Cina, tra rigidità e trasgressione: il Classico delle Odi

di Ilaria Arnone 

L’immagine di una Cina rigida, chiusa nei suoi schemi e rigorosa nei suoi valori, è la stessa immagine che i suoi capi di Stato hanno cercato di promuovere nel corso degli anni.
L’ideologia confuciana è uno dei mezzi culturali utilizzati per inquadrare il popolo cinese in schemi ben fissati. Si basa sul rispetto delle regole e su un ordine cosmico ben preciso che include cinque rapporti fondamentali:
Padre-figlio.
Fratello maggiore-fratello minore.
Marito-moglie.
Sovrano-suddito.
Amico-amico (l’unico non fondato su un principio di subordinazione).

Ma il rispetto per la famiglia e per le istituzioni non sono gli unici principi su cui verte l’ideologia confuciana, la quale vuole portare gli uomini a osservare delle precise regole comportamentali fino a interiorizzarle e renderle proprie.
Questa è la Cina ideale, la Cina che in tanti, nel corso dei secoli, hanno cercato di realizzare. Ma qual è, invece, la Cina reale?
Tra le costrizioni dell’ideologia confuciana, fanno capolino il desiderio di trasgressione e la voglia di inserire tutti quegli elementi che la filosofia confuciana esclude a priori come il sentimento amoroso e la pulsione erotica. Anche all’interno dei “Cinque Classici Confuciani”, ovvero cinque libri attribuiti al filosofo, riscontriamo alcuni passi che sembrano contrastare fortemente con la linea di pensiero a cui fanno riferimento.
Prendiamo in esame un componimento del “Classico delle Odi” in cui vi è una strofa che allude alla presenza di un amante.

“…Hank! Unhand my girdle-knot,
stay stay stay
or the dog
may
bank…”

(Fermati, non mi slacciare la cintura perché ho paura che il cane abbai).

L’unica cosa che frena la donna nell’abbandonarsi ai piaceri carnali è la paura di essere scoperta. Ciò che desidera è fortemente ostacolato dal senso del dovere che però, non è interiorizzato e reso proprio, bensì è considerato un limite, un ostacolo alla libertà.
Da un altro componimento, sempre del “Classico delle Odi”, possiamo estrapolare altri interessanti spunti di riflessione:

“…Chung Tzu I dearly love;
but of what my mother and father say
Indeed I’m afraid…”

(Chung Tzu, io ti amo; ma ho paura di quello che possono dire i miei genitori).

Il rispetto nei confronti dei genitori, come già detto, è uno dei concetti cardine di questa ideologia. Alla luce di ciò, però, la loro volontà non dovrebbe mai essere intesa come un ostacolo ai desideri dei figli, anche se completamente divergente.
È chiara la presenza del conflitto tra natura e cultura, tra istinto e convenzione. Questa continua dicotomia tra ciò che concerne la società e ciò che la carne e i desideri ci spingono a fare e a dire, rende questo tipo di opera ancora più interessante, poiché ci fornisce un diverso punto di vista. Non bisogna pensare però che questo dualismo appartenesse allo stesso Confucio, bensì al mondo che si creò nel corso dei secoli intorno alla sua figura.

La disciplina, il rispetto, il senso del dovere e l’importanza dello studio come mezzo per raggiungere la
saggezza: tutti principi facenti parte di quello che concerne l’essere “confuciano”, termine che va oltre la
semplice appartenenza al filosofo, tanto da essere diventato una vera e propria caratteristica che racchiude in sé degli elementi ben precisi. Confuciani sono anche i “Classici”, che a oggi sappiamo non essere stati scritti dal filosofo stesso, almeno non interamente. Infatti, alcuni componimenti all’interno di queste raccolte risalgono a periodi antecedenti a lui stesso.

Questo ci dà sicuramente un’idea sul perché ci sia questa varietà di contenuti all’interno dei Classici.

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