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Quando l’Italia scoprì i demoni giapponesi grazie a Inuyasha

Scopri come Inuyasha conquistò l’Italia nei primi anni Duemila grazie a MTV Anime Night: la storia dell’anime, il successo del manga Star Comics e la nostalgia di un’intera generazione cresciuta tra musica e cartoni giapponesi.

Ci sono anime che hanno avuto successo. E poi ci sono anime che hanno segnato un preciso momento storico della televisione italiana, diventando parte integrante dell’adolescenza di una generazione. Inuyasha appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

Per migliaia di ragazzi italiani dei primi anni Duemila, il primo vero incontro con i demoni della tradizione giapponese avvenne proprio grazie al mezzo demone creato da Rumiko Takahashi. Prima di allora il folklore nipponico era ancora qualcosa di relativamente distante dal pubblico generalista nostrano. Certo, i cartoni giapponesi erano presenti sulle televisioni italiane già dalla fine degli anni Settanta, ma Inuyasha introdusse davvero una generazione al mondo degli yōkai: spiriti, demoni e creature soprannaturali che nella cultura giapponese convivono da secoli con religione, superstizione e leggenda popolare.

E lo fece nel momento perfetto.

L’anime debuttò su MTV Italia il 6 novembre 2001 all’interno della leggendaria Anime Night, il contenitore del martedì sera che avrebbe cambiato per sempre il rapporto tra la televisione italiana e l’animazione giapponese. Oggi è difficile spiegare ai più giovani cosa rappresentasse MTV in quegli anni. Non era semplicemente un canale musicale: era un punto di riferimento culturale per adolescenti e universitari, un luogo televisivo dove convivevano videoclip, ironia, cultura pop e anime giapponesi.

Soprattutto, MTV fu una delle prime reti italiane a trattare le serie anime non come semplici “cartoni animati”, ma come serie capaci di parlare anche a un pubblico più maturo. Prima di Inuyasha, Anime Night aveva già proposto titoli importanti come Cowboy Bebop, Neon Genesis Evangelion e Golden Boy, ma la serie di Rumiko Takahashi colpì il pubblico in modo diverso. Forse perché univa fantasy, romanticismo, horror folkloristico e commedia con una naturalezza rara. Oppure perché riusciva a essere epica e intimista nello stesso momento.

La storia iniziava con Kagome Higurashi, una normale studentessa di Tokyo che, nel giorno del suo quindicesimo compleanno, veniva trascinata dentro il pozzo sacro del tempio di famiglia e catapultata nel Giappone dell’epoca Sengoku. Qui incontrava Inuyasha, un hanyō — metà umano e metà demone cane — rimasto sigillato per cinquant’anni a un albero sacro dopo essere stato trafitto dalla freccia della sacerdotessa Kikyo.

Da quel momento prendeva vita una lunga avventura alla ricerca dei frammenti della Sfera dei Quattro Spiriti, oggetto mistico capace di aumentare enormemente il potere degli yōkai. Ma il vero cuore dell’anime non era soltanto la trama. Era l’atmosfera.

Le foreste immerse nella nebbia, i villaggi feudali devastati dai demoni, i tramonti malinconici, le musiche struggenti e le tensioni sentimentali mai completamente risolte contribuivano a creare un’esperienza emotiva diversa da quella dei cartoni animati giapponesi più tradizionali trasmessi fino a quel momento in Italia. Inuyasha sapeva alternare battaglie violentissime a lunghi momenti di silenzio e malinconia. E forse fu proprio questa miscela a conquistare così profondamente il pubblico italiano.

Per molti adolescenti dell’epoca, Inuyasha rappresentò anche il primo vero contatto con il Giappone feudale e con concetti culturali allora quasi sconosciuti: le miko, gli yōkai, il folklore shintoista, l’epoca Sengoku. Non era soltanto intrattenimento: era una finestra aperta su un immaginario completamente nuovo.

Anche la collocazione notturna su MTV contribuiva a rendere tutto più speciale. Guardare Inuyasha il martedì sera aveva quasi il sapore di qualcosa di “proibito”, diverso dai cartoni animati trasmessi sulle reti generaliste. Molti ragazzi seguivano la serie in prima serata, magari cenando in fretta per non perdersi la puntata settimanale, ma potevano contare anche sulla replica in onda il sabato all’ora di pranzo. Ogni episodio diventava poi argomento di discussione a scuola, nei forum online o nelle fumetterie, andando a creare un mondo avvolgente tra show televisivo e socializzazione quotidiana, oggi molto più difficile con l’avvento dello streaming. 

E proprio le fumetterie italiane ebbero un ruolo fondamentale nel successo della serie. Parallelamente all’anime, infatti, arrivò nel 2001 anche il manga pubblicato in Italia da Star Comics. I volumetti divennero rapidamente una presenza fissa nelle camerette degli adolescenti dell’epoca. In quegli anni il mercato manga italiano stava vivendo una crescita enorme e Inuyasha riuscì a imporsi come uno dei titoli simbolo di quella stagione.

Un dettaglio oggi quasi dimenticato, ma importantissimo per capire il clima di quegli anni, è che poco prima del debutto televisivo di Inuyasha su MTV Italia, lo stesso canale promuoveva già la distribuzione di anime in VHS e DVD curata da Dynamic Italia, storica casa editrice che in seguito sarebbe diventata Dynit. Proprio la collaborazione tra MTV e Dynamic Italia fu uno degli elementi chiave nella nascita e nel successo della serie all’interno dell’Anime Night.

Del resto, già sulla defunta Junior TV venivano spesso pubblicizzati trailer delle altre serie distribuite dall’editore bolognese, contribuendo a creare nei ragazzi italiani di fine anni ’90 e inizio anni 2000 l’idea che quelle serie giapponesi fossero veri prodotti cult da collezionare.

Tornando a Inuyasha, anche il doppiaggio italiano contribuì enormemente al successo della serie. La voce di Massimiliano Alto diede al protagonista un carattere impulsivo e rabbioso perfetto per il personaggio, mentre Federica De Bortoli riuscì a rendere Kagome credibile, moderna e spontanea. Come per gli altri cartoni giapponesi trasmessi su MTV, anche in tal caso furono mantenute le sigle originali, scelta allora non così scontata in Italia. Brani come “Change the World” (inizialmente venne proposta la bellissima versione inglese cantata da Massimiliano Alto), “My Will” e “Dearest” contribuirono a rendere l’atmosfera dell’anime ancora più intensa e riconoscibile.

Nell’autunno del 2002, nella storica rubrica “Zio Giò” del Giornalino, la rivista per ragazzi di Edizioni San Paolo, una ragazza scrisse una lettera piena di entusiasmo parlando proprio di Inuyasha trasmesso fino a qualche mese prima su MTV (seguiranno due anni di pausa fino al ritorno delle nuove stagioni nel 2004). Zio Giò, in quell’occasione, aveva proposto un bellissimo sondaggio: “In quale epoca storica avreste voluto vivere?”. Ebbene, la lettrice, rispondendo al sondaggio, confessò che avrebbe voluto essere un demone buono vissuto in Giappone nell’epoca Sengoku. 

La stessa ragazza precisò, inoltre, che il termine “demone” in oriente non ha la stessa valenza cristiana, ma indica, appunto, un essere magico superiore alle capacità umane, che però non ha raggiunto lo status di divinità. 

È un dettaglio che oggi può sembrare piccolo, ma racconta perfettamente quanto profondamente la serie fosse riuscita a entrare nell’immaginario dei giovani italiani. Inuyasha non era soltanto un anime da guardare in televisione: era un mondo nel quale rifugiarsi, un universo fatto di spiritualità, romanticismo e avventura che riusciva a sembrare incredibilmente reale.

Ed è forse proprio qui che si nasconde il vero motivo del successo della serie in Italia.

Per molti ragazzi dei primi Duemila, Inuyasha arrivò in un periodo particolare della vita: quello dell’adolescenza vissuta tra i primi forum di internet, le riviste di anime e manga come Japan Magazine (prima versione) e Benkyo! le VHS registrate dalla televisione e le serate passate davanti a Bim Bum Bam su Italia 1 e l’Anime Night su MTV. I cartoni giapponesi erano frequenti in TV, ma non certo onnipresenti come oggi. Non esistevano piattaforme streaming dove recuperare immediatamente ogni episodio. Bisognava aspettare il martedì sera o al massimo la replica del sabato. Seguire la programmazione televisiva era vitale per ogni fan. E quell’attesa rendeva tutto più intenso e sacro. 

Per questo, a distanza di oltre vent’anni, Inuyasha continua a occupare un posto speciale nella memoria collettiva di un’intera generazione italiana. Non solo perché era un grande anime, ma perché rappresenta ancora oggi il simbolo di una stagione irripetibile della televisione italiana: quella in cui MTV Anime Night riuscì a trasformare l’animazione giapponese in un fenomeno culturale capace di lasciare un segno profondo nell’immaginario di chi è cresciuto in quegli anni.

Marco Della Corte

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Marco Della Corte

Sono docente di materie umanistiche al liceo e giornalista pubblicista iscritto all’ODG Campania. Mi occupo di cronaca, letteratura e cultura, con particolare attenzione alla cronaca nera, al gossip, ai misteri e alla storia della televisione italiana. Nei miei articoli unisco analisi dei fatti, contesto storico e cura delle fonti, privilegiando uno stile giornalistico chiaro e diretto. Nel tempo libero mi diletto con la scrittura di libri e saggi.
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