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Vivere green senza estremismi: la sostenibilità che non divide

La sostenibilità è ovunque. Nei titoli dei giornali, nei post sui social, nelle campagne pubblicitarie e nei discorsi politici. Eppure, più se ne parla, più il dibattito sembra irrigidirsi. Da un lato il negazionismo climatico, che minimizza o ridicolizza l’emergenza ambientale; dall’altro un attivismo radicale che trasforma ogni scelta quotidiana in una prova morale.

In mezzo, una grande maggioranza silenziosa che vorrebbe semplicemente fare la propria parte senza sentirsi sbagliata comunque vada. La domanda allora diventa inevitabile: è possibile vivere green senza estremismi?

Negli ultimi anni la crisi climatica non ha prodotto solo nuove politiche ambientali, ma anche nuove forme di polarizzazione. Studi recenti parlano di eco-ansia crescente, soprattutto tra i più giovani, e di una radicalizzazione del discorso ambientale che in alcuni casi sfocia in derive ideologiche estreme, come l’ecofascismo o il cosiddetto green accelerationism. Allo stesso tempo, diversi governi e istituzioni internazionali stanno iniziando a usare un linguaggio diverso, parlando di sostenibilità pragmatica, di transizione giusta, di soluzioni realistiche. È un cambio di narrazione significativo: forse si sta andando nella direzione: meno slogan, più concretezza. Un approccio non estremo alla sostenibilità non è una resa, ma una necessità. Le soluzioni radicali, spesso, non sono replicabili su larga scala. Non tutti possono permettersi abitazioni completamente autosufficienti, diete rigidamente vegane o prodotti green di fascia alta. Quando la sostenibilità diventa un privilegio, smette di essere una soluzione. È qui che nasce la cosiddetta “green guilt”, il senso di colpa ambientale che porta molte persone a sentirsi sempre inadeguate. Un sentimento che, invece di favorire il cambiamento, lo rallenta e lo rende respingente. Vivere green senza estremismi significa accettare che la sostenibilità non è una rivoluzione improvvisa, ma una traiettoria. È fatta di progressività, di piccoli passi che sommati producono risultati misurabili. È realismo, perché ogni scelta deve tenere conto del contesto economico e sociale in cui viviamo. È consapevolezza, perché ridurre sprechi e consumi spesso conta più di acquistare l’ennesimo prodotto “eco”. Ed è equilibrio, perché tra fanatismo ecologista e indifferenza climatica esiste uno spazio ampio, abitabile, efficace.

Questo approccio si traduce anche in gesti molto concreti. Nel consumo quotidiano, ad esempio, spesso è più sostenibile scegliere oggetti durevoli piuttosto che alternative “iper-ecologiche” ma costose e di breve durata. Fuggire l’obsolescenza programmata e ridurre gli acquisti superflui è già una forma potente di sostenibilità, prima ancora di scegliere l’opzione più green sullo scaffale. Sul fronte energetico, piccoli accorgimenti quotidiani continuano ad avere un peso reale. Spegnere le luci inutili, ridurre gli stand-by, usare elettrodomestici in modo più efficiente sono azioni semplici ma cumulative. Soluzioni accessibili come le lampadine LED o i termostati intelligenti dimostrano che innovazione e semplicità possono convivere. Anche la mobilità non richiede rivoluzioni personali. Non eliminare l’auto, ma usarla meno quando possibile, scegliendo mezzi pubblici, car sharing o la bicicletta per i tragitti brevi, produce benefici ambientali immediati. Nell’alimentazione, ridurre il consumo di carne e soprattutto gli sprechi alimentari può avere un impatto significativo senza imporre scelte drastiche. Tutto questo richiede anche un cambio di mentalità. Accettare l’imperfezione, abbandonare il perfezionismo ecologico, riconoscere che la sostenibilità è un percorso e non un traguardo da esibire. È qui che entrano in gioco anche i media. Spesso contribuiscono a estremizzare il dibattito, privilegiando la catastrofe o la protesta rispetto alle storie di cambiamento quotidiano. Eppure, sono proprio queste ultime a rendere la transizione credibile e replicabile.

Vivere green senza estremismi non solo è possibile, ma è probabilmente l’unica strada efficace. La sostenibilità funziona davvero solo quando è inclusiva, accessibile e condivisa. Non servono eroi ambientali, ma milioni di persone disposte a fare un passo in più rispetto a ieri. Perché, alla fine, sono i piccoli gesti moltiplicati per grandi numeri a fare la differenza.

Riccardo Pallotta

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Riccardo Pallotta

Giornalista e social media manager freelance. Tolentinate itinerante, collabora con vari giornali e magazine sia online che offline. Scrive principalmente di ambiente e innovazione tecnologica quando non pianifica strategie di comunicazione ad hoc per aziende e privati. Gira il mondo coordinando gruppi di ragazzi, tra una pausa e l'altra di un allenamento di kung fu Shaolin.
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