Persone sbagliate: perché ci innamoriamo proprio di loro?

Esiste un famoso proverbio che dice: “L’amore non è bello se non è litigarello”, reso celebre anche dalla canzone di Jimmy Fontana negli anni ’60.
Un’idea romantica, quasi affascinante, ma che nasconde una domanda più profonda: perché spesso finiamo per legarci alle persone sbagliate?
Definire l’amore non è affatto semplice. Ogni persona lo vive in modo diverso, attraverso esperienze, emozioni e bisogni personali.
Secondo la teoria di Robert Sternberg, però, esistono tre elementi fondamentali che lo compongono: l’intimità, la passione e l’impegno.
L’intimità riguarda la connessione emotiva, la complicità, il sentirsi visti e compresi.
La passione è l’attrazione, il desiderio, la componente più istintiva.
L’impegno, infine, è la scelta consapevole fatta da entrambe le parti di costruire qualcosa nel tempo.
Quando questi tre elementi convivono, si parla di un amore completo, praticamente “perfetto”.
Nella realtà, però, è raro che tutto sia perfettamente equilibrato: è normale che una componente prevalga sulle altre.
Ciò che diventa problematico è quando ci ritroviamo in relazioni con persone sbagliate che, più che arricchirci, ci svuotano.
Ma cosa significa davvero “persona sbagliata”?
Io non credo che esista una definizione universale, però ci sono dei segnali che non dovrebbero essere ignorati.
Uno dei primi è la mancanza di fiducia.
Quando il partner richiede continue rassicurazioni, controlla, pretende di sapere ogni dettaglio, non si tratta di attenzione, ma di insicurezza, oltre che di totale mancanza di fiducia.
E una relazione senza fiducia difficilmente può essere sana.
Un altro campanello d’allarme è la distanza tra parole e azioni.
Promesse non mantenute, intenzioni che restano tali, presenza discontinua: una relazione non si costruisce su ciò che viene detto, ma su ciò che viene fatto.
Se contate più le volte che vi è stato detto che avreste passato più tempo assieme o che avrebbe fatto determinate cose per voi più che le azioni reali…è un chiaro segnale che c’è qualcosa che non va.
C’è poi un aspetto ancora più profondo: come ci sentiamo accanto a quella persona.
Una relazione sana dovrebbe permetterci di essere noi stessi, senza filtri o maschere. Se invece ci sentiamo costretti a cambiare, a limitarci o a compiacere l’altro, qualcosa non sta funzionando.
E poi c’è l’intuito.
Spesso lo ignoriamo, ma è quella voce dentro di noi che percepisce ciò che la mente cerca di giustificare. Se ci sentiamo infelici, poco stimolati, costantemente sotto pressione o giudizio, non è un dettaglio da sottovalutare.
Lo so, interrompere una relazione o una frequentazione non è mai facile.
Soprattutto perché col passare del tempo è normale affezionarsi ed è indubbiamente bello avere una persona accanto.
Ma restare in qualcosa che, al posto di migliorarci, ci spegne… non è amore.
E là fuori esistono tantissime persone che non vedono l’ora di incontrare qualcuno di autentico, qualcuno che non debba essere trattenuto per ottenere un pò di amore.
Giulia Marton
Immagine generata con AI
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