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Geostoria: una materia ibrida

Il termine geostoria è stato coniato dallo storico francese Fernard Braudel. In Italia come materia è stata introdotta dalla Riforma Gelmini per i primi due anni delle scuole secondarie superiori.

La geostoria ha fatto fatica ad essere percepita in modo diverso da una mera giustapposizione di due materie con caratteristiche e programmi molto diversi: la storia e la geografia.

L’impoverimento nella preparazione geografica affonda le sue radici in riforme scolastiche che hanno quasi del tutto cancellato lo studio di questa materia nelle scuole superiori, quelle che oggi chiamiamo scuole secondarie di secondo grado. Nei licei, a partire dal terzo anno, la geografia sparisce dai programmi e durante il biennio è associata alla storia, per un totale (condiviso) di appena tre ore a settimana.

Lo studio della geostoria deve offrire un metodo geostorico per apprendere il passato e capire il presente mettendo al centro l’interazione tra uomo e ambiente.

Si tratta di una materia “ibrida”, così come è stata definita negli ultimi anni, che gli studenti non vedono di buon occhio. Una sorta di “miscuglio” culturale, che associa la storia alla geografia. Una materia che non è facile classificare e che in un certo senso esclude la geografia.

In molti istituti, la geostoria non rappresenta una materia autonoma e veramente strutturata, ma una denominazione confusa, che danneggia discipline che dovrebbero avere una loro dignità (la Geografia e la Storia) e che invece sono state accorpate per una questione di economia.

Il risultato dell’introduzione della geostoria è preoccupante; non si usano più gli atlanti geografici, strumenti indispensabili per leggere le carte, individuare mari, monti, laghi, fiumi, eppure nella scuola di ieri conoscevamo la geografia. Le lacune degli studenti sono raddoppiate, sia in ambito geografico che storico. Ciò è diretta conseguenza delle poche ore a disposizione, tre ore settimanali, per lo studio della geografia e della storia, da intendere come un’unica materia.

La geostoria è una materia da abolire?

Gli insegnanti sottolineano le disparità nella distribuzione delle ore di geografia tra gli istituti. Ad esempio, solo negli istituti tecnici con indirizzo Turismo, la geografia ha una presenza sostanziale, mentre in molti istituti, la sua presenza è limitata a una singola ora settimanale. Nonostante i difetti, l’approccio geostorico (teorizzato da Fernand Braudel) nasceva da un’intuizione corretta: i fatti umani non avvengono nel vuoto. Se la geostoria viene usata come un modo per “risparmiare ore di lezione” accorpando le materie, è quasi sempre una cattiva soluzione. Se invece serve a spiegare che la crisi climatica di oggi ha radici nella rivoluzione industriale di ieri, allora è uno strumento potente, ma difficile da maneggiare.

Un altro aspetto negativo da non sottovalutare è legato alla natura stessa dell’insegnamento, in riferimento alla geostoria. Come spiega Massimo Recalcati nel suo libro L’ora di lezione, è quello che chiarisce la materia ma allo stesso tempo riesce a destare nello studente il desiderio di saperne di più, sempre di più… questo è il sogno degli insegnanti: lasciare una traccia nella memoria di chi scolta, trasmettendo non tanto – o non solo – le date delle battaglie e i nomi dei generali, ma un metodo, una chiave per leggere la realtà e uno sprone a diventare, in qualunque campo, individui mentalmente attivi, interessati a scoprire.

La storia e la geostoria sono infatti tra le materie più adatte alla formazione intellettuale e persino etica di chi la studia con partecipazione e passione.

In ogni caso è importante precisare che non c’è storia senza geografia, né geografia senza storia, in quanto entrambe le discipline hanno per oggetto lo studio dell’uomo: la prima nel tempo, la seconda nello spazio. Questa impostazione comporta dunque una visione articolata del tempo, da quello geografico della lunga durata, quasi immobile, al tempo sociale fino al tempo individuale. Sicuramente la geostoria è il punto di convergenza delle due discipline ed è un approccio che può essere applicato sia alla storia che alla geografia. Dal punto di vista prettamente culturale, esiste una stretta e naturale commistione tra storia, educazione civica e geografia, al di là dei programmi ministeriali. 

Gerardina Di Massa

Immagine in evidenza: Pixabay

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Gerardina Di Massa

Gerardina Di Massa, sono nata ad Ischia e studio lettere e filosofia. Sono da sempre appassionata alla scrittura e anche alla lettura. Giornalista pubblicista, appassionata di politica e letteratura, “divoratrice di libri”, amo leggerne sempre di nuovi, senza stancarmi mai. Mi piace la scrittura in tutti gli ambiti, che si tratti di cultura o di arte, di argomenti letterari o di storia. Ogni cosa, ogni argomento può e deve insegnare qualcosa.
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