Bridgerton 4, prima parte: quando la storia è un dettaglio e il sogno resta protagonista

Recensione della prima parte di Bridgerton 4: tra costumi da sogno, libertà storiche e una narrazione lenta che punta più a far sognare che a sorprendere.
Ammettiamolo subito, per onestà intellettuale: Bridgerton non è mai stata una serie storica. È una favola in costume che gioca con l’Ottocento come un bambino con i soldatini, senza troppo preoccuparsi della fedeltà all’attendibilità storica. E forse è proprio questo il suo punto di forza.
Non ho letto i romanzi di Julia Quinn, non conosco le sottigliezze letterarie della saga, e forse proprio per questo il mio sguardo resta più esterno, meno indulgente e più curioso.
Questi primi quattro episodio della quarta stagione, confermano ciò che la serie sa fare meglio: incantare l’occhio. Le location sono sontuose, i costumi un tripudio di colori e ricami, la produzione resta altissima e raffinata. Tutto luccica. Forse anche troppo. Perché se ci fermassimo un attimo a pensare alla Londra ottocentesca reale, conviene voltarsi dall’altra parte: nobili di colore perfettamente integrati, servitori con del tempo libero, strade immacolate, standard igienici da fiaba Disney. Ma Bridgerton non vuole raccontare la Storia, vuole far sognare. E lo fa senza complessi.
Questa stagione, dopo che la produzione ha deciso di anticipare nella precedente l’adattamento del quarto romanzo, portando in scena la storia d’amore tra Colin Bridgerton e Penelope Featherington, mette in scena La proposta di un gentiluomo: una rivisitazione ottocentesca di Cenerentola.
Il problema principale di questa prima parte sembra essere la lentezza e la mancanza di colpi di scena e suspence. La traiettoria narrativa è chiara fin dall’inizio: Sophie, figlia bastarda di un conte, finirà per sposare l’ultimo scapolo di casa Bridgerton. Non c’è vera suspense, non c’è il brivido dell’imprevisto. Tutto appare già scritto, e questo smorza anche la voglia di vedere i prossimi episodi.
In ogni caso, credo che comunque anche questa stagione sarà un successo, perché La proposta di un gentiluomo gioca sul mito universale: la ragazza invisibile che per una notte diventa protagonista. Sophie, sguattera con un passato nobile e un futuro incerto, è una Cenerentola meno ingenua, più ruvida, con una malinconia negli occhi che la rende sorprendentemente moderna. Benedict, dal canto suo, è forse il Bridgerton più romantico nel senso classico del termine: artista, libertino, colpo di fulmine, ostinazione, passione senza filtri che lo porterà addirittura a essere ferito in una lotta…per l’onore di una serva.
Tornando alla serie, sembrano già delinearsi i confini di una delle prossime stagioni che riguarderà inevitabilmente Francesca Bridgerton. La preparazione del terreno per una futura story-line lesbica appare fin troppo didascalica, quasi ossessiva. Le numerose scene incentrate sulla sua difficoltà a raggiungere il “culmine” sembrano più un manuale di sceneggiatura che un’esigenza narrativa. Il sottotesto è chiaro: la soluzione arriverà con la cugina del marito, oggi detestata, domani amata. Nulla di nuovo sotto il sole, del resto: Catullo ci ha insegnato secoli fa che amore e odio sono gemelli inseparabili.
In definitiva, questa prima parte di Bridgerton 4 è elegante, patinata, coerente con sé stessa, ma sorprende poco. È una stagione che accompagna più che travolge, che culla invece di scuotere. Forse il vero peccato, per una serie che vive di emozioni forti, è proprio questo: non far battere il cuore più forte del solito.
Ma magari è solo l’attesa della seconda parte a parlare. O forse, semplicemente, Bridgerton resta ciò che è sempre stata: una favola consapevole di esserlo, dove la storia è un dettaglio e il sogno resta il vero protagonista.
Riccardo Pallotta
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