Margaret Mead, l’antropologia e i ruoli di genere

Margaret Mead è stata un’antropologa statunitense che ha dato un grande contributo agli studi sul concetto di genere, ossia la costruzione culturale di credenze e comportamenti che le società ritengono appropriati per ciascun sesso.
L’antropologa nacque a Filadelfia il 16 dicembre del 1901 da una famiglia di religione quacchera ed era la primogenita di quattro figli.
La tesi centrale di Mead è che i comportamenti umani non sono determinati solo dalla biologia, ma soprattutto dalla cultura in cui l’uomo cresce.
Una studiosa senza tempo
Margaret Mead, iniziò le sue ricerche nel Pacifico del Sud negli anni Venti, quando la scienza occidentale era convinta che le differenze tra uomini e donne fossero determinate dalla biologia.
Mead, apparteneva ad un tempo in cui furono attuate importanti svolte in ambito antropologico, che influenzarono molte scienze sociali e i cui temi ricorrono ancora oggi in dibattiti sociali e politici. È l’inizio del ‘900, il tempo in cui l’antropologia culturale abbandona termini quali popoli «selvaggi» o «primitivi» per classificare le società non industrializzate. Gradualmente si abbandona il pensiero di un flusso evolutivo unico e gerarchizzato tra le popolazioni del pianeta, finalmente studiate, partecipando alla loro vita attraverso l’etnografia.
L’antropologa abbatte il muro del silenzio sociale, politico e scientifico attorno alle tematiche relative alle differenze di genere, decostruisce le certezze sulla «naturalità» della distinzione tra i sessi, dei caratteri ad essi attribuiti e dei rapporti eterosessuali e gerarchici prestabiliti tra di loro, aprendo la strada al nuovo pensiero femminista americano ed europeo. Pur non essendo ancora definita l’idea di genere, la celebre antropologa, definì il ruolo: donna-uomo, come qualcosa che non è universalmente riconosciuto.
Il genere è stato a lungo ignorato, poiché visto come qualcosa che esiste al di là di ogni convinzione o studio. Certe dinamiche che siamo portati a ritenere “naturali” sono in realtà molto diverse se osservate in altre culture. Oggi si potrebbe dire che Mead studiava, in diverse società, i processi culturali della costruzione del maschile e del femminile, quelli che definiva ruoli sessuali, una tappa fondamentale nella formazione della nozione di genere. L’antropologa dimostra quanto i ruoli dell’uomo e della donna siano socializzati in base a un modello maschile e femminile sin dall’infanzia. La società impone determinati comportamenti, in linea con l’assetto giuridico di riferimento. L’uomo e la donna sanno sin da bambini come comportarsi, ma soprattutto sono consapevoli della propria identità e la vivono con naturalezza, senza metterli in discussione.
Nell’ambito della sua produzione letteraria, ma anche dal punto di vista prettamente biografico, l’obiettivo dell’antropologa è concreto: mostrare e dimostrare la complessità umana,r enderla comprensibile a tutti, esporla con un linguaggio accessibile e approfondirla invece di negarla, per sradicare ogni visione che impedisce il libero sviluppo delle potenzialità individuali. In particolare ha messo in discussione i modelli culturali “sessuali”, oggi definiti di genere, che pur nelle loro differenze rappresentano la base di ogni struttura sociale e sono quotidianamente utilizzati per categorizzazioni stereotipate, per ridurre ineguaglianze e ingiustizie.
Le sue opere hanno avuto un impatto enorme non solo nell’antropologia, ma anche nella psicologia, nella sociologia e nel dibattito pubblico sulla libertà individuale.
In qualità di antropologa, Margaret Mead, cercò di applicare i principi dell’antropologia e delle scienze sociali a problemi e questioni sociali come la fame nel mondo, l’istruzione infantile e la salute mentale.
Identità di genere, cultura, giustizia, educazione, salute e nutrizione, psicologia evolutiva, femminismo, emancipazione sociale delle minoranze, sono solo alcuni dei temi trattati dall’antropologa, sui quali ancora oggi si dibatte.
Mead è ricordata e studiata ancora oggi per il suo approccio innovativo e per l’impegno nella divulgazione scientifica, che ne fanno una delle figure più celebri e riconosciute nell’ambito dell’antropologia, ambito in cui ha lasciato un’impronta indelebile.
Gerardina Di Massa
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