Narcos: realismo magico

di Davide Cacciato 

Narcos è una serie televisiva targata Netflix che racconta le vicende dei narcotrafficanti colombiani e degli uomini incaricati di fermarli. Le prime due stagioni sono incentrate sulla figura di Pablo Emilio Escobar Gaviria – el patrón – e sul cartello di Medellín.
Nella prima è trattata la sua scalata verso il potere, nella seconda si assiste invece al suo graduale indebolimento, che lo porterà alla morte il 2 dicembre 1993.

La sigla è una di quelle che resta impresse nella mente e non se ne va più via: Tuyo, di Rodrigo Amarante.
Si tratta di un brano magnetico, passionale, che immediatamente si insinua in noi e che senza rendercene conto ci sorprendiamo a cantare. Le immagini della sigla d’apertura mostrano le bellezze della Colombia intervallate da quelle di narcotrafficanti e forze armate: la summa di ciò che andremo a vedere.

Una delle prime inquadrature della serie ci presenta una didascalia che introduce al realismo magico, inteso come “ciò che accade quando un racconto realistico e molto dettagliato è invaso da elementi troppo strani a cui credere”.
Il realismo magico nasce in Colombia nel 1967, grazie al fenomeno letterario del romanzo Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez, e questa serie ne è pregna.

Sebbene molti avvenimenti sembrino quasi incredibili per essere considerati realmente accaduti, basta fare qualche ricerca per rendersi conto che questa improbabile serie di eventi in Colombia può essere chiamata storia; non a caso “c’è una ragione per cui il realismo magico è nato in Colombia”.

Nonostante Narcos abbia come protagonisti gli agenti che hanno portato alla distruzione del cartello di Medellín e alla morte di Escobar – in particolare l’agente Steve Murphy interpretato da Boyd Holbrook – c’è un attore che spadroneggia su tutti ed è Wagner Moura, che interpreta Pablo Escobar.

Proprio per l’occasione, quest’attore dalle origini brasiliane ha studiato lo spagnolo presso l’università di Medellín.
Le sue doti attoriali e la sua immedesimazione nel personaggio antagonista hanno fatto sì che il suo Pablo Escobar suscitasse fin troppa compassione ed empatia, nonostante sia tratti di uno dei criminali più famosi della storia.

Ci troviamo a tifare per Pablito e non per i “buoni”, anche se le vicende evidenziano che sia il governo colombiano, sia quello americano non siano esenti da un giudizio negativo. Non importa che faccia stragi di innocenti o che spacci tonnellate di droga, Don Pablo riesce ad avere il favore dello spettatore e ciò è sbagliato; sarebbe stato saggio indirizzare sentimenti meno positivi sul boss colombiano, così da provocare il giusto ribrezzo da parte del pubblico.

La serie è ben strutturata e intervalla scene recitate, foto storiche e parti di documentari che aiutano a dare veridicità e forza espressiva a tutto l’apparato narrativo.

Nonostante alcuni aspetti siano necessariamente romanzati e alcuni personaggi siano inventati o ispirati da controparti già esistenti, come la figura di Horacio Carrillo, la storia risulta essere sufficientemente fedele ai fatti realmente accaduti. L’aver lasciato in lingua originale i dialoghi dei colombiani è una trovata geniale che riesce a farci immergere ancora di più nella storia, risultando piacevole e per niente pesante.

La terza stagione è uscita il 1° settembre 2017, con la narrazione degli eventi post-Escobar; tra gli antagonisti sono presenti le figure di Gilberto e Miguel Rodríguez Orejuela, fondatori del cartello di Cali.

The blow must go on: https://youtu.be/kPPcmOV2S-U 

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