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I fuori sede esclusi dal voto per il referendum sulla giustizia? Viva la (non) libertà! 

Migliaia di elettori fuori sede saranno costretti a rientrare per poter esprimere la propria scelta per il referendum sulla giustizia previsto per il 22 e il 23 marzo 2026.

Con il referendum costituzionale sulla giustizia del prossimo mese di marzo, si è riaccesa, per l’ennesima volta, la discussione riguardo l’impossibilità di votare lontano dal Comune di residenza. La decisione, frutto del voto parlamentare sul decreto che regola la consultazione, ha bocciato gli emendamenti delle opposizioni che hanno chiesto la possibilità di far votare il fuori sede.

Nonostante la misura sia stata già utilizzata nelle elezioni europee 2024 e nei referendum del 2025, secondo la maggioranza di governo non ci sarebbero i tempi tecnici sufficienti per organizzare le sezioni elettorali dedicate. È bene ricordare che in Italia il voto fuori sede non è ancora un diritto Stabile, non vi è quindi una legge ad hoc: essa è stato consentito solo tramite norme temporanee e sperimentali.

Le motivazioni del non voto per i fuori sede

La maggioranza di governo ha ritenuto insufficienti i tempi organizzativi in quanto il voto fuori sede richiede l’istituzione di sezione speciali, una formazione ad hoc del personale e una verifica a priori dei requisiti di partecipazione; a tali motivazioni si aggiungono i costi maggiori per i comuni e il ministero dell’interno e la complessità organizzativa di coordinare migliaia di lettori. Dietro però, a queste ragioni pseudo tecniche sembra evidente non si sia voluto trasformare il voto per i fuori sede in un diritto stabile, rinviando ancora una volta una riforma necessaria per uno Stato che si proclama democratico.

L’iniziativa di Sinistra Verde Italia e delle opposizioni

Molti gruppi politici e civici hanno innalzato protesta per la scelta di escludere il voto ai fuori sede: Alleanza Verdi Sinistra attraverso fortemente impegnati nella campagna per il no al referendum costituzionale ha lanciato un’iniziativa sui generis. “Abbiamo deciso di metterci nuovamente a disposizione delle cittadine e di cittadini, riservando i nostri posti come rappresentanti di lista per consentire anche a chi è fuori sede di votare”.

Tale iniziativa, seppur limitata, siccome ogni lista può nominare al massimo due rappresentanti per seggio, offre, senza trucco e senza inganno, un’alternativa concreta per non rinunciare al diritto di voto. “ oggi più che mai è fondamentale per mettere, agevolare e stimolare la partecipazione delle cittadine e dei cittadini alla vita democratica del paese. Eppure nonostante le richieste, le proposte e le iniziative che abbiamo messo in campo come alleanza Verdi e sinistra, il governo Meloni continua a non consentire il voto fuori sede.

Fuori sede

Questo significa che chi, per motivi di studio, lavoro o salute, anche a causa dei costi sempre più elevati di trasporti, non potrà rientrare nel proprio comune di residenza il 22:23 marzo, sarà di fatto escluso dall’esercizio di un diritto costituzionale fondamentale. Un’esclusione ancora più grave perché riguarda un tema cruciale come la riforma della giustizia e l’equilibrio dei poteri. Tante e tanti rischiano così di non poter esprimersi sul referendum costituzionale”. Questa soluzione temporanea e simbolica non può sostituire una riforma; i cittadini fuori sede hanno diritto di voto e il limite, nuovamente palesato dal governo, è sintomo di un sistema fermo e ormai cheto.

Per partecipare è sufficiente registrarsi compilando il modulo al seguente link.

Antonietta Della Femina

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Antonietta Della Femina

Classe ’95; laureata in scienze giuridiche, è giornalista pubblicista. Ha imparato prima a leggere e scrivere e poi a parlare. Alcuni i riconoscimenti e le pubblicazioni, anche internazionali. Ripete a sé e al mondo: “meglio un uccello libero, che un re prigioniero”. L’arte è la sua fuga dal mondo.
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