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Algoritmi dei social: come decidono cosa vediamo (e cosa no)

Quante volte ci capita di passare ore, o addirittura intere giornate, a scrollare sui social? Instagram, TikTok, Facebook: apriamo le app senza un vero obiettivo, solo per vedere che cosa c’è di nuovo nella schermata home.

Ma non tutti sanno che quello che ci compare davanti non è mai casuale. Dietro a ogni post, video o storia infatti, c’è un meccanismo invisibile che decide appositamente che cosa mostrarci: l’algoritmo.

Ma partiamo dall’inizio: che cosa sono gli algoritmi dei social media?

Si tratta di un complesso meccanismo che riguarda tutta una serie di regole matematiche applicate però alle reti di social media. Questi calcoli sono in grado di osservare tutto quello che facciamo. Ad esempio si annotano che cosa clicchiamo, a cosa mettiamo “mi piace”, quanto tempo restiamo a guardare un contenuto, cosa condividiamo o commentiamo. Insomma cerca di individuare le nostre preferenze e i nostri gusti, affinché ci vengano restituiti contenuti sempre più “su misura” per noi. In parole semplici: più noi interagiamo con qualcosa, più il social in questione  ci presenterà davanti contenuti simili.

Questo ricco sistema presenta una serie di vantaggi non da poco: ci aiuta a scoprire cose che ci piacciono di cui magari non eravamo consapevoli, rende l’esperienza di questi dispositivi più personalizzata e, in teoria, ci fa (o meglio ci dovrebbe far) risparmiare tempo evitando contenuti irrilevanti o che non ci interessano. Ma non finisce qui: esso detiene anche una doppia faccia: rischia di creare quella che oggi viene chiamata bolla informativa. All’interno di questa bolla, vediamo solo contenuti allineati a quello che già pensiamo o che ci interessa, perdendo così l’opportunità di confrontarci con opinioni diverse o informazioni alternative.

Facile no? scrollando con il dito sullo schermo senza pensarci troppo, non siamo più noi i padroni di quello che vediamo: ci pensa l’algoritmo, basandosi sulle nostre azioni passate. Rappresenta quindi un circolo vizioso: più approviamo certi contenuti, più ne vedremo di simili, fino a non accorgerci che molte altre prospettive restano completamente escluse dalla nostra visuale.

Ma non si tratta solo di cosa ad una persona “piace o non piace”: l’algoritmo valuta anche il tempo che trascorriamo su un post, il tipo di contenuti che ci prendono di più fino ad arrivare addirittura alle persone con cui interagiamo più spesso. Tutta questa serie di informazioni puramente personali e specifiche combinato per costruire un feed personalizzato, dove nulla è lasciato al caso.

Vediamo ora come lavorano questi algoritmi nei vari social: su Facebook, per esempio, il sistema valuta non solo i “like” e i commenti, ma monitora anche quanto tempo passiamo su un post, quanto è probabile che interagiamo con esso, palesando le notizie che ci sembrano più rilevanti per ogni utente. In questo modo, il feed diventa una vera e propria selezione di contenuti ritenuti di spessore per ciascun utente, aumentando così il coinvolgimento sulla piattaforma.

Secondo i dati, Instagram, invece, privilegia i post che generano più interazioni e premia le relazioni strette tra utenti. L’algoritmo tiene conto della frequenza con cui interagiamo con le persone, del tipo di contenuto e del momento preciso in cui esso viene pubblicato. Per chiunque fosse interessato ad aumentare la propria visibilità, è di fondamentale importanza creare contenuti coinvolgenti per il pubblico, postare in momenti strategici della giornata e coltivare le relazioni attive online.

Anche X (ex Twitter) lavora su un feed algoritmico: qui i post non appaiono solo in ordine cronologico, ma in base a quanto l’utente può trovarli interessanti. L’algoritmo considera le interazioni precedenti e la pertinenza dei contenuti oltre che della popolarità: più un tweet ha ricevuto interazioni come like e commenti più è auspicabile che esca anche ad altri utenti. LinkedIn, la famosa piattaforma dedicata al mondo del lavoro, valuta invece la qualità professionale dei post, le connessioni tra utenti e il tipo di engagement ricevuto, puntando a contenuti utili che possono favorire il networking e la crescita professionale.

Per ultimo ma non per importanza non potevo non citare TikTok, che è forse l’esempio più noto di feed personalizzato: l’algoritmo è progettato per suggerire video in base ai gusti dell’utente, alle interazioni passate per mostrare video che più piacciono all’utente. Prendendo come esempio la pagina per te (FYP) in cui gli utenti scovano nuovi contenuti, l’algoritmo entra in gioco filtrando su una vasta area di content creator per poi proponendoli in base ai gusti personali. Questa sequenza logica permette non solo di individuare nuovi contenuti ma anche di diventare virali rapidamente.

Lo so: sembra davvero complicato e assurdo aver scoperto cosa c’è dietro questo strumento animato che ci accompagna durante la giornata, che però ci permette di fare moltissime cose.

Io credo che conoscere come funziona un algoritmo non sia qualcosa di negativo ma anzi ci pone in una situazione di vantaggio, concedendoci l’occasione di usufruire dei social media in modo molto più consapevole. Ed è proprio grazie alla presa di coscienza che tutti noi possiamo così rompere lo schema, uscendo dalla nostra bolla che ci tiene intrappolati, e iniziando ad esplorare contenuti diversi, seguendo persone che possono offrirci spunti nuovi ma soprattutto, se riusciamo a fare questo lavoro su noi stessi, non potremmo più considerarci in secondo piano rispetto ad un sistema invisibile.

Per concludere quindi, gli algoritmi dei social non rappresentano una vera e propria minaccia, ma ci invitano a riflettere sulla quantità di controllo che mettiamo ogni giorno nelle mani della tecnologia. Scrollare con il dito sullo schermo non è più solo un passatempo: è una scelta consapevole, e capire il meccanismo che c’è dietro questa scelta è il primo passo per poter cambiare completamente la nostra esperienza sui social.

Giulia Marton

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Giulia Marton

Classe 2003. In cerca della propria voce tra le mille sfumature della comunicazione. Studio Scienze della Comunicazione, ma vivo anche di musica, montagna e sogni che fanno rumore. Mi chiamo Giulia e sono un work in progress: introversa ma ma curiosa, riflessiva ma affamata di esperienze. Raccolgo passioni come pezzi di un puzzle, cercando quella che mi somigli davvero.
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