Sanremo 2026: chi sono le Bambole di Pezza?

C’è sempre un momento, a Sanremo, in cui qualcosa scricchiola. Un rumore fuori posto, una chitarra che disturba il salotto buono, una voce che non chiede permesso. Nel 2026 quel rumore ha un nome preciso: Bambole di Pezza. E no, non sono qui per fare da contorno.
Arrivano all’Ariston come si arriva a una festa dove non si è stati invitati: con le Dr. Martens infangate, lo sguardo dritto e una storia che pesa più di qualsiasi outfit. Le Bambole di Pezza non sono una novità improvvisata per il Festival, ma il risultato di anni di palco, sudore e testi che graffiano. Sanremo, stavolta, non le addomestica: le espone.
“Bambole di Pezza” suona innocuo, quasi infantile. In realtà è un cortocircuito voluto: la pezza è ciò che si ricuce dopo uno strappo, la bambola è ciò che ci si aspetta resti zitta e sorridente. Loro fanno l’opposto. Usano il punk rock come linguaggio politico ed emotivo, raccontando corpi, rabbia, identità e contraddizioni senza filtri né metafore accomodanti.
Prima di Sanremo c’è stato tutto il resto: club piccoli, festival indipendenti, un pubblico costruito concerto dopo concerto. Le Bambole di Pezza hanno sempre suonato come se ogni live fosse l’ultimo, con un’energia che non chiede approvazione. Il loro approdo all’Ariston non è una svolta improvvisa, ma la naturale conseguenza di un percorso coerente, ostinato, spesso scomodo.
Il Festival, che piaccia o no, resta uno specchio dell’Italia che cambia. Portare le Bambole di Pezza su quel palco significa accettare una crepa nel racconto tradizionale: meno perfezione, più verità; meno lustrini, più amplificatori. Il loro brano – diretto, fisico, senza inginocchiarsi al ritornello facile – rompe l’equilibrio e costringe ad ascoltare.
A colpire non è soltanto il suono, ma l’attitudine. Le Bambole di Pezza non cercano di piacere a tutti e non si scusano per questo. Sul palco dell’Ariston portano la stessa postura che hanno sempre avuto: spalle larghe, voce alta, zero concessioni. In un contesto spesso ingessato, la loro presenza è già una dichiarazione.
Sanremo passa, le polemiche pure. Quello che resta, se resta, è la sensazione di aver visto qualcosa che non era previsto. Le Bambole di Pezza a Sanremo 2026 sono questo: un promemoria rumoroso che la musica non nasce per stare comoda. E che anche una “bambola”, se fatta di pezza, può resistere a lungo.
Lucia Russo
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