Ungheria: termina l’era Orban. Magyar ha la supermaggioranza

L’Ungheria dopo 16 anni cambia leader: Orban è stato sconfitto da Magyar, che supera i due terzi dei seggi in Parlamento e potrà cambiare la Costituzione. Un evento storico per il Paese, che da poco più di un decennio era intrappolato con un leader illiberale al comando.
In Ungheria si sono svolte le elezioni parlamentari il 12 aprile 2026, che segnano una svolta per il Paese decretando la fine di un’era politica durata 16 anni. Difatti, Tisza, partito d’opposizione guidato da Péter Magyar, ottiene una vittoria stravolgente e con 138 seggi supera in Parlamento la maggioranza dei due terzi che andrà a modificare la Costituzione.
Ottenendo la supermaggioranza, Tisza supera il partito Fidesz del premier uscente Viktor Orban, fermo a 55 seggi, mentre la destra ancor più estrema di Mi Hazank ne avrebbe 6.
L’affluenza di queste elezioni in Ungheria sarebbe la più alta nella storia post-comunista, stimata al 77,8%.
Ungheria, Magyar: “Insieme abbiamo liberato il Paese”
“Ce l’abbiamo fatta, insieme abbiamo liberato l’Ungheria”. È questa una delle prime dichiarazioni di Peter Magyar mentre parlava ai suoi sostenitori a Budapest a seguito della vittoria elettorale. Ha poi proseguito:
Ci siamo sbarazzati del regime di Orban. Tisza non si è limitato a vincere le elezioni: tutti gli indizi puntano a una solida maggioranza di due terzi all’Assemblea nazionale. Ciò significa un trasferimento di potere pacifico ed efficiente.
Riprendendo un discorso pronunciato da Orban in occasione della sua ultima vittoria alle elezioni politiche nell’aprile 2022, in cui aveva dichiarato di aver ottenuto “una vittoria così grande che si può vedere dalla luna”, Magyar ha aggiunto: “La nostra vittoria forse non sarà visibile dalla luna, ma è visibile ovunque in Ungheria”.
Nel suo discorso ha anche dichiarato che “gli ungheresi hanno detto sì all’Europa” e che l’Ungheria “sarà di nuovo un alleato forte nella Ue e nella Nato”, tutto questo mentre la folla intonava “Ruszkik, haza” cioè “russi, andate a casa”, slogan della rivolta ungherese del 1956, soffocata nel sangue dei carri armati sovietici.
Magyar ha anche chiesto al presidente ungherese, Tamas Sulyok, vicino a Fidesz, di dimettersi dopo avergli conferito il mandato per formare il governo il prima possibile, rivolgendosi in un secondo momento a Viktor Orban per chiedergli di “astenersi da qualsiasi misura che limiti il margine di manovra del prossimo governo”.
Alcuni commenti di esponenti politici
Non sono mancati i commenti di alcuni esponenti politici in merito alla vittoria alle elezioni di Magyar, tra cui troviamo le parole della presidente della Commissione UE Ursula von del Leyen che in un tweet su X ha dichiarato: “L’Ungheria ha scelto l’Europa. L’Europa ha sempre scelto l’Ungheria. Un Paese riprende il suo cammino europeo. L’Unione di rafforza”.
Anche Giorgia Meloni si è congratulata con Magyar “al quale il governo italiano augura buon lavoro”, ringraziando il suo “amico Viktor Orban per l’intensa collaborazione di questi anni”.
Chi è Péter Magyar, il nuovo leader ungherese
Il nuovo leader ungherese, Péter Magyar, è nato nel 1981 nel cuore dell’élite conservatrice ungherese. Dopo gli studi in giurisprudenza, segue la moglie Judit Varga, ex ministro della giustizia, a Bruxelles, dove entra a far parte del corpo diplomatico ungherese. Una volta rientrato in Ungheria, dirige una banca statale e poi un’agenzia di prestiti studenteschi.
Magyar vanta una carriera piena di incarichi di prestigio finché, nel 2024, un evento cambia tutto: in seguito allo scandalo della grazia presidenziale concessa a un complice di un pedofilo, la sua ex moglie viene spinta alle dimissioni.
Indignato, accusa il governo di averla usata come capro espiatorio e pubblica un post di fuoco su Facebook in cui rivela anomalie sistemiche e pubblica registrazioni audio che provano presunte corruzioni ai vertici dello Stato. Il malcontento iniziato via social si trasformerà in poco tempo in una mobilitazione di massa, riempiendo le piazze di Budapest e delle province.
Magyar si definisce un leader antisistema ma cristiano-conservatore, che basa la propria campagna non su temi divisivi come l’omosessualità o l’immigrazione, ma sulla promessa di lavorare per un Paese filoccidentale e senza corruzione.
Irene Ippolito
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