Gli ultimi Lakota a Pine Ridge

A scuola abbiamo imparato che gli europei hanno sempre cercato di dominare gli altri popoli, dichiarandosi più forti e potenti.
La scoperta dell’America ci è stata presentata come un momento unico per l’Europa, ricco di innovazioni e viaggi straordinari in terre nuove. Queste terre, però, non erano disabitate, c’erano tribù che vivevano da millenni in quei territori.
Una di queste sono i Lakota, abitanti appartenenti ai Sioux delle Grandi Pianure nordamericane, che si insediarono nell’attuale Dakota nel XVII secolo, spostandosi alla ricerca di pascoli e di cibo.
All’arrivo dei colonizzatori, questo antico popolo fu sterminato in maniera brutale, per fare spazio ai nuovi americani: i colonizzatori.
Ma che fine hanno fatto? Beh, ancora oggi resistono.
I Lakota erano un popolo di cacciatori e raccoglitori e la loro cultura si fondava principalmente sul legame profondo con terra, animali e spiriti Guida. La lingua è parte fondamentale della cultura, insieme a tradizioni e cerimonie che, ancora oggi, rappresentano l’identità culturale di questa popolazione.
Il popolo Lakota vive recluso in una riserva, precisamente Pine Ridge Indian Reservation, luoghi simili a ghetti dove i nativi sono costretti ad abitare per volere dei colonizzatori. Le loro terre, infatti, fin dalle prime colonizzazioni si ridussero notevolmente e, quello che veniva chiamato “accordo”, si è trasformato in un vero e proprio incubo.
Pine Ridge è una delle riserve più grandi degli Stati Uniti dove vivono i Lakota. È stata istituita nel XIX secolo dopo alcuni trattati con il governo americano, è proprio lì sono stati confinati i popoli nativi.
Data significativa per i Lakota è il 1890, quando centinaia di persone furono uccise lasciando un segno indelebile nella popolazione. Nel 1973 la riserva fu luogo di molte proteste per porre l’attenzione al governo americano riguardo la violazione dei diritti dei nativi e le difficili condizioni di vita all’interno di Pine Ridge.
Oggi la riserva è un enorme luogo di resilienza per i Lakota, ma sorgono immense difficoltà economiche e sociali. La popolazione affronta povertà e disoccupazione, con condizioni di vita pessime, assenza di acqua potabile o elettricità e altissimo tasso di mortalità.
Si stima, infatti, che a Pine Ridge la vita media sia di 47 anni.
La maggior parte delle persone si rifugia in alcol e droga, per resistere alla vita nella riserva. Questo comporta innumerevoli malattie e problemi di salute mentale che colpiscono gran parte della popolazione.
La vita a Pine Ridge è molto dura, sembra che non ci sia un futuro concreto in un territorio strappato dalle mani dei nativi. I Lakota sopravvivono all’interno di baracche, lottando ogni giorno per mantenere la propria identità.
Eppure, in un luogo completamente sfruttato ed abbandonato, sono in molti a sperare in un futuro migliore, che miri all’educazione e alla salute, cercando di conciliare il mondo moderno con le proprie origini e trasformando la riserva in memoria storica e collettiva.
Ciò che unisce maggiormente i Lakota è la propria lingua, che ancora oggi viene parlata e insegnata nelle comunità. Il linguaggio diventa fondamentale non solo per la comunicazione, ma soprattutto per la trasmissione delle proprie origini e per mantenere un’identità culturale che per molto tempo i colonizzatori hanno cercato di strappare.
Quella dei Lakota è una storia di resilienza, e ci insegna quanto possa essere profonda la memoria e la cultura, anche di fronte a sfide estreme come povertà e abbandono. Il popolo nativo non si è mai arreso, ha solo modificato le modalità di combattimento e di lotta.
I Lakota cercano di urlare al mondo che continuano ad esistere e resistere.
Martina Maiorano
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