Nessunə è normale: ai microfoni Vera Gheno

Mi chiamo Camilla, ho 15 anni e mi sono messa in gioco in una cosa a me nuova: intervistare un’autrice di successo come Vera Gheno.
Qualche giorno fa, il 15 aprile, si è tenuto un evento alla Feltrinelli di Piazza dei Martiri a Napoli, con Vera Gheno: un gioco durante cui diverse generazioni si sono sfidate per indovinare i propri vocaboli.
Dopo aver tenuto l’evento Vera Gheno ha firmato le copie del suo libro: “Nessunə è normale”.
Insieme alla mia amica Maira ho deciso di porle qualche domanda e creare un contenuto.
Che ruolo hanno le nuove generazioni nel cambiamento linguistico?
In generale quando si è più giovani si ha più voglia di cambiare, cioè il cambiamento è naturale, per cui nel cambiamento linguistico succede che le nuove generazioni siano all’avanguardia. Una delle caratteristiche tipiche dei linguaggi giovanili è l’innovazione continua, per cui un’espressione che usate già adesso, tra un mese è già vecchia. Diventa vecchia nel momento in cui la utilizziamo noi adulti. Esempio: quando noi abbiamo iniziato ad utilizzare la parola “cringe” voi già non la utilizzavate più, quindi il compito delle nuove generazioni è quello appunto di far girare l’innovazione, perchè c’è una relazione forte tra giovani e linguaggio giovanile, e il fatto che i giovani utilizzano per primi questo linguaggio, è una specie di circolo virtuoso.
In che modo il linguaggio influenza il nostro modo di pensare e vedere il mondo?
Allora questo è dibattuto: non tutte le persone la vedono allo stesso modo, peró in generale mi sento di dire che intanto quello che nominiamo lo vediamo meglio, cioè quando noi parliamo di quella cosa, perchè quella cosa ha un nome, ne possiamo parlare. Pensate al ghosting: è sempre successo che le persone si ghostassero, peró nel momento in cui abbiamo avuto una parola per definirlo è diventato più facile dire “sai cos’è successo? Mi ha ghostato” . D’altro canto il modo in cui noi chiamiamo le cose influisce anche sul modo in cui noi le vediamo, per cui chiamare un omosessuale invertito, vuol dire che stiamo dando un giudizio sulla sua omosessualità. Quindi nel momento in cui quella parola diventa socialmente impresentabile ovvero quando qualcuno non la usa, se non per offendere, in qualche modo noi aiutiamo anche la mentalità delle persone a cambiare rispetto ad un orientamento sessuo-affettivo, che è uno fra i tanti.
Qual è stata l’idea di partenza che ti ha spinta a scrivere questo libro?
Il libro fa parte di una collana che si chiama “Alfabeto” di una casa editrice che si chiama “Utet” per cui mi è stato chiesto di scrivere. Io in realtà avrei scelto il titolo “parola” ma era già stato assegnato ad un altro autore e quindi con l’editor Dario Rossi, abbiamo pensato a quale fosse un’altra parola che rappresentasse una sorta di tappa nel mio percorso di studi e alla fine siamo arrivati a “normale” poichè io parlo tanto di diversità e normalità e quindi siamo partiti da lì per costruire questo libro.






















Intervista di Camilla Riva
Fotografie di Lorena Montella
L’iniziativa nasce da Benedetta De Nicola, docente di lettere di Camilla e Maira, per fare spazio ai giovani che vogliono mettersi in gioco nel mondo della cultura, opportunità che molto spesso non è stata data alle generazioni precedenti. Ogni volta che s’inneggia alla mancanza di volontà dei giovani si fa leva su un pregiudizio e non si dà un insegnamento educativo.
In bocca al lupo ai giovani e alle giovani che vogliono migliorare il proprio posto nel mondo.
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