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Tutti gli scrittori dovrebbero imparare una lezione da “I Cesaroni”

Il ritorno dell’amatissima serie (con recensioni da parte del pubblico alterne) riaccende il dibattito sulla scrittura

Il ritorno dei Cesaroni è stato a lungo atteso dai fan della serie. Per anni gli spettatori, come rivelato dallo stesso Claudio Amendola, in prima linea per riportarla sullo schermo, hanno chiesto una stagione conclusiva.

E, a dimostrazione della grande curiosità e dell’affetto che ancora lega il pubblico ad una delle serie di maggiore successo della storia recente della televisione italiana, quasi tre milioni e mezzo di persone si sono sintonizzate per vedere la prima puntata, tornare alla Garbatella e riimmergersi nelle avventure della famiglia Cesaroni.

Già la settimana dopo, però, un brusco calo negli ascolti ha stupito molti (pur mettendo in conto l’orario di inizio tardivo della trasmissione che ha certamente influito nel dato) e ha spinto a chiedersi se effettivamente il ritorno voluto da Mediaset sia stata una scelta vincente o meno. Qual è dunque il responso? C’è una lezione che tutti gli scrittori di serie tv dovrebbero imparare. 

Partiamo da un presupposto: di per sé, i “nuovi” Cesaroni sono meglio di diverse altre serie attualmente in televisione. L’effetto nostalgia colpisce nel rivedere i vecchi attori, e anche i nuovi innesti si lasciano comunque apprezzare. 

Certo, si possono elencare errori e difetti, ma alla fine di tutto si percepisce la voglia di rimettersi in gioco e di cercare di trattare con cura una serie così amata. E chiaramente, come detto gli ascolti della prima puntata dimostrano quanto il pubblico ancora ami i Cesaroni. Non è dunque un problema di qualità in sé della serie (nonostante le sue lacune che certamente influiscono), né di mancanza di interesse nei confronti del “brand”. Che cosa, dunque, non funziona? Dove sta l’errore?

Torniamo alla terza stagione: era il 2009, 8 milioni di persone seguivano il finale della serie. I Cesaroni erano all’apice, un epilogo che aveva soddisfatto tutti era appena andato in onda, e chiudeva il cerchio in modo perfetto. Il successo della serie, però, spinge a continuare con altre stagioni. Da lì in poi il punto di non ritorno che ha cambiato la storia della serie.

L’addio, pur con tempistiche e modalità diverse, nel corso delle stagioni successive di pezzi da novanta del cast (da Alessandra Mastronardi e Elena Sofia Ricci, sino a Max Tortora) ha costretto la serie a dover giustificare e sostenere l’uscita di personaggi centrali e amatissimi dai fan (a questi si è purtroppo aggiunta lo scorso anno la scomparsa dell’indimenticato Antonello Fassari, enorme colpo all’anima della serie).

Quel che è peggio, questo si è tradotto in scelte di sceneggiatura discutibili e estremamente criticate che hanno lasciato con l’amaro in bocca, e che i fan non hanno mai mandato giù, da cui la serie non si è mai davvero ripresa. L’errore è non considerare questo aspetto, il sentimento contrastante tra le prime serie, amatissime, e le ultime, che hanno ottenuto reazioni ben più tiepide dagli spettatori.

Proprio qui nasce l’equivoco: i fan, come si evince anche da numerosi commenti sui social, chiedevano una stagione conclusiva dei Cesaroni, non una introduttiva di un nuovo ciclo con personaggi in buona parte nuovi come sembra invece essere questa nuova stagione.

Si voleva a gran voce un ultimo “ballo” tutti insieme che sistemasse per quanto possibile quanto non era piaciuto delle ultime annate, riportasse insieme tutto il cast originale e rimettesse le cose al loro posto per poter salutare degnamente la serie.

Così non è stato. Di questo e del fatto che questa serie con molte probabilità non riuscirà a regalare quel finale tanto richiesto dal pubblico né a fare riassaporare il clima delle prime stagioni (proprio per via di quelle assenze citate in precedenza che rendono praticamente impossibile riportare il clima delle prime serie), è chiaro, non si può fare una colpa a questa nuova serie, che come detto inizialmente paga lo scotto di colpe non sue e sarebbe percepita molto diversamente senza tutto questo “bagaglio”. 

Si può, però, cogliere un insegnamento da tramandare a qualsiasi serie di successo: in un mondo di costanti reboot, sequel, serie prolungate anche quando la trama si è ormai esaurita, l’atto di amore più grande che si può fare nei confronti di una storia che si è amata è sapere quando “lasciarla andare”.

Chiuderla in bellezza quando tutti gli elementi della storia sono al loro posto, per poi poterla rivedere e rivedere ancora nella sua interezza con piena soddisfazione, piuttosto che rimescolare le carte di nuovo forzatamente per potere andare avanti e poi finire con il dire “le prime serie erano belle, poi invece…” come purtroppo troppo spesso avviene negli show televisivi.

Non resta, ora, che continuare a vedere gli episodi e vedere se I Cesaroni – il Ritorno riuscirà nel difficile conto di far “fare pace” agli spettatori con il finale della serie, o se invece la serie continuerà a portarsi dietro quel rimpianto di quel finale soddisfacente “smontato” per fare spazio a nuove stagioni e mai dimenticato dal pubblico. 

screenshot

Beatrice Canzedda

Copertina: logo ufficiale FB

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La Redazione

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