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Teoria del maschio alfa: la scienza smentisce 

Molto spesso, alcuni uomini si  autodefiniscono “maschi alfa”, riferito ad una questione di potere e sopraffazione nei confronti degli altri, e soprattutto delle donne.

Questi ritengono di essere superiori perché hanno caratteristiche particolari, quasi mistiche, che gli permettono di vincere le competizioni e avere un’enorme forza fisica, quindi di dominare.

La teoria del maschio alfa deriva dal comportamento dei branchi di lupi e della loro interazione, facendo pensare che esistesse un maschio dominante all’interno del gruppo, il quale riuscisse a mantenere l’ordine attraverso l’aggressività.

La teoria in questione è stata formulata da studi degli anni ‘50 del secolo scorso, condotti dal comportamentista Rudolf Schenkel, il quale studiò alcuni branchi di lupi descrivendo il comportamento di uno di questi animali come dominante. Secondo lo studioso, infatti, il maschio alfa in questione, attraverso atteggiamenti aggressivi, riusciva a controllare tutto il branco.

Da uno studio osservativo sugli animali, la teoria passa alla psicologia umana e alla cultura popolare dando origine al maschio alfa tra gli uomini.

In sostanza, si tratta di un uomo aggressivo, dominante e leader per natura, che, con questi atteggiamenti, impone il proprio potere sul gruppo.

Cosa è successo oggi?

Per molto tempo questo concetto è stato applicato soprattutto al mondo dello sport e del business, considerando le caratteristiche del maschio alfa straordinarie e utili per arrivare ai propri scopi. Ultime ricerche hanno dimostrato che questa interpretazione è del tutto sbagliata.

Negli anni 2000, lo zoologo David Mech iniziò a rivedere gli studi di Schenkel, notando che i lupi in questione non erano liberi, bensì catturati e costretti a vivere in branchi con condizioni imposte dall’essere umano. In natura, in realtà, i branchi di lupi sono vere e proprie famiglie, dove non esiste un capo, ma tutti i proteggono i cuccioli e il gruppo allo stesso modo.

La leadership di questi animali, considerata aggressiva e dominante, si è rivelata basata sull’esperienza, cooperazione e coordinazione. È in questo modo che agiscono i lupi, ed è così che riescono a cacciare e a portare avanti la specie.

Nei branchi naturali non esiste il maschio alfa aggressivo, ma c’è una gerarchia familiare in cui tutti gli individui cooperano per uno scopo: la sopravvivenza del gruppo. David Mach ha messo un punto a questo mito del maschio alfa, sia nei lupi che negli esseri umani.

Nonostante ciò, sembra davvero difficile, in un’era patriarcale, rimuovere il pensiero dalla mente della popolazione. La verità è che la vera leadership efficace è quella basata su collaborazione, empatia e rispetto. Paura e dominio non rendono unito un gruppo, ma trasmettono solo terrore.

Oggi, finalmente, la storia del maschio alfa è stata superata dalla scienza, manca solo l’ultimo step: rimuoverla dallo stereotipo culturale.

Martina Maiorano

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Martina Maiorano

Ciao! Sono Martina Maiorano, classe 1996. Fin da piccola ho avuto due grandi passioni: i libri e il beauty. Frequento Lettere Moderne all’Universitá Federico II e da poco sono entrata nel team de La Testata, pronta ad accettare nuove sfide!
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