Quando l’arte ti consola

di Ilaria Aversa

Incontro ravvicinato con un artista dei giorni nostri.

                                                                     Ruben Staiano e “Cuore Spinoso”

Due ginseng, uno per me e l’altro davanti a un ragazzo pacato, dalla voce rilassata e gli occhi gentili. Si chiama Ruben Staiano, e di mestiere fa l’artista. Sì, perché al mondo, per fortuna, c’è ancora chi è in grado di seguire quelle che sono le proprie passioni e non fermarsi di fronte a nulla.
Ho avuto la possibilità di conoscerlo a una sua mostra in penisola sorrentina e di innamorarmi delle sue opere. Sono quadri che parlano, quelli di Ruben, che ti guardano dentro e dicono quello di cui hai bisogno.
Sono curativi.
“Mi esprimo meglio con le immagini che con le parole”, mi dice.
E qui, di fronte a quei due ginseng, in una giornata di pioggia, comincia la nostra chiacchierata.

Una domanda per rompere il ghiaccio: da quanto tempo hai cominciato a dipingere e cosa ti ha spinto a intraprendere questa carriera?
“È stato qualcosa che ho sempre avuto. Mi ricordo quando ero piccolo, prendevo una rubrica che usavo come album per gli schizzi e appena vedevo mia nonna subito la ritraevo. Ho sempre cullato questa passione. Da tre o quattro anni a questa parte ho preso la decisione di vivere di questo, che è la mia unica fonte di guadagno. Non è facile, però…”.

Hai anche un tuo studio?
“Sì, ho una casetta di legno che uso come atelier, è l’unico spazio che ho a disposizione, vicino casa”.

A cosa ti ispiri principalmente quando dipingi?
“La mia principale fonte di ispirazione penso sia il desiderio stesso di emozionare. Credo che i quadri siano come delle porte attraverso le quali qualcuno possa entrare e trarne beneficio. Oltre questo, mi ispiro molto alla natura e all’anatomia. Infatti ritraggo spesso fiori e cuori”.

C’è qualche tua opera verso la quale nutri una particolare affezione?
“Sì, ‘Cuore Spinoso’ e ‘Audrey’. Sono quadri a cui sono particolarmente affezionato perché sono loro che in primis mi parlano.
Cioè, questi quadri coinvolgono le persone, ognuno dà una propria interpretazione raccontando, senza farci caso, quello che sentono. È lo stesso che capita a me, quando li guardo: riesco a vedermi, a capire dove sono, a guardarmi dentro e quindi anche a prendere decisioni”.

                                                                                         “Audrey”

Il tuo nuovo progetto, Alive Wave, fa parte della serie “Ruben Staiano film”. Ce ne parleresti?
“Consiste in una combinazione di pittura e riprese, in modo da riuscire a canalizzare al meglio quello che voglio dire. È un convergere il tutto verso forti emozioni. Ha anche lo scopo di scoprire nuovi posti e trarne ispirazione. Inoltre resta un bel ricordo per me. Non voglio specificare i luoghi ripresi dandone una posizione geografica precisa, volevo rendere il tutto astratto. Il messaggio stesso non deve essere influenzato da nulla, nemmeno dal luogo, in modo che ognuno lo veda per quello che è”.

Come descriveresti il tuo stile?
“Qui c’è un problema unicamente mio. Non riesco a dire la parola quadro. Forse gli inglesi lo descrivono meglio usando il termine artwork, rende di più l’idea. L’uso del materiale è innovativo, parte sempre da quella voglia di emozionare che, con la crescita, sta maturando. Ora sento di creare messaggi che devono solo essere accolti da chi vuole riceverli”.

Domanda da un milione di dollari: com’è essere artisti oggi?
“La preoccupazione c’è, il dipendere da un qualcuno che ti commissiona un quadro non è facile. A volte il talento non basta, bisogna avere anche fortuna, incontrare i giusti agganci, riuscendo a muoversi senza raccomandazioni”.

C’è qualche mostra che ti è rimasta particolarmente nel cuore?
“Una fatta a luglio dell’anno scorso, ‘Extension of real’. Il reale era il giardino, la natura, l’estensione erano i miei quadri che la rappresentavano. Quello è il mio mondo”.

Hai in mente qualcosa per qualche progetto futuro?
“Di alcuni non ne posso parlare, vorrei dare un bell’impatto a sorpresa. Posso dire che organizzerò una mostra al Chiostro di San Francesco a inizio luglio e girerò il secondo capitolo della serie di film nelle nostre zone, cercando di esprimere il concetto di casa come luogo in cui rifugiarsi, un posto sicuro. Questo è un altro mio aspetto, consolare attraverso l’arte”.

“Vorrei trovare non una scappatoia dalla realtà, quella resta tale, ma un motivo per cui una persona si possa fermare e capire che la frenesia di questo mondo che corre troppo velocemente porta all’apatia.
Siamo insensibili verso ogni cosa, ormai. L’arte va contro tutto ciò e desidero sfruttarla per questo. Voglio mettere me ed i miei lavori a disposizione di chi ha bisogno”.

Alive Wavehttps://www.youtube.com/watch?v=S17kIWhRJDI&feature=youtu.be

Per rimanere informati su tutti gli eventi organizzati da Ruben Staiano:  https://www.facebook.com/rubenstaianogallery/

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