La musica techno che insegna: oggetti, piante e suoni nella scuola che cambia

Portare la musica elettronica tra i banchi delle scuole dell’infanzia e della primaria potrebbe sembrare un azzardo. In realtà, è un approccio innovativo all’educazione, che parla di inclusione, creatività e ascolto del mondo.
A portarlo avanti è Riccardo Milo, in arte Nandi, musicista, performer ed educatore, capace di trasformare secchi, bottiglie, tubi e qualsiasi oggetto di uso quotidiano in strumenti musicali, e di rendere udibili i suoni invisibili della natura.
Classe 1989, di origini profondamente napoletane, Milo cresce a Novara ma oggi vive in Lombardia. La musica è sempre stata l’altra metà della sua vita: dai primi gruppi italiani al ruolo di frontman dei VENA, con cui pubblica l’EP Brucia amore brucia, fino ai POP JAMES, band elettrofunk dalle sonorità tribali che conquista il pubblico nazionale e approda su palchi europei come il Taubertal Festival in Germania. Dal 2021 nasce il progetto solista Nandi, nome ispirato alla figlia Anna Sunday, che sintetizza il suo desiderio di coniugare musica, gioco e libertà espressiva.
Dal laboratorio alla magia della biomusica
Il girotondo techno di Nandi sta spopolando in tutta Italia: da Milano a Napoli, passando per Roma e Pescara, e persino all’estero, in Spagna e in Svizzera. Ma ridurre Milo alla definizione di “maestro di musica” sarebbe un errore. Come lui stesso spiega, «non insegno le note: arrivo prima alle corde dell’anima, per tirare fuori la musica che è in ognuno di noi». Una filosofia che prende forma in laboratori itineranti, dove ogni oggetto può diventare strumento e ogni suono un’esperienza educativa.
Nei percorsi “Strumenti alternativi” e “Giro giro tondo techno”, bambini e bambine suonano insieme seguendo sequenze ritmiche elettroniche. Il risultato non è solo musicale: è motorio, relazionale, emotivo. La musica diventa strumento di concentrazione, collaborazione e socialità, capace di abbattere barriere e coinvolgere chiunque, dai più piccoli agli anziani nelle case di riposo, compresi studenti con bisogni educativi speciali (BES).
«Ho suonato techno anche agli anziani – racconta Milo – oltre a classici come Azzurro e le canzoni di Loredana Bertè».
Ma l’aspetto forse più sorprendente del suo lavoro è la biomusica. Grazie a dispositivi come Playtron, sviluppato dal collettivo Playtronica, che permettono di trasformare qualsiasi materiale conduttivo — frutta, piante, metalli, acqua e persino il corpo umano — in strumento musicale, Milo rende udibili le microvariazioni elettriche della materia vivente. Foglie, frutti e superfici diventano generatori di melodie digitali. «Una volta, per raccontare la Sicilia, ho suonato arance e limoni insieme ai bambini», racconta. Un gesto semplice che diventa racconto sensoriale, capace di unire geografia, emozione e ascolto.
Anche la pittura sonora entra in questo percorso: collegando pennelli e fogli a sensori, il gesto creativo produce musica e arte contemporaneamente, dando vita a un’esperienza immersiva che intreccia scienza, tecnologia, suono e gioco.
Educare senza limiti
Nandi si definisce un musiconauta, un viaggiatore che esplora mondi diversi attraverso il suono. Non insegna nulla di prestabilito: accompagna bambini e adulti a scoprire la musica che già abita in loro, offrendo una libertà espressiva totale. In una stessa mattina può far danzare i più piccoli sulle pulsazioni elettroniche e percussive dei Safri Duo, celebre duo danese noto per la fusione tra ritmi tribali ed elettronica, per poi passare a un brano classico o a una sua composizione rock.
«Non ho limiti – racconta Milo – ed è questa libertà che cerco di trasmettere nei laboratori».
Il momento che più lo emoziona? Quando, alla domanda “Cos’è la musica?”, un bambino gli ha risposto semplicemente: «Tu sei la musica».
Tra eredità e innovazione: Nandi e Capone & BungtBangt a scuola di suono
In Campania, la sperimentazione musicale e didattica ha radici profonde. Se Nandi trasforma materiali comuni in strumenti musicali attraverso la playtronica, portando l’elettronica, il ritmo e la creatività nelle scuole, fin dalla fine degli anni ’90 Capone & BungtBangt hanno dimostrato che materiali di scarto, bidoni, lamiere e oggetti urbani possono diventare strumenti sonori. Il loro progetto nasce con un intento preciso: unire musica, riciclo creativo e consapevolezza ambientale, facendo del gesto musicale un atto educativo e sociale. Dal 1999, nelle strade e nei vicoli di Napoli, hanno trasformato ogni superficie urbana in occasione di suono, insegnando a giovani e comunità che l’arte può nascere ovunque, anche dal recupero degli oggetti più comuni.
Il filo conduttore che lega i due progetti non sta nei contenuti o negli strumenti, ma nell’approccio pedagogico: entrambi incarnano il principio del “learning by doing”, concetto sviluppato da John Dewey agli inizi del ‘900 secondo cui l’apprendimento più efficace avviene attraverso l’azione e l’esperienza diretta, non solo l’ascolto o la memorizzazione passiva. I bambini e le bambine sono attivamente coinvolti: sperimentano, scoprono da sé e integrano teoria e pratica, sviluppando creatività, problem solving e pensiero critico. Il gesto, il movimento e la manipolazione degli oggetti diventano strumenti di conoscenza, rendendo l’esperienza educativa emotivamente coinvolgente e memorabile.
Nei laboratori di Nandi, gli alunni suonano strumenti improvvisati, esplorando ritmo e coordinazione motoria. La biomusica e la pittura sonora rendono udibili suoni invisibili, trasformando l’esperienza in apprendimento sensoriale. Allo stesso modo, con Capone & BungtBangt i ragazzi sperimentano materiali di recupero, imparando musica, cooperazione e consapevolezza ambientale attraverso il fare. In entrambi i casi, il laboratorio musicale diventa un terreno vivo di esplorazione, dove corpo, gesto, oggetto e ritmo sono strumenti di conoscenza, partecipazione e crescita collettiva.
Così, tra codici digitali e materiali di recupero, tra elettronica e artigianato sonoro, la musica diventa strumento di inclusione, creatività e relazione. Stimola l’apprendimento attivo, favorisce la partecipazione degli studenti BES e restituisce alla scuola il suo ruolo più autentico: un laboratorio in cui si impara facendo, sperimentando e giocando insieme.
Roberta Aurelio
Leggi anche: Dalle note alle parole: la musica classica come strumento di comunicazione



