terribili avvenimenti che includevano anche i più giovani: delinquenti, strozzini e servienti. Tutto questo ha condizionato l’avvenire di una cittadina che un tempo era stata più che fiorente.

Ieri come oggi, il nostro territorio continua a soggiacere alla mercé dei potenti di turno e ad essere considerato “terra di nessuno” sotto gli occhi indifferenti di amministratori incapaci, ma non si sono ancora spenti gli echi di speranza dei giovani, con le tante manifestazioni o associazioni di cui fanno parte per risollevare e riscattare la cittadina.

Il 2017 non è stato un anno ridente per la cittadina torrese, dove il sole splende ma non sembra lo stesso di prima, la gente ride ma non è un suono sereno e spensierato. Eppure i cittadini sempre uniti vanno avanti, tenendosi per mano e forse non si sono mai tenuti stretti quanto ora.

Due le tragedie che hanno scosso l’animo dei torresi; la prima cade esattamente un anno fa…

Il 7 luglio 2017, in apparenza la più comune e soleggiata giornata d’estate, si rivelò tragica a causa del crollo di una palazzina in Via Rampa Nunziante. Niente fu più come prima, la quotidianità venne spezzata da cumuli di polvere e brandelli di vestiti, nulla si sapeva delle famiglie presenti nelle abitazioni. Torre Annunziata si chiuse a riccio, i suoi figli pregavano e scavavano nella speranza di trovare i propri concittadini sani e salvi. Dalle macerie il giorno seguente furono estratti i corpi delle vittime dalle autorità competenti, che fin dalla notte del disastro lavorarono incessantemente. Due famiglie intere furono stroncate insieme ad un’anziana signora. Non si sa se parlare di inoperosità o indifferenza delle amministrazioni.

A distanza di pochi mesi: “Torre Annunziata ha perso un altro figlio”.

La notte di venerdì 13 ottobre un giovane ragazzo di 25 anni perde la vita in un incidente stradale. Mai il destino fu più beffardo, una giovane vita stroncata forse dalla leggerezza con cui le cose si fanno a quest’età. Sembrava un venerdì sera come tanti, trascorso in compagnia degli amici: il solito bar, una birra, poi un giro in auto. La leggerezza di cui parlavo prima è pensare che possiamo controllare tutto, che nulla può accadere, la velocità non ci spaventa… Ma ci sbagliamo, e questo fa tanta paura.

Gli abitanti riuniti nel giorno del funerale hanno organizzato un corteo e gli amici uno striscione: “Ciao ‘Bruce”, nome con cui si faceva chiamare poiché era un fan di Bruce Lee.

“IL RICORDO DI TE È L’UNICO PARADISO DAL QUALE NESSUNO POTRÀ MAI ALLONTANARCI”: è questa la frase dedicata e incisa sulla maglia che è stata indossata durante il corteo, conclusosi con l’ultimo saluto davanti al bar che il giovane era solito frequentare.

Tutte le storie che sono state sopra citate, descritte o fotografate rappresentano la realtà di una città che spesso è stata in ginocchio, ma che ci rende orgogliosi per la passione, la capacità, l’ingegno, il coraggio con cui ha cercato di combattere il naturale disperdersi di forze positive.

In fondo, per noi che abbiamo vissuto e viviamo questa realtà completamente diversa dalle altre, scrivere di Torre Annunziata è una necessità, una condizione di benessere che dà vitalità alla nostra abitudinaria azione quotidiana.

È come inserire linfa all’interno del nostro organismo per rigenerarci, è proprio ciò di cui ha bisogno Torre per tornare a respirare, per la ricostruzione di un futuro decisamente migliore.

Lo dobbiamo a noi stessi, ma soprattutto a chi verrà dopo di noi e a chi non c’è più.

“Alla gioventù torrese.

Chi non porta in cuore l’amore per la sua terra,

non è mai nato alle bellezze della vita” – Fioravante Meo

 

 

La Redazione

Ciao! Sono la Redazione de La Testata – Testa l’informazione. Quando non sono impegnata a correggere e pubblicare articoli mi piace giocare a freccette con gli amici.
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