Ferrari Luce, la prima elettrica del Cavallino tra design Apple e DNA racing

Il Cavallino Rampante entra ufficialmente nell’era dell’elettrico con Luce, la prima auto elettrica nella storia di Ferrari.
Un evento che segna una svolta per il marchio di Maranello e che va oltre la semplice presentazione di un nuovo modello automobilistico.
Luce può esser comparata ad una Ferrari elettrica, ma ridurla solo a questo risulterebbe limitante. La casa italiana sta provando a riformulare il proprio DNA in un mondo che sta cambiando sempre più rapidamente. Questa è sicuramente un’operazione che stuzzica l’interesse degli appassionati di motori, ma strizza l’occhio anche agli amanti del design, e a chi guarda al futuro della mobilità.
Ferrari Luce
Luce è la prima vettura elettrica prodotta dalla casa di Maranello. L’azienda ha comunicato che sarà una quattro porte, pensata dunque per un utilizzo più ampio rispetto alla classica Supercar del marchio.
E soprattutto, non parliamo di una Supercar nel senso classico. Come mai? Dal punto di vista tecnico, i numeri sono come quelli di una Ferrari: quattro motori elettrici, due per ogni asse; oltre 1000 cavalli di potenza; accelerazione 0-100 km/h in 2,5 secondi; velocità massima di 310 km/h e infine autonomia dichiara di circa 530 km.
Una batteria da 122 kWh integrata nel telaio, supporta ricariche rapide fino a 350 kW in corrente continua. Produzione a Maranello, nel nuovo e- building inaugurato nel 2024, la consegna invece è prevista per fine anno.
Perché Ferrari Luce è diversa dalle altre auto elettriche?
Luce si differenzia non solo per la sua vasta scheda tecnica, ma anche per il suo approccio progettuale. Ferrari per la prima volta ha scelto di guardare oltre il campo automotive, collaborando con LoveFrom, il collettivo di Jony Ive e Marc Newson, ex designer Apple noti per aver progettato Iphone, MacBook e Apple Watch, stabilendo i canoni industriali per i dispositivi dell’ hi-tech.
La domanda è dunque spontanea: avranno la stessa influenza anche nel mondo delle auto elettriche?
L’obiettivo, però, non è quello di reinventare un’auto elettrica, ma ripensare al rapporto, che c’è stato fino ad ora, tra il guidatore e la macchina, scongiurando l’eccesso del digitale che caratterizza le vetture moderne.
Design e interni: meno schermi, più fisicità
Il principio per Luce è chiaro: ridurre ciò che distrae e aumentare la connessione tra guidatore e auto.
La plancia è essenziale, con forme pulite e razionali. Al centro troviamo un display rotante, che può essere girato sia verso il guidatore o il passeggero, accompagnato da un pomello in alluminio, che funge da punto d’appoggio per il polso durante l’utilizzo dei comandi. Grande attenzione dunque all’uso dei materiali autentici, è una di quelle scelte fatte proprio per notare il cambiamento. Alluminio riciclato al 100% lavorato nel pieno, il vetro ad alta resistenza e antigraffio, i pulsanti e le manopole fisiche, nettamente controtendenza con il touch.
L’impostazione classica dell’aeronautica e delle Ferrari storiche c’è e si vede, ma il linguaggio resta contemporaneo. Ecco appunto il ribadire, da parte degli stessi designer, che un’auto elettrica non deve essere per forza digitale. Jony Ive a Vogue:
Il carattere Ferrari non va perso
Dal volante, con il nuovo e-Manettino, si potrà selezionare fino a tre diverse modalità di guida: Range, Tour e Perfomance, adattando il comportamento dell’auto ai diversi contesti.
Luce, come già sottolineato, non punta ad essere la classica supercar, ma un’auto che sia capace di avere più anime. Un modello pensato per essere vissuto e non solo guidato per l’esperienza, cosi spiegato da Gianmaria Fulgenzi, responsabile dello sviluppo prodotto. Ferrari vede dunque una vettura che sia spaziosa, versatile, adatta anche alle famiglie, senza rinunciare alla forte identità e mantenendo prestazioni elevate.
In conclusione, è bene chiarire: Luce resta una Ferrari. Il prezzo non è stato ancora annunciato, ma è ammissibile che superi quello della Purosangue, che parte da circa 400 mila euro. L’idea è ampliarne l’utilizzo si, ma che rimane accessibile a pochi.
Ferrari prova a unire il design, la tecnologia e l’identità storica. Non segue dunque la solita moda dell’elettrico, ma riformula il linguaggio: meno freddo, più fisico, più umano.
Direzione temeraria che mette al centro l’esperienza umana, forse questa è la vera sfida del futuro?
Arianna D’Angelo
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