Ho rivisto un film – Episodio 1 8 ½ di Federico Fellini
Sarà penso la quinta volta che riguardo questa opera d’arte sublime e senza tempo, capace di raccontare il cinema e la crisi di un uomo come mai nessuno prima e mai nessuno sarà in grado di fare.
Tendo a riguardalo in momenti della mia vita in cui sono in crisi, in cui i dubbi sono i miei migliori amici e l’ansia del futuro la mia compagna di merenda. Questo film è realmente terapeutico.
Se proprio vogliamo ridurlo ad una trama e delle parole, 8 ½ di Federico Fellini è la storia di un regista che dopo il grande successo dei suoi ultimi film, riceve un budget illimitato da un produttore padrone per realizzare un film. Guido (Marcello Mastroianni) viene accudito, coccolato, viziato da tutti, ma manca qualcosa. Così viene mandato a passare del tempo presso un complesso di terme naturali, dove incontra una ragazza che sembra fargli tornare l’ispirazione.
La genialità di 8 ½ sta nel suo regista, che non sapendo che vivendo gli stessi dissidi interiori del protagonista che porta in scena e fa un film su un regista che non riesce a fare un film. Il film è una dedica al caos armonico che è la vita. Dobbiamo imparare ad abbracciarlo e a viverlo, senza farci troppe domande.
Vorrei solo lasciare in questa piccolo spazio una lettera, che per un esercizio di scrittura creativa ai tempi dell’università, scrissi direttamente a Fellini:
” Caro Sig. Fellini.
Anche se il cuore mi suggerirebbe di rivolgermi a lei con il tu e chiamandola Federico, considerandola un mio amico e confidente, la sua grandezza e il rispetto che provo per lei mi impediscono di farlo. Ricordo ancora la prima volta che sentii parlare di lei, su un palcoscenico a lei molto noto e caro. Era il 2014 e Paolo Sorrentino, ritirando il premio oscar per il miglior film straniero, nei ringraziamenti prima di Maradona cita il suo nome. Da lì, incuriosito da chi potesse essere tale personaggio, digitai su Netflix il suo nome e cognome, palesando d’avanti a me l’unico suo film allora disponibile “La Dolce Vita”. Avevo solo 15 anni, troppo poco per apprezzare realmente quella pellicola, ma inspiegabilmente fu amore a prima vista. Guardare i suoi film mi faceva sognare, forse troppo. Mi distaccava da una realtà sulla quale mi forzavo a rimanere concentrato. Negli anni successivi, ammetto di averla trascurata, come ho trascurato la mia passione per il cinema, che solo grazie a lei però è ripiombata prepotentemente nella mia vita. Non a caso l’unico suo film che non avevo mai avuto il coraggio di vedere era 8 1/2, da come registi e attori ne parlavano avevo ormai capito che nel momento in cui avessi deciso di vederlo qualcosa sarebbe cambiato, il cinema mi avrebbe ripreso tra le sue braccia per non lasciarmi più. Sarà stata tutta l’aspettativa e la speranza che avevo riposto in quel film, ma dopo averlo visto non mi sono sentito cambiato, è successo qualcos’altro, mi sono sentito capito. Ammetto che ancora oggi dopo l’ennesima visione del suo capolavoro, non so se sono più io ad aver capito lei o lei ad aver capito me. Indipendentemente dalla genialità di fare un film su un regista che non riesce a fare un film, ciò che mi affascina è come il cinema possa essere così forte e potente quando immischiato con la vita vera. La scena dei provini, verso la fine del film ne è la prova lampante. Tramite 8 ½ lei mi ha fatto pensare che sì, il cinema è un modo per ricreare e modellare la realtà, ma è quando prende ispirazione e si mescola con la malinconia della vita vera e lì, che un film diventa davvero immortale e li che può fare la differenza. 8 ½ mi ha anche fatto capire che un uomo che non riesce può essere una storia, che probabilmente ha più cose da dire di chi fa troppo. “
Francesco Vacca
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