Metafisica/Metafisiche: Milano come “museo” dell’enigma

A Milano la Metafisica non è solo una stagione storica da manuale: con “Metafisica/Metafisiche” diventa un progetto espositivo diffuso che attraversa la città.
Partendo da De Chirico e compagni il percorso espositivo vuole far emergere come quell’immaginario continui a essere presente in tutto il Novecento e nell’arte contemporanea, lasciando tracce nella pittura, nella fotografia, nell’architettura, nel teatro, fino a cinema, moda e musica.
La mostra principale è a Palazzo Reale, affiancata da tre capitoli-cornice in altri luoghi chiave del centro: Museo del Novecento, Gallerie d’Italia e Grande Brera – Palazzo Citterio. L’idea è quella di trasformare il tragitto tra il Duomo e Brera in un itinerario compatto, che lega opere e spazi in una narrazione unitaria.

A Palazzo Reale si concentra il capitolo principale con centinaia di opere che mettono in dialogo i maestri (De Chirico, Savinio, Carrà, Morandi) con i loro “eredi” nazionali e internazionali. Tutto l’impianto è curato da Vincenzo Trione che insiste su un’idea ben precisa: la Metafisica non è un semplice repertorio di piazze vuote e manichini, ma è un dispositivo culturale capace di fornire chiavi di lettura alla modernità, attraverso sospensione, silenzio e straniamento.
Il secondo capitolo della mostra sposta il focus sul rapporto con Milano: qui ci sono materiali d’archivio, documenti che ricostruiscono legami e committenze, inclusi progetti per la città e istituzioni come la Scala. Qui non si fa solo storia o arte, ma si entra nel vivo del tessuto produttivo milanese.

Alle Gallerie d’Italia Gianni Berengo Gardin fotografa lo studio di Giorgio Morandi: qui prende vita l’ossessione per la natura morta, l’atelier come scena minimale dove gli oggetti diventano attori. Il capitolo più squisitamente contemporaneo è a Palazzo Citterio, con il dialogo tra William Kentridge e Morandi: sono presenti video-installazioni e interventi plastici, rileggendo la poetica degli oggetti quotidiani e il tempo come materia visiva. Qui la mostra chiarisce la sua ambizione: non si “celebra” la Metafisica, se ne mostra la persistenza come grammatica di immagini che continua a generare nuove opere.

Cosa succede quando la realtà si comporta come un set, e gli oggetti sembrano comunicarci qualcosa ? Milano, dove si intrecciano arti, industria, cultura e progetti, è forse uno dei migliori contesti per raccontare questa eredità che continua a parlarci.
Roberto Spanò
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