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Perché le favole sono essenziali per i bambini: 7 motivi psicologici (+1 segreto per gli adulti)

C’era una volta…un mondo in cui i bambini credevano nelle favole. E questo mondo è proprio adesso. Nonostante Netflix, YouTube Kids e l’intelligenza artificiale che scrive storie a richiesta, le favole di principesse intrappolate, lupi travestiti e fagioli magici continuano a funzionare meglio di qualsiasi algoritmo.

Perché? 

La risposta non sta nella magia, ma nella psicologia, nelle neuroscienze e in quel delicato equilibrio tra paura e speranza che solo una buona favola sa creare. Ecco 7 ragioni (più un bonus che scoprirai alla fine) per cui le favole non sono solo racconti della buonanotte, ma veri e propri strumenti di crescita emotiva e cognitiva.

1. Le favole come palestre emotive 

Cappuccetto Rosso incontra il lupo, Hansel e Gretel vengono abbandonati nel bosco, la Sirenetta perde la sua voce per amore… Le favole non sono esattamente Disney Channel, almeno nelle versioni originali. Questo è il punto: offrono ai bambini uno spazio sicuro per esplorare emozioni complesse come la paura, la rabbia, il lutto e il tradimento.

Lo psicoanalista Bettelheim, nel suo celebre saggio Il mondo incantato, sosteneva che le favole permettono ai bambini di elaborare ansie profonde attraverso metafore simboliche. Il lupo non è solo un lupo: è la paura dell’abbandono, dell’ignoto e del pericolo, ma è anche qualcosa che si può sconfiggere, con l’astuzia o con l’aiuto di altri. In altre parole, le favole insegnano che le emozioni difficili esistono, ma sono affrontabili.

E mentre un bambino ascolta la storia di Pollicino che lascia le briciole di pane per ritrovare la strada di casa, sta imparando qualcosa di fondamentale: anche quando ti senti perso, puoi trovare una soluzione. Non male per un racconto di poche pagine.

2. Sviluppano il pensiero simbolico 

Quando un bambino di 4 anni accetta che un tappeto possa volare o che una zucca diventi una carrozza, sta compiendo un’operazione cognitiva straordinaria: sta usando il pensiero simbolico

Le favole sono piene di simboli: la torre è isolamento, lo specchio è vanità, la foresta è il caos interiore. I bambini non decodificano sempre questi simboli in modo consapevole, ma li assorbono e, nel farlo, allenano quella parte del cervello che un giorno permetterà loro di capire la metafora in una poesia, l’ironia in una conversazione, o persino il sarcasmo su Twitter (auguri!).

Senza le favole, il pensiero resterebbe ancorato al concreto; con le favole, invece, si apre la porta all’immaginazione, alla creatività e alla capacità di vedere oltre la superficie delle cose (che è esattamente ciò che serve per navigare un mondo che, ammettiamolo, di superfici ne ha fin troppe).

3. Insegnano la struttura narrativa (e no, non è noioso come sembra)

Ogni favola ha una struttura precisa: un inizio, un conflitto, una prova da superare e una risoluzione. È il viaggio dell’eroe in miniatura, la stessa struttura che troviamo in Star Wars, in Harry Potter e in ogni film che si rispetti.

Quando un bambino ascolta una favola, impara inconsciamente come funzionano le storie. E questo non è un dettaglio da poco: la capacità di costruire narrative è fondamentale per dare senso alla propria vita. Come ricorda lo psicologo Bruner, noi esseri umani pensiamo attraverso storie: non organizziamo la nostra esistenza in elenchi puntati, ma in narrazioni con protagonisti, ostacoli, vittorie e talvolta sconfitte.

Le favole, insomma, insegnano ai bambini a pensare in modo narrativo, a capire che ogni problema ha un prima e un dopo, che le azioni hanno conseguenze, che c’è sempre una via d’uscita (anche se a volte passa per la pancia di un lupo).

4. Trasmettono valori morali (ma senza fare la predica)

Diciamocelo: nessun bambino vuole sentirsi dire “Devi essere gentile” o “Non mentire mai”. Ma se gli racconti di Pinocchio, che ogni volta che mente gli cresce il naso fino a diventare ridicolo, il messaggio arriva lo stesso (e arriva meglio).

Le favole sono maestre di etica indiretta. Non impongono regole, mostrano conseguenze, non predicano, raccontano, e lo fanno con un linguaggio che i bambini capiscono perfettamente: quello delle immagini, dei personaggi e delle avventure.

Certo, i valori veicolati dalle favole classiche sono a volte discutibili (principi azzurri bellocci che risolvono tutto, stuoli di damigelle in difficoltà, cattivi stereotipati), ma il punto non è accettare tutto acriticamente: è usare le favole come base per conversazioni più ampie. “Secondo te, la Bella Addormentata si sarebbe potuta svegliare da sola?” è una domanda che può aprire dibattiti interessanti, anche a 6 anni.

5. Ampliano il vocabolario e le competenze linguistiche

Le favole sono zeppe di parole desuete, costrutti sintattici complessi, formule ripetute (“Specchio, specchio delle mie brame…”). E questo è un tesoro linguistico.

Quando un bambino ascolta una favola, entra in contatto con una lingua ricca, articolata e diversa da quella della quotidianità. Impara parole nuove, strutture grammaticali complesse e modi di dire. E soprattutto, sviluppa la capacità di comprendere un testo narrativo, di seguire un filo logico e di anticipare gli eventi.

La psicolinguistica ha dimostrato che i bambini esposti regolarmente alle favole sviluppano competenze linguistiche superiori rispetto ai coetanei che non le ascoltano. Più parole senti, più parole impari, più storie ascolti, più capisci come funziona il linguaggio. (E poi, diciamolo, c’è qualcosa di bellissimo nel sentire un bambino di 3 anni usare la parola “incantesimo” in un contesto appropriato).

6. Stimolano l’immaginazione (quella che gli schermi provano a rubare)

In un’epoca in cui i bambini sono bombardati da stimoli visivi preconfezionati (cartoni animati, videogiochi e app educative) le favole offrono qualcosa di radicalmente diverso: il vuoto da riempire.

Quando racconti una favola a voce, senza immagini, il bambino deve costruire mentalmente il castello, il drago, la foresta incantata, immaginare i colori, le forme, i suoni e le voci dei personaggi. E questo esercizio di visualizzazione è fondamentale per lo sviluppo della creatività.

In altre parole: le favole sono l’antidoto perfetto alla passività degli schermi: non dicono guarda questo, ma immagina questo. E la differenza è enorme.

7. Creano connessioni affettive 

C’è un momento magico, ogni sera, quando un genitore si siede accanto al letto del figlio e inizia a raccontare una storia. La luce è soffusa, il mondo esterno si spegne, resta solo la voce e l’ascolto.

Quel momento non è solo pedagogia: è amore, è presenza, è tempo di qualità. I bambini che ricevono letture regolari dai genitori sviluppano legami di attaccamento più sicuri, maggiore autostima e migliori capacità relazionali.

La favola diventa il pretesto per stare insieme, per condividere emozioni e per creare un rituale. In un mondo che corre sempre più veloce, questi rituali sono àncore preziose.

Inoltre, raccontare favole insegna ai bambini che la narrazione è un atto sociale, qualcosa che si condivide, non è un consumo solitario, ma un’esperienza relazionale. E questo, in tempi di isolamento digitale, è più importante che mai.

BONUS: le favole servono anche agli adulti (sì, proprio a te che stai leggendo)

Eccoci arrivati al motivo nascosto, quello che probabilmente non ti aspettavi. Le favole non sono solo per bambini, sono anche per adulti che hanno dimenticato come funziona la speranza.

Perché in fondo, le favole raccontano sempre la stessa cosa: che il mondo è complicato, pericoloso, a volte ingiusto, ma che esiste sempre la possibilità di un lieto fine, che i draghi si possono sconfiggere, che le maledizioni si possono spezzare e che anche la situazione più disperata può ribaltarsi.

E questo non è infantilismo: è resilienza, la capacità di guardare in faccia la difficoltà e continuare a credere che le cose possano migliorare.

Gli adulti, forse, hanno bisogno delle favole più dei bambini. Non per fuggire dalla realtà, ma per sopportarla con un po’ più di grazia.

Come scriveva Chesterton

«Le favole non insegnano ai bambini che i draghi esistono. I bambini lo sanno già. Le favole insegnano ai bambini che i draghi si possono sconfiggere

E questo, caro lettore, vale anche per te. Quindi, la prossima volta che qualcuno ti dice che le favole sono “roba da bambini”, sorridi e rispondi: “Esatto. E infatti dovremmo tornare tutti un po’ bambini”. 

Elisabetta Carbone

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Elisabetta Carbone

Elisabetta Carbone è psicologa clinica e sessuologa con orientamento sistemico-relazionale. Si occupa di relazioni, identità, narrazioni individuali e familiari, con uno sguardo attento alle dinamiche culturali e sociali che attraversano la psiche. Fondatrice dello studio Oikos, scrive di salute mentale con un linguaggio accessibile ma rigoroso, costruendo ponti tra psicologia e società. Vegetariana convinta, non fa un passo senza Teo, il suo inseparabile compagno a quattro zampe.
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