Il caso di Giulio Regeni al cinema dal 2 al 4 febbraio

Era il 25 gennaio 2016 quando Giulio Regeni, dottorando dell’Università di Cambridge, viene rapito a Il Cairo durante il quinto anniversario delle proteste di piazza Tahrir. Poi l’annuncio della sua morte, il 3 febbraio.
Il corpo senza vita del ragazzo venne ritrovato nei pressi di una prigione dei servizi segreti egiziani, con evidenti segni di tortura. Segni di tortura così brutali che la madre riuscì a riconoscerlo solo “dalla punta del naso”, dichiarando che dal viso martoriato del figlio ha visto “tutto il male del mondo”.
Sul suo corpo sono state trovate incise alcune lettere dell’alfabeto, tortura ampiamente documentata come tratto distintivo della polizia egiziana, mettendo subito sotto accusa il regime di al-Sisi, ex militare e politico egiziano.
L’omicidio di Giulio Regeni ha aperto un acceso dibattito politico in tutto il mondo, soprattutto in Italia, sul coinvolgimento nella vicenda e nei depistaggi successivi tramite uno dei suoi servizi di sicurezza, del governo egiziano stesso. Questi sospetti hanno dato vita a forti tensioni diplomatiche con l’Egitto.
Secondo il Parlamento europeo, l’omicidio del giovane triestino non è un evento isolato, ma s’inserisce in un contesto di torture, morti in carcere e sparizioni forzate avvenute in tutto l’Egitto negli ultimi anni.
Giulio Regeni – Tutto il male del mondo al cinema
Ed è proprio della vicenda sopra riportata che parla il film Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, diretto da Simone Manetti, distribuito da Fandango e che arriverà nelle sale cinematografiche dal 2 al 4 febbraio 2026 dopo l’anteprima nazionale del 25 gennaio a Fiumicello Villa Vicentina.
Come si può leggere anche nei canali social Fandango, il lungometraggio “si propone come contributo alla ricostruzione della verità dei fatti legati alla drammatica vicenda del giovane ricercatore italiano rapito, torturato e ucciso in Egitto tra il 25 gennaio e il 3 febbraio 2016”.
Grazie al contributo della famiglia Regeni e dell’avvocata Ballerini, il documentario, che durerà 1h40m, ricostruisce le tappe del sequestro, delle torture e dell’uccisione del giovane ricercatore.
La narrazione si sviluppa tramite il processo e le deposizioni dei testimoni a giudizio, dando voce ai protagonisti della vicenda e mettendo luce su responsabilità, omissioni e verità negate.
Irene Ippolito
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