The Truman Show: Eden o caverna di Platone?

di Antonio Alaia 

“Io sono il Creatore…di uno show televisivo”

È proprio con questa frase che Christof, il fittizio creatore del The Truman Show, apre il film, mentre siede in un freddo studio televisivo posto al sicuro su una luna artificiale, lontano da Sea-Heaven Island e dal mortale Truman Burbank.

Avete mai immaginato un mondo come quello descritto da Platone nel suo famosissimo mito della caverna ma regolato dai princìpi greci dell’atarassìa, assenza di preoccupazioni, e aponìa, assenza di dolore?

Truman Burbank è un simpatico uomo sulla trentina, socialmente accettato, con un felice posto di lavoro, una splendida moglie, un amico fedele ma con una gran voglia di scappare alle isole Fiji!
Perché mai un uomo con una vita così idilliaca dovrebbe voler fuggire da tutto e tutti?
Perché mai un Eden dominato dall’atarassìa e dall’aponìa dovrebbe trasformarsi in una caverna prigione platonica?
Semplice, perché l’uomo, per fortuna, è ancora alla ricerca della verità!

Come nel caso del giardino dell’Eden, basta una mela per ricordare all’uomo la sua vera natura, il fascino per l’ignoto e il proibito.
La “mela” del film si chiama Sylvia, una ragazza che Truman incontra al college.
Lei ha l’odore del proibito, l’odore dell’ignoto e il piacevole sapore del non sapere cosa succederà domani. La donna gli fa assaggiare l’amore vero, non quello dell’atarassìa, e lo scaraventa lontano dall’aponìa quando è costretta a fuggire.

Da allora Truman è più attento ai dettagli: le foglie degli alberi fin troppo verdi, le auto fin troppo precise nel percorrere i tragitti quotidiani, la moglie fin troppo perfetta per essere vera.
Tutto così schifosamente impeccabile. Truman ora ha perso Sylvia ma ha trovato un’altra cosa: il Sole.
Il giovane è libero dalle catene che lo tenevano fermo a fissare il fondo della caverna, adesso può uscire fuori e scoprire il vero mondo.
Come un uomo che non ha mai visto la luce solare e prova dolore nell’aprire le palpebre, Truman è costretto a soffrire per godere della sua libertà: deve affrontare la sua paura del mare.
L’unico modo per fuggire da Sea-Heaven Island è via mare e il protagonista, a questo punto, è sicuro di sé.

Arrivato lontano, in mezzo alla distesa d’acqua, Truman può finalmente parlare con il Creatore, e saldare i conti con l’artefice di tutto.
Christof, come un padre amorevole che vuole il meglio per i suoi figli, illustra l’idea di fondo del progetto The Truman Show e spiega perché il mondo esterno è così poca cosa rispetto alla perfezione del suo.
Ma ormai Truman è libero, ha deciso di vivere gioie e dolori, di soffrire, di piangere e sorridere con sincerità, di ricevere critiche e amore vero, di avere Sylvia e di fuggire dal fittizio, di soffrire nella realtà piuttosto di essere perfetto nella finzione.

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