La fragilità umana e l’immortalità dell’arte: l’evento di Archetipe su Muta di Giuseppa Vittorini

Ieri 31 marzo si è svolto, alla Feltrinelli di Piazza dei Martiri (NA), l’appuntamento del mese di Archetipe-Narrazioni Ribelli, il bookclub transfemminista curato dalla docente e nostra caporedattrice Benedetta De Nicola.
All’incontro hanno partecipato anche la scrittrice, saggista e docente di storia dell’arte Isabella Pedicini e lo scrittore Massimiliano Virgilio, che hanno preso parte alla riflessione del cerchio offrendo spunti e prospettive interessanti, non solo sul libro protagonista ma anche sui tempi contemporanei in cui viviamo, sottolineando come l’emancipazione femminile possa nascere anche attraverso l’arte.












Il libro protagonista, in realtà, nasce proprio dalla collana Meridiane che dal 2025 Isabella Pedicini cura per la casa editrice Armando De Nigris Editore. Si tratta di un progetto coraggioso che vuole scavare nel Sud fino a ritrovare le storie di tutte le sue donne, per trascinarle via dall’ombra e finalmente inondarle della luce che meritano. La nostra memoria collettiva crea lo spazio per queste straordinarie donne del passato grazie alle donne del presente, che curano i libri della collana. Ad oggi i libri pubblicati sono due – il terzo è in uscita -, Rosa Balistreri di Lorenza Sabatino e Muta di Giuseppa Vittorini.
È su Muta l’evento di ieri, che ha visto come ospite di Archetipe anche l’autrice stessa. Giuseppa Vittorini – autrice, regista e docente di regia cinematografica – ha condiviso attraverso uno stimolante dialogo con il pubblico il processo di creazione, ricerca e scrittura che c’è stato dietro Muta, rispondendo con gentilezza e introspezione alle domande poste.
Arriviamo al protagonista. Anzi, alla protagonista. Muta ci racconta la storia di Maria Elvira Giuseppa Coda, conosciuta meglio come Elvira Notari, – cognome del marito e già qui si capta la presenza del patriarcato -, prima regista italiana e una delle prime del cinema mondiale.
La produzione cinematografica di Coda-Notari conta, tra il 1906 e il 1929, circa 60 lungometraggi e centinaia tra cortometraggi e documentari, tutti prodotti e usciti dalla sua casa di produzione cinematografica, la Dora Film. Proprio la Dora Film, quando viene censurata dal fascismo, vede una grande diffusione e guadagno economico grazie al mercato americano; tant’è che vantava anche una sede a New York curata da Gennaro Capuano.
Il suo successo è stato d’impatto, sicuramente dal punto di vista economico ma specialmente per il modo in cui ella faceva appello alle emozioni – proprie e altrui -, ispirandosi alla Napoli bassa dei pescatori, degli scugnizzi, di chi toccava con mano la povertà e l’ingiustizia; i suoi film sono stati un racconto di verità, una prima rappresentazione mediatica della vita delle donne, di cui Coda-Notari risaltava la resilienza, gli abusi, la sottomissione e soprattutto la dignità e l’importanza.
Non vi dico altro perché vi assicuro che è un’esperienza molto più interessante e profonda scoprire la vita e il lavoro di Elvira Coda-Notari attraverso le parole pensate e pesate di Giuseppa Vittorini; il libro, come sempre, è acquistabile in sede: comprando il libro, avete la possibilità di sostenere e proteggere lo spazio di Archetipe!
A presto, e buona lettura!








Marcella Cacciapuoti
Fotografie di Lorena Montella
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