Primo PianoSocialeUncategorized

Il Patriarcato non esiste, ma…

Patriarcato: una parola che fa venire la pelle d’oca a tutti e tutte. 

Esseri umani di ogni fascia e genere, giovani e vecchi, ricchi e poveri, simpatici e antipatici, quando sentono la parola che non può essere pronunciata, trasalgono. 

Perché?

Perché il patriarcato non esiste. 

Patriarcato, da Treccani che mi piace assai. 


s. m. [der. di patriarca; nel sign. 1, dal lat. mediev. patriarchatus]. – 1. a. Dignità, grado di patriarca, nella Chiesa. b. Il periodo in cui un patriarca esercita la sua autorità. c. Il territorio su cui si estende la sua giurisdizione. d. Il palazzo in cui risiede. 2.Tipo di organizzazione familiare a discendenza patriarcale, in cui cioè i figli entrano a far parte del gruppo cui appartiene il padre, dal quale prendono il nome, i diritti, la potestà che essi trasmettono al discendente più diretto e vicino nella linea maschile. 3. estens. Complesso di radicati, e sempre infondati, pregiudizi sociali e culturali che determinano manifestazioni e atteggiamenti di prevaricazione, spesso violenta, messi in atto dagli uomini, spec. verso le donne.

Certo, patriarcato viene da patriarca, il patriarca, in forma giuridica, non esiste più per legge. Legge 151 del 19/05/1975(Riforma del diritto di famiglia).

Prima della legge citata, vigevano le disposizioni del Codice civile approvato con Regio decreto 16 marzo 1942 (epoca fascista).

Le disposizioni del codice che vi ho citato, sancivano, all’art. 144: “Il marito è capo della famiglia: la moglie segue la condizione civile di lui, ne assume il cognome ed è obbligata ad accompagnarlo ovunque egli crede opportuno fissare la sua residenza”.

Fin qui ci siamo, perfettamente, direi. Il patriarca non esiste più, il sistema familiare patriarcale, per legge, non esiste più, cancellato con un soffio dalle leggi, estinto per sempre. 

Ma una legge cancellata, rettificata, che ha sancito un potere di oppressione, nata dal potere dell’oppressione da parte del privilegiato maschio rispetto all’oppressa donna, può davvero davvero essere intesa come AUTOMATICA e definitiva abolizione del sistema che le ruota intorno?

Spoiler: no. 

Leggo in continuazione commenti e sento in continuazione persone decretare con sicurezza che “il patriarcato non esiste più da almeno 20 anni”, dal punto di vista legislativo, capisco la confusione, ma quando si legge “sistema patriarcale”, quando si contestualizza il tutto e si procede con un’analisi effettiva, ma anche con un semplicissimo occhio critico sul contesto che viviamo, allora non si può far altro che evincerne l’evidenza. 

E se non lo si evince, evidentemente dovresti guardare meglio. 

Il sistema patriarcale non prevede che l’uomo sia per legge il detentore del potere dentro e fuori dalla famiglia, non prevede necessariamente un elemento formale da esporre al pubblico come evidenza politica di genere, piuttosto si pone in modo totalizzante come enorme abbraccio al mondo che ci circonda. Ma se l’abbraccio dovrebbe farci sentire il calore umano e la bellezza, questo abbraccio ci soffoca, distrugge ciò che siamo e limita le nostre possibilità di progredire come individui e come società. 

La società in cui viviamo, tutte e tutti, in un luogo più di un altro, è una società maschiocentrica in cui il maschio cis eterosessuale, detiene ancora la maggior parte del potere dentro e fuori le mura della propria cerchia. 

Patriarcato non è il burqua, almeno, non solo, patriarcato è tutto ciò che accade nella vita quotidiana: patriarcato è prendere un autobus e preoccuparsi che l’autista possa inviare delle foto a un gruppo su whatsapp con altri criminali come lui. Patriarcato è il “signorina” pronunciata verso la dottoressa e patriarcato è anche dire avvocato e non avvocata. Patriarcato è il non potersi permettere, da uomo, di essere se stessi, più fragili e sensibili, patriarcato è etichettare un uomo premuroso come “gay”, è giudicare l’orientamento sessuale altrui, è nascondere la propria fluidità sessuale per paura dei pettegolezzi e dei pregiudizi, è impedire alla tua compagna di uscire vestita come desidera, è pensar che un conto non vada diviso a metà automaticamente, è non indossare il preservativo, è non impartire educazione sessuo-affettiva e, patriarcato è sicuramente il femminicidio. L’atto finale del patriarca. 

Lo è perché il potere rimane in mano al privilegiato, a chi detiene e non riconosce tale privilegio e potere, a chi lo esercita in modo oppressivo su chi, invece ha meno possibilità di uscire fuori. Non basta abolire una legge per cambiare il mondo, se fosse bastato quello, non avremmo più avuto guerre, genocidi, torture, per sradicare un sistema, per cambiarlo, si può partire dall’abolizione formale, ma si deve necessariamente proseguire, procedere passo dopo passo, come se fosse una costruzione lego, alla decostruzione di tutto ciò che quella cornice rappresenta e ingloba. Dal nucleo familiare, all’educazione sessuo-affettiva fino ai social media, come strumento di comunicazione massimo. 

Abbiamo portato fuori il problema, ora ci tocca risolverlo e per farlo dobbiamo iniziare quantomeno ad ammetterne la persistenza. Vi siete chiesti perché quando entrate in una scuola, moltissimi studenti e studentesse alla domanda “cosa fanno i tuoi genitori?”, rispondo che la loro mamma si occupa della casa? Vi siete chiesti perché quella ragazzina che tanto criticate, quella di dodici anni, si veste e si trucca come una trentenne che va in discoteca per una serata? E vi siete chiesti perché vi preoccupate più quando esce vostra figlia da sola che quando lo fa vostro figlio? Se le risposte che vi date sono: perché è normale che la donna si occupi della cosa, ci dividiamo i compiti ed è una scelta personale, allora state facendo esperienza diretta di patriarcato, perché non c’è stata scelta, non avete avuto dubbi fin dal  principio rispetto a chi sarebbe rimasto a casa. Quella ragazzina? Si sta attenendo ai canoni che vede e che pensa di dover assolvere per poter piacere al prossimo. E se pensate che vostro figlio Marco sia più autorizzato ad uscire solo o in compagnia e vostra figlia Roberta debba stare a molte più regole, non è perché Marco è più responsabile, ma perché immaginate, inconsciamente, che Marco non sarebbe in pericolo come Roberta. Questo perché lo sapete, nel cuore vostro e nel bene che volete a Marco e Roberta, che lei potrebbe essere aggredita con molta più facilità, che chicchessia potrebbe trovarla attraente e diventarne il carnefice. Lo sapete e questo è patriarcato, perché per Marco, non sentireste mai la stessa paura, perché Marco è etero, cis, uomo. E ben venga per Marco, ma non vi piacerebbe non avere più paura nemmeno per Roberta? Averne di meno? Averla allo stesso modo?

Finché esisterà il patriarcato, il gap di genere su tutti i livelli, finché vivremo questa condizione dolorosa e limitante nessunə fra noi potrà considerarsi effettivamente liberə, ma non demordiamo, seminiamo e contrastiamo, per tutti i Marco e tutte le Roberta di oggi e del futuro. 

Benedetta De Nicola

Benedetta De Nicola

Prof. di lettere, attivista fan Marvel da sempre. Ho fondato La Testata e la curo tuttora come caporedattrice e art-director.
Pulsante per tornare all'inizio