I nuovi padri

Il tempo trascorso dai padri con i propri figli è quadruplicato: nel 1965 questi trascorrevano una media giornaliera pari a 16 minuti, mentre oggi tale valore è giunto a 59.
«Non conta se per metà del tempo il genitore sta con il cellulare in mano. Che relazione potrà mai esserci? Come potrà mai incoraggiare il figlio? Come potrà spingerlo ad affrontare i rischi? A contenere le proprie emotività? Nella trasmissione del ruolo paterno devono essere compresi anche i valori che vanno condivisi nella quotidianità»
Mencacci, medico psichiatra (Direttore emerito Dipartimento Neuroscienze e Salute Mentale ASST Fatebenefratelli – Sacco, Milano).
La ricerca «Nuovi modelli di mascolinità» condotta da Ipsos su un campione di 800 giovani, maschi e femmine, dai 16 ai 24 anni, per il Centro di ricerca interuniversitario Culture di genere ha avuto come risultati il ritorno ad archetipi che sembravano superati e una asimmetria rispetto al modo di sentirsi per i ragazzi rispetto a come, invece, vengono percepiti dalle ragazze.
Il 49% dei maschi ha dichiarato di saper ascoltare e comprendere, ma solo l’8% delle femmine ha confermato queste qualità.
Gli atteggiamenti maschili sono influenzati da fattori culturali per il 61% del campione, dove inoltre il modello di riferimento risulta essere più il nonno che la figura paterna e questo comporta, di conseguenza un rimando al passato con una svalutazione del presente.
Ma quindi, quale sarebbe l’odierno ruolo della figura paterna?
Sigmund Freud sosteneva:
”Non riesco a pensare ad alcun bisogno dell’infanzia altrettanto forte quanto il bisogno della protezione di un padre”.
Se il rapporto madre – figlio è stato da sempre considerato il primo e il più importante legame affettivo nella vita di un individuo, grazie a numerosi studi e ricerche è oggi possibile affermare che non è l’unico ad avere un valore.
Il padre può e dovrebbe svolgere una funzione affettiva, educativa e relazionale favorendo autostima, regolazione emotiva, competenze sociali e sicurezza interiore nei figli (Lamb, 2010).
I nuovi padri desiderano essere presenti, farsi ascoltare e ascoltare i figli, ma non è semplice.
Ricoprire questo ruolo implica esser disposti a confrontarsi, ridefinire la propria identità passando così da un modello tradizionale a uno più partecipativo e affettivo. Convivere con pressioni sociali e culturali, imparare a gestire le proprie emozioni, soprattutto per chi è vissuto in contesti dove la vulnerabilità maschile non era concepibile. E infine, trovare il giusto equilibrio tra lavoro e famiglia.
«Il patriarcato è in crisi come organizzazione della società ma a livello culturale è cambiato poco, soprattutto in ambito lavorativo, anche perché la maternità non è valorizzata. […] Va cambiata prospettiva e rimesso al centro l’essere umano senza differenze di genere, che non significa negare il maschile e il femminile, ma considerare che siamo prima di tutto esseri umani e sociali»
Emi Bondi (direttore Dipartimento Salute mentale e Dipendenze ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo).
E` ancora tutto un divenire, un procedere lento, ma necessario che sta portando nuove generazioni di uomini e donne a rivalutare ciò che hanno sempre creduto di dover essere e dover fare aprendo nuove strade alla scoperta verso l’ignoto, verso tutto ciò che ciascuno può essere senza stereotipi, senza limiti.
Marika A. Carolla
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