La timidezza delle chiome: il mistero dietro il pudore degli alberi

Un curioso comportamento, quello degli alberi che non si sovrappongono mai lasciando sottili fenditure di luce tra le foglie: la timidezza delle chiome ha affascinato e continua ad affascinare poeti e botanici.
In montagna, spesso il mio sguardo si perde verso l’alto, osservo le strisce di cielo tra le foglie: e come se gli alberi, pur crescendo fianco a fianco, conoscessero il rispetto della distanza. Gli scienziati la chiamano timidezza delle chiome, i poeti forse la definirebbero un gesto di grazia.
La timidezza delle chiome dal punto di vista scientifico
Il fenomeno naturale, in inglese crown shyness, osservato in diverse specie di alberi ha dimostrato come le fronde, pur espandendosi non si toccano mai del tutto, lasciando spazi tra una chioma e l’altra.
Secondo alcuni ricercatori questa distanza mostrerebbe un meccanismo di difesa: i rami, se si urtassero tra loro, col vento, potrebbero danneggiarsi e così la propria crescita sarebbe limitata in quella direzione; altri ritengono sia una strategia di sopravvivenza: mantenendo tale distanza, gli alberi consentono alla luce di arrivare sino ai livelli inferiori della foresta, favorendo così la crescita di giovani piante e rispettando l’ecosistema attraverso la fotosintesi; altri ancora credono sia un modo per proteggersi dalla diffusione di parassiti e malattie.
Dove è possibile osservare questo fenomeno?
La timidezza delle chiome non è presente in tutte le specie arboree: è tipica di tipologie di alberi con determinate caratteristiche, come altezza, elasticità dei rami, fogliame e tipo di corteccia. È comune sull’eucalipto della Tasmania, su alcune specie di pino, sulla mangrovia nera, l’abete rosso e il faggio europeo. Il fenomeno si manifesta in aree dove gli alberi crescono molto ravvicinati e c’è un vento costante; proprio per questo motivo è più visibile nelle foreste tropicali della Malesia, dell’Indonesia e del Borneo, nelle foreste di eucalipti in Australia, nelle pinete boreali in Canada e Scandinavia e nelle zone costiere tropicali.
Una lezione di vita
Ipotesi scientifiche a parte, mi piace pensare che la timidezza delle chiome sia in realtà un dono e un insegnamento della natura: gli alberi ci insegnano che anche nella vicinanza deve esistere il rispetto dello spazio altrui; non c’è bisogno di fusione per cooperare. Parliamo di delicatezza, di rispetto e di equilibrio: gli alberi con la timidezza delle chiome ci insegnano che la vera forza di ognuno di noi è nel sapere quando fermarsi per dare al prossimo la distanza giusta per respirare.
Lettura consigliata: La timidezza delle chiome di Pietro Maroè
“Le piante sono lente, molto lente per la rapidità delle nostre vite.e mentre noi in pazienti del mondo di sotto, siamo capaci di pensare con la misura dei secoli, loro ci vedono passare, ci guardano e sanno”.
Immagine di copertina AI
Antonietta Della Femina
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