Disney ha riadattato alcune canzoni dei cartoni animati in lingua dei segni

Brani molto amati da “Frozen 2”, “Encanto” e “Oceania 2” sono stati tradotti in ASL, la lingua americana dei segni, in un progetto che ha coinvolto diversi esperti e che è un passo in più verso inclusione e diversità
A volte l’inclusione può passare da cose semplici come le canzoni dei cartoni animati riadattate in lingua dei segni: lo sanno bene le famiglie dei bambini non udenti che, fin qui, hanno visto negata ai propri piccoli una componente spesso fondamentale nell’esperienza di consumo dei prodotti culturali per l’infanzia. È con in mente queste famiglie e questi bambini che Disney ha dato il via ad aprile al progetto Songs in Sign Language.
Realizzato in collaborazione con il Deaf West Theatre di Los Angeles, il progetto prevedeva di tradurre in ASL, e cioè nella lingua dei segni americana, tre brani tra i più famosi e i più amati da grandi e piccini di altrettanti film Disney di recente uscita.
Il risultato, presentato simbolicamente in occasione del Mese nazionale della storia dei sordi e ora disponibile su Disney+, sono tre sequenze musicali animate in cui i protagonisti di “Frozen 2”, “Encanto” e “Oceania 2” segnano brani chiave per il racconto come “Fa’ ciò che è giusto”, “Non si nomina Bruno” e “Oltre quel reef”.
Segnare in realtà non è il verbo più corretto per riferirsi a quello che i personaggi dei cartoni animati fanno in questa versione delle canzoni Disney in lingua dei segni. Songs in Sign Language ha visto lavorare in stretta collaborazione infatti Hyrum Osmond, uno dei registi Disney con più esperienza, decine di animatori della compagnia, il direttore artistico e la coreografa del Deaf West Theatre e almeno otto degli attori stabili del teatro. L’obiettivo era fare in modo che le parole e il significato delle canzoni restassero intatti anche una volta trasposte in lingua dei segni e che intatti restassero, soprattutto, il coinvolgimento, l’emotività, il divertimento assicurati dai momenti musicali in questione. Per raggiungerlo, come i curatori del progetto hanno raccontato alla stampa, spesso è stato necessario riadattare completamente canzoni e coreografie.
Forse insomma, una volta tradotta alla lettera, la versione in ASL di “Non si nomina Bruno” non è esattamente la stessa che conosciamo e che abbiamo cantato fin qui con i nostri bambini: lo stesso, però, è il senso di mistero e magico che trasmettono i versi e l’interpretazione dei personaggi.
Tradurre le canzoni dei cartoni animati in lingua dei segni è stato per Disney un modo per connettersi con la comunità dei non udenti in continuità con lo sforzo, in cui la compagnia sembra impegnata da qualche anno, di raggiungere nei propri prodotti e con le proprie storie maggiore inclusione.
Hyrum Osmond, il principale responsabile di Songs in Sign Language, ha condiviso un aneddoto personale che lo ha sostenuto nella realizzazione del progetto: l’aver vissuto l’infanzia con un padre sordo ma senza mai aver potuto imparare la lingua dei segni e, quindi, con grosse difficoltà nell’interagire e stabilire una connessione sincera con il genitore.
Almeno un’altra ragione deve aver spinto Disney a tradurre le canzoni dei cartoni animati in lingua dei segni. Che si sia disposti ad ammetterlo o meno, quello della Disney è ancora l’universo narrativo dominante nell’infanzia: rappresentare quanta più diversità possibile non può che essere una sorta di dovere morale per chi ha il potere di insegnare a tanti bambini, giocando e divertendosi, a rapportarsi con cose e persone che hanno intorno.
Virginia Dara
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